Stasera devo fare il mio intervento telefonico a Seltz, il programma che Daniele conduce su Radio Bella e Monella. Sempre ci troviamo qualche ora prima, concordiamo un argomento e io gli passo i due dischi di cui parlerò. Oggi Jack Costanzo e Joe Bataan, the king of latin soul. Nato nel ghetto portoricano di New York, Bataan ha una adolescenza di strada e gang giovanili. Finisce in carcere per furto d’auto e in prigione impara a suonare il piano: come in un film per la tv verrà redento dalla musica e alla fine degli anni ’60 sforna 4 dischi epocali per la Fania che lo incoronano re della comunità portoricana di New York (i Nurican).
Per un giorno tradisco Radio3, lavoro con una cuffietta ascoltando latin soul. Ho una mia teoria che una delle cose belle di essere architetto o studiare architettura è che si può tenere attaccata la musica tutto il giorno. Non mi vengono in mente altri lavori che possano fare altrettanto. Bè scrivere, o magari dipingere. Attività che hanno dei momenti di calma in cui si può mettere il raziocinio in stand-by e utilizzare un’altra zona del cervello, più automatica, più istintiva, come un jazzista in un assolo.
Per esempio quando del progetto è tutto deciso, quei periodi assurdi, a luglio con l’afa che solo a Venezia può esserci, la sessione che incombe, in cui si dorme per settimane cinque ore per notte, direttamente dal letto al tavolo da disegno, in calzoncini e piedi scalzi, nella stanza sconvolta piena di carte, posacenere, resti di Canson. E c’è sempre musica, uno stereo che va, una radio. Quel periodo ascoltavo Vinicio Capossela tutto il giorno: aveva capito tutto Capossela, mi sembrava assoluto, definitivo. Poi non c’è niente di definitivo, ma allora avevo ancora in mente la scena di carnevale, io e Simone, il mio amico che scende da Vienna ogni anno a fare il mimo, al Paradiso ascoltando i Croque Mule. Sono tre francesi, una rumena e un torinese che una volta li ha sentiti suonare la loro musica zigana e si è fatto rapire, come i bambini dal pifferaio di Hamelin. Li ha seguiti in Transilvania, dove vivono alcuni mesi all’anno in un villaggio di carri, poi quando l’inquietudine o il vento li prende si spostano. D’estate attaccano il mulo al carro, d’inverno prendono il treno e vengono da noi a rubarci il cuore. Maurizio del Paradiso aveva già abbassato le serrande per far finta che il locale fosse chiuso e messo la tanica di vino sopra al bancone, a disposizione di tutti. Bussa un tipo con cappello e mantello neri, lo fanno entrare, era Capossela che dopo un po’ si mette al pianoforte accompagnato dalla fisarmonica di Fabrice. Suonano fino all’alba, e poi oltre, una notte lunghissima, e quando smettono e il pubblico si disperde, ci ritroviamo al di là delle serrande del locale, io e Simone, in fondamenta in piena luce. Magia finale, inizia a nevicare e ci avviamo sotto la neve al mercato di Rialto a fare colazione e comprare le cozze per la pepata.

Laureato lo scorso ottobre allo IUAV, sto lavorando da settembre nel cuore del nordest. Nel frattempo ho inviato una cinquantina di curriculum, preso undici aerei lowcost e fatto colloqui di lavoro un po' ovunque, come in un ospedale in cui ogni malato è posseduto dal desiderio di cambiarsi di letto: c’è chi vorrebbe dolere accanto alla stufa e chi crede che guarirebbe se solo potesse avere il posto accanto alla finestra.
in-verso
…sembrerebbe un’altra storia…è soltanto un canone inverso…qualcuno che va giù per un altro che sale, la stessa strada invertita…e ritornare…un turn around da suonare all’infinito…da cantare con la voce che si spegne piano in un lamento grezzo, in un bicchiere di vino vuoto, opaco per il fumo di altri respiri stanchi.
Sono architetto, così da un po’ di giorni, mi ha detto lo Stato.
La laurea, per inerzia, l’ho presa a Bari. Adesso, sono a Verona, nel tuo nordest.
E’ stata una fuga da uno spazio troppo stretto, che era la mia stanza, con dentro la mia casa, lo studio in cui lavoravo…il tavolo il computer, i soldi che ti davano come fossero elemosina…
…sono fuggita con indosso abbastanza incoscienza,per arrivare in un posto sconosciuto…ignorato.
Sono qui da gennaio, dal 5 gennaio. Dal 20 ho un lavoro. Me ne hanno offerto anche un’altro.
Inaspettato, mi ha messo in crisi, attivando un meccanismo di offerte e controfferte, cui ho assistito…spaventata…troppa responsabilità…troppa fortuna…insperata. Cosa scegliere: l’azienda con le sue sciolte logiche di mercato, o il piccolo studio col progetto ambizioso e la promessa…
Se fossi qui soltanto per lavoro…sembrerebbe che io sia nel posto giusto, che sia arrivata…
…eppure…
Ho tutto da costruire, da inventare…reinventare…ritrovare
La settimana scorsa sono stata giù, a Bari, perchè lo Stato istituzionalizzasse i miei anni di studio…è stato un breve ritorno…ed un ritorno al dubbio…
…valeva la pena allontanarsi?
Tu suoni, ne parli come lo facessi con indolenza…potessi farlo io, tornare a cantare…questo è quello che mi manca…
…i volti, le voci conosciute, li posso ritrovare sempre al mio ritorno…mi aspettano…alla mia voce , manca il senso che il canto dava al mio respiro…
Soltanto una sera…un locale nel centro di Verona…m’hanno mandata sul palco, l’architetto con cui lavoro, sua moglie, e l’architetto con cui vivo…ho preso il microfono, ho adagiato l’orecchio sulla musica…la mia voce sulla melodia suonata…una jamsession, come tempo fa…ho respirato cantando…ho chiuso gli occhi…loro pensano che abbia cantato per loro…mi sono sciolta, per raccogliermi nel mio abbraccio…come tempo fa…
Ho la capacità di sentirmi facilmente a casa…ma è questo, quello che devo costruire…
…ce la farò?
Un abbraccio.
anna
solidarietà
ciao, ho letto il tuo articolo, carino. io ho 27 anni mi sono laureata un anno e mezzo fa a firenze e da un anno lavoro a roma in uno studio non grande ma che mi sta insegnando tanto, eprima di questo ho lavorato in altri 2 studi….tu dirai che mi frega! ma volevo solo dirti che i laureati in architettura sono tutti nella stessa barca ,m a sino a quando c’ è la passione si va avanti bene.io ci credo ancora ai miei sogni. ciao…ah scusa non mi sono presentata, mi chiamo Annalisa. in gamba mi raccomando
…
…racconti le tue orme lasciate indietro, passi abbandonati, come foglie cadute sul selciato…ci tornano i tuoi occhi…ti volti indietro…
…la nostalgia di un tempo, di opere di vita costruite, ore vissute intere…
…avrei anch’io, il silenzio di un dolore, la malinconia calma…aspettare che qualcosa arrivi a smuovere la pazienza del tempo…
…qualcosa, forse…accadrà…