Louis Vuitton Architectural Division

Oggi volevo parlarvi di un libro che è appena stato pubblicato dalla Rizzoli e che interessa la grande Maison francese. Si tratta di “Louis Vuitton architecture and interiors”.Eh si, perchè, come diceva Coco Chanel “La moda è architettura : questione di proporzioni”, e sembra proprio che la casa produttrice di borse indimenticabili come la Alma o la speedy, sia tra i più attivi e visionari mecenati del ventunesimo secolo. Oramai, lo vediamo, moda e arcitettura sono legate, nascono allora i negozi di Prada a New York, firmato da Rem Koolhaas e quello di Tokyo di Herzog e de Meuron. Luois Vuitton ha deciso di raccogliere tutti i progetti dei suoi stores in un libro, che viene venduto in tutti i negozi della maison e che per i negozi di New York, Singapore e Tokyo si presenta in una veste speciale, con una copertina che richiama i loghi e i simboli della sua canvas. D’altro canto, Vuitton è il primo e il più famoso tra questi mecenati modaioli. Già nel 1914 Georges Vuitton, figlio del più famoso Louis, dopo aver ereditato l’azienda di famiglia, ha fatto realizzare a Parigi, al 70 degli Champs Elysee il Vuitton Building, lo stesso che c’è oggi, che è oltre che un negozio, uno spazio polifinzionale che conteneva già negli anni venti sale di lettura, di corrispondenza, un bar e addirirrura un ufficio viaggi. Idea assolutamente rivoluzionaria per il periodo. Ma il boom architettonico lo abbiamo negli anni 90 con l’avvento di Marc Jacobs a direttore creativo della Maison. Già, perchè Jacobs è prima di tutto un designer, poi un uomo d’affari, e ha ben pensato di riprendere la sana abitudine del mecenatismo architettonico: nascono allora dei negozi che sono delle vere e proprie bandiere, realizzate da famosissimi Architectural Heroes come Jun Aoki, che realizza a New York la famosa “facciata a doppia pelle” , oppure il Crystals di Las Vegas, a firma del buon Libeskind. Tutti interventi che fanno di un’icona del lusso un qualcosa di tangibile già dall’esterno, che identifica l’eccezionalità dell’interno.

L’ultima nata tra le opere per il brand francese è quella di Singapore, realizzata da Peter Marino. Si tratta di una vera e propria isola galleggiante a simbologia di una nave, realizzata nella baia della città. Struttura in acciaio e vetro vicino all’Art Science Museum. Una struttura all’avanguardia atta a far sentire il cliente non solo coccolato ma stimolato in tutti i suoi sensi in una vera e propria invasione sensoriale.

La prossima sarà prevista a Roma, sempre ad opera di Peter Marino, che sta ristrutturando la Maison Etoile, a San Lorenzo. Sarà un progetto, ha detto l’autore, in cui tutti, poveri, ricchi, acquirenti o osservatori, dovranno sentirsi felici. Ai posteri l’ardua sentenza.

 

 

 

 

 

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