La data è sbagliata.

La data è sbagliata. Voglio dire è giusta, ma la data vera sarebbe il 29, è solo che scrivo oltre la mezzanotte. Ben oltre: cinque di mattina e le ho provate tutte, ma niente sonno, tanto vale che passi quel che rimane della notte del mio secondo compleanno davanti al computer.

Era l’ultima festa mod dell’anno, o meglio l’ultima festa mod prima della festa mod di capodanno, figurarsi se io e Lele ce la perdavamo, neanche morti, eravamo in tourné quell’anno. Era al Jam, il buon vecchio sporco cadente capannone del Jam, prima che lo buttassero giù per costruire un grattacielo a specchi sede di una multinazionale del tabacco. Non c’era alcun concerto, solo un po’ di dj -il mio preferito: Soulfull Giulio da PN- e avevo ballato tutta la sera con la Mara, ballato e bevuto e fumato con Mara, eravamo belli, appena laureati, imbriaghi, giovani e eccitati.

Bisogna seguirli i propri presagi, credo. Bisogna avere opinioni a priori su tutto, diceva sempre il tenente Mac Ewan. La luna era strana, risplendeva fredda come una perla al collo di una pluridivorziata. Quando Lele diede le chiavi all’usciere, lui, vestito come un colonnello sudamericano ci guardò sorridendo. Un sorriso strano. Arrivò guidando la Cadillac e restituì le chiavi a Lele. Sorrise di nuovo. Non mi piacque. Non mi piacque per niente.

Lele che guidava era perfettamente sobrio e ben sbarbato. Io avevo bevuto qualche bibita, me la meritavo dopo aver risolto il caso del Teatro di Pesaro. Mi addormentai sul sedile. Questo fu il mio errore. Ci aspettavano. Un agguato in piena regola:

C’era Buk La Teste, Jack Bidone

Coi fratelli Bolivar

Mentre sotto ad un lampione

Se la spassa Billy Car

Almeno così mi raccontarono. Il treno è un lampo infuocato se si guarda impazziti

Il convoglio venir. Un momento un pensiero affannato e la vita è rapita senz’altro soffrir.

Io riuscii solo a pensare, Bè sono ancora vivo. Cogito ergo sum.

La gamba sinistra non si muove. Quella destra si, quindi buon segno.

Lele temeva che la macchina esplodesse con me dentro prima che arrivassero i soccorsi.

Gli infermieri e i dottori ti fanno sempre prendere una paura matta.

Quando in ambulanza l’infermiere si avvicinò con una cesoia lunga trenta centimetri pensai, No il parka no!… Poi pensai, Vabè lasciamo stare.

Poi mi squillò il cellulare e l’infermiere lo tirò su. Gli chiesi se potevo rispondere. Sorrise e me lo tenne accostato all’orecchio nella barella. “Si mamma… No è che abbiamo avuto un piccolo incidente… Si niente di grave… Devo essermi rotto un braccio… Mi portano all’ospedale… Si si OK ciao…”

Se avete idea che il personale infermieristico siano tutte Edwige Fenech in divise succinte, vi sbagliate alla grande. Il mese che son stato in corsia mi ricordo ‘sto infermiere col camice bianco e grandi baffoni neri: ti aspettavi che si spalancasse la porta e entrassero il poliziotto, il carpentiere e il capo indiano cantando Y-M-C-A.

In rianimazione invece c’era un ragazzo della mia età. Quando mi mise le cannucce nel naso e nella bocca, uscì un liquido strano. Rise: “E questo…?”

“Eh… Gin Toni”, riuscii a dire.

Dovevo stargli simpatico. Dopo tre giorni –o un batter di ciglia, a seconda- mi risvegliai e c’era ancora lui. Gli chiesi un po’ d’acqua, lo pregai, lo scongiurai di darmi un po’ d’acqua. È vietato bere in rianimazione. Anche analcolici.

Fa l’aria furbetta. Guarda l’orologio. Versa mezzo dito d’acqua in un bicchiere.

“Meno tre… meno due… meno uno… Buon 2003!”

Così, allegria!

Non mi è venuto di meglio per augurarvi buone feste…

Categoria(e): Senza categoria

4 commenti a La data è sbagliata.

  1. Buon Anno
    Buon 2006 a te e a tutti i lettori che frequentano il blog. Mi associo:…”così, alllegria!”

    desde Barna dice:

    2006….???si grazie!
    è sempre bello leggerti e ogni volta non mi stanco di scrivertelo!! auguri per un 2006 non come vorresti che sia…..ma molto molto meglio!!!
    un bacio dalla tua vicina
    g.

  2. auguri
    visto che non ci siamo visti, auguri!!
    e come dice il vecchio Bruce…il 2006 è un buon anno per andare in Patagonia…
    a presto

    antonio panico dice:

    cosa posso fare
    Sono armai sette anni di laurea, ho lavorato discretamente ma ho solo “sopravvissuto”, consigliatemi cosa fare.