Ciao Giordana
Come come? In che senso spiegare meglio? Pensi che abbia esagerato? Può darsi, ogni tanto mi incazzo perdo le staffe e mi indigno. Poi dopo mi passa, eh… Ma non sono troppo dispiaciuto del fatto che mi indigno, mi incazzo e esagero coi toni. Vuol dire, credo, che ci tengo alle cose. Penso che un po’ di sana indignazione sia un buon principio democratico. Soprattutto se non fai l’indignato di professione, sempre e comunque contro tutto e tutti. Io c’ho i miei momenti di indignazione, i miei picchi. Da quest’estate ho collezionato Ricucci, Lapo, la ridicola multa data alle multinazionali del latte in polvere, e l’altro giorno il manifesto di Berlusconi.
Se ti riferivi alla vicenda di Lapo Elkann mi ha indignato nello specifico la reazione dei politici e dell’opinione pubblica, non naturalmente quello che fa il rampollo Agnelli. Che si trombi e si metta dentro al corpo chi vuole e cosa vuole. Dico solo che un quadro di una grossa industria che fa crollare in un giorno l’immagine del marchio che dovrebbe promuovere è uno che non sa fare il proprio mestiere. Uno inadeguato al proprio compito di rappresentanza. In un paese civile verrebbe allontanato immediatamente dai vertici –e dico, mica morirebbe di fame… In un paese normale, come diceva Carlo Fruttero, andrebbe ad aprire un ristorante in Messico. Con tutto, ripeto, che me ne strafrego delle sue “abitudini”. Solo che lui non è Kate Moss, o un attoruncolo o un artista, è un dirigente della più importante industria italiana, che fa della solidità il suo obbiettivo di immagine principale. E che lui non è stato in grado di promuovere. Tutto qua.
Ma adesso basta, non mi piace tanto scrivere di queste cose. È che non sono mai io che decido cosa scrivere. “Scrivo perché mi è naturale, così come mi ammalo, così come piscio”. Ma adesso che ho evacuato le mie indignazioni, posso tornare a scrivere di cazzate.
Sto partendo per Lavarone, alla festa Mod più divertente dell’anno. Io e Lele, completo di Tweed e lupetto nero, in corsa su di una ruggente Alfa Montreal del ‘68 color salmone, da Berlino Est, di là della cortina di ferro, con lo scienziato sovietico narcotizzato rinchiuso nel bagagliaio, 2000 Light Years From Home al mangianastri, la valigetta con il decoder tra le ginocchia, Flint che fa stridere le ruote sulla neve alta, appuntamento con Felix della CIA in cima al trampolino per il salto con gli sci: una buona stagione, questa, per gli sport invernali, anche se dicono che la neve quest’anno sia migliore a Saint Moritz.

Laureato lo scorso ottobre allo IUAV, sto lavorando da settembre nel cuore del nordest. Nel frattempo ho inviato una cinquantina di curriculum, preso undici aerei lowcost e fatto colloqui di lavoro un po' ovunque, come in un ospedale in cui ogni malato è posseduto dal desiderio di cambiarsi di letto: c’è chi vorrebbe dolere accanto alla stufa e chi crede che guarirebbe se solo potesse avere il posto accanto alla finestra.
ok
ok, ho letto e registrato, è tuttok, volevo solo essere sicura che la stessimo pensando allo stesso modo…HAI PERFETTAMENTE RAGIONE….sentì un pò guapo, tendrias que escrivir un poquito mas..ya te lo dije cuando nos vimos aquì en Barna….que vaya todo bien…
yo por mi parte tengo una novedad gorda (x nulla piacevole però interessante)que entre hoy y mañana pondrè en un post…
un besito a mi vecino-blogger preferido…
felice sorpresa
“Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i piu’ non hanno.
Ti auguro tempo per divertirti e ridere,
ti auguro tempo per il tuo fare e il tuo pensare,
non soltanto per trascorrerlo ma perche’ te ne resti,
tempo per stupirti e tempo per fidarti,
ti auguro tempo per toccare le stelle,
per sperare nuovamente e soprattutto per amare…
non ha piu’ senso rimandare.”