Magari

L’idea di astrazione è tra quelle che hanno segnato con maggiore profondità l’arte del XX secolo. Ma mentre è relativamente chiaro ciò che si intende per pittura astratta, lo è assai meno quando l’idea viene applicata al campo dell’architettura. Si chiede di analizzare la questione attraverso due opere di architettura giudicate rilevanti dal punto di vista dei procedimenti dell’astrazione, spiegando la ragione per la quale lo sono. La spiegazione dovrà appoggiarsi a schizzi e schemi grafici.

Questo il tema estratto lunedì scorso allo IUAV per l’esame di dottorato.

Strategia: partire da Mies van der Rohe e studiare i suoi edifici a aula (Crown Hall, sede Bacardi di Santiago, Museo di Berlino…) come astrazione del tipo del tempio periptero. Poi leggerli come astrazione di una idea di “luogo pubblico di incontro” al limite indifferente alle loro funzioni, e così via secondo l’interpretazione di Antonio Monestiroli, finendo con l’analisi di una architettura di Monestiroli. Questo in teoria. In pratica, una disfatta annunciata. Arrivo in aula magna con due ore di anticipo dopo aver dormito quattro ore quella notte e il giorno prima. Un disastro, mi sembrava di essere in un sogno, ero nervoso, confuso, stranamente emozionato. Avevo avuto una settimana di merda, a far straordinari tutti i giorni (che per me vuol dire partire alle sette e un quarto di mattina e tornare alle otto di sera) e poi studiare fino a mezzanotte. Il venerdì sono arrivato così distrutto che, ho pensato, mi prendo una serata di vacanza, vado a bermi due rossi, mi rilasso… See figurati, mi trascino a casa alle due di mattina, il giorno dopo non riesco a combinar nulla e, tombola, la notte di domenica non dormo niente. Così lunedì all’esame sono distratto, stanco, svogliato. Un cretino: mi alzo in continuazione per andare in bagno o al bar, faccio anche un salto in libreria nelle quattro ore, figurati la concentrazione… Arrivato alla fine del tempo mi chiedo se valga la pena di consegnare oppure no, poi consegno naturalmente, magari la commissione nell’intrico delle minchiate che ho scritto riesce a cogliere un barlume di intelligenza e di cultura. Oppure magari semplicemente una frase li colpisce e, incuriositi, mi chiamano all’orale per conoscermi. O magari tutti gli esaminandi avevano una giornata come la mia e consegniamo solo in dieci così che devono promuoverci per forza…

Mercoledì escono i nominativi degli ammessi (un giorno per correggere trenta compiti, ma come faranno?) e sono indeciso se telefonare o no, poi mi decido, chiamo, e naturalmente il mio nome non è in lista.

Torno in ufficio pensando al mio biglietto da 15€ di sola andata Venezia-Barcellona per metà giugno. Magari lì trovo subito lavoro in un piccolo studio che magari riceve subito dopo una commessa importante. Magari il lavoro va bene e io dimostro che ci so fare e mi mandano in cantiere a vedere i lavori. Magari nel cantiere conosco Rafael Moneo, magari gli piaccio, andiamo a cena insieme, magari mi chiede se voglio lavorare per lui, magari El Croquis sta preparando una pubblicazione sui suoi giovani collaboratori…

E poi magari viene anche fuori che le sigarette fanno bene…

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3 commenti a Magari


  1. …magari, può accadere che tutto cambi,
    magari potresti restare…magari dovrai attraversare anche il ritorno…

    Sull’ultimo numero di Scienza si dice che la nicotina fa bene.

  2. ti amo
    sono una studente di alcalá (spagna) e mi sono innamorata di te.mmmm…esto te lo digo en español: estas buenisimo!!!aunque el cuerpo no te lo veo, pero como eres filosofo te perdono.jejeje
    non é vero quello que ti ho detto, sono simpatica,jejejeje

  3. L’indispensabile
    Il buon vecchio etilista di vinicio arriva qui,a barça,per il 10 giugno.San vito e butifarra catalana,rosso del penedés e cerveza low cost.Credo gradirá,perlomeno quanto io gradiró la calata del nativo alemanno,che ci manca,ci manca un bel pó.A cuore e orecchie.
    Cin.