Penso che la piu’ grande espressione architettonica, culturale e sociale dell’era contemporanea sia riassunta in un semplice logo:

… un pezzo di design, una stanza, un edificio, un quartiere e un’intera citta’ sono degni di essere rappresentativi di quest’epoca solamente se possono essere utilizzati e usufruiti da tutti.
Molte volte mi e’ capitato di discutere con alcuni architetti circa la “scocciatura” (a loro dire) di dover inserire una pedana, dove avevano progettato una suggestiva scalinata; uno scorrimano, dove avevano pensato ad una monolitica parete; una porta piu’ ampia o un servizio accessibile dove nel loro disegno tutto doveva ricordare la spa vista in uno spot pubblicitario.
L’era in cui viviamo sara’ sicuramente denominata dai posteri come “l’era dell’acceso” dove con questo termine non ci si limitera’ a descrivere la relazione tra i movimenti dell’uomo con lo spazio in cui vive ma tutti quei progressi tecnologici, scientifici, economici e culturali che hanno contribuito a migliorare la nostra vita quotidiana.
Possiamo parlare di “era dell’accesso” grazie all’avvento di internet, senza il quale ci ritroveremmo oggi “handicappati” nella comunicazione e nell’apprendimento, di “era dell’accesso” grazie ai mezzi di trasporto sempre piu’ veloci, frequenti e con prezzi sempre piu’ competitivi e quindi abbordabili e che hanno colmato un “handicap” che si era venuto a creare in un epoca dove la mobilita’ e’ diventata fondamentale nonostante le distanze.
Possiamo secondo gli stessi parametri parlare di “era dell’accesso” anche in architettura? E dove con il termine architettura non mi riferisco solamente alle grandi opere ma anche a tutti quei singoli “piccoli” progetti e interventi che nella loro totalita’ costituiscono l’agglomerato urbano?
Singapore e’ coerente con il suo nuovo Master Plan incentrato sulla modernita’, sulla funzionalita’ e con il motto scelto “where diversity meets”, e si sta distinguendo nel panorama architettonico asiatico per l’attenzione che dedica ad ogni singolo nuovo spazio e all’abbattimento di barriere achitettoniche pre-esistenti in tutti quei quartieri sviluppati nell’era coloniale.
Ma per la mia esperienza a “stelle e striscie” devo riconoscere che gli Stati Uniti, pur nelle loro molteplici contraddizioni, hanno dato dimostrazione di eccellenza in tema di accessibilita’ agli spazi. La prima volta che sono stato a New York sono rimasto positivamente meravigliato della quantita’ di portatori di handicap che si potevano incontrare quotidianamente. Da una prima impressione poteva sembrare che in rapporto al numero di abitanti, la percentuale di portatori di handicap fosse sensibilmente piu’ elevato rispetto ad altre realta’ estere, ma la realta’ era, ed e’, che negli USA una persona con difficolta’ motorie o sensoriali puo’ permettersi di vivere una quotidianita’ pubblica non dovendo rimanere prigioniera delle pareti domestiche.
Ampi marciapiedi perfettamente asfaltati e sgombri da qualunque ostacolo mobile o immobile, pedane o ascensori che possano essere l’alternativa ai gradini, continuando fino ad ampi servizi igienici facilmente raggiungibili in ogni attivita’ commerciale, culturale e di intrattenimento dove non mancano minicarts elettriche e ricaricabili che permettono facili spostamenti anche alle persone anziane per la quali risulterebbe difficile svolgere determinate attivita motorie.
In Italia moltissimi progressi sono stati fatti e con immenso piacere apprendo oggi (leggendo un articolo tratto dal website della Gazzetta di Parma) che i comuni italiani avranno una nuova figura nel campo delle pari opportunità: il «Disability manager», un esperto incaricato di rendere la città accessibile alle persone diversamente abili, dagli edifici ai trasporti, dalle iniziative culturali all’informatica. I primi corsi di formazione sono partiti a gennaio nelle citta’ di Milano e Parma.
E continuo riportando un’estratto dell’articolo:
“…La prima Disability manager è Benedetta Squarcia, responsabile dell’Agenzia dei disabili del Comune di Parma. La delibera per la nomina a Disability manager è pronta, ha detto, e il suo ruolo sarà ufficializzato a breve. Per il momento è l’unica in Italia. Nel gennaio 2010 i primi corsi di formazione partiranno nell’Università Cattolica di Milano e in quella di Parma. …«E’ un punto di partenza per tutte le amministrazioni italiane, per realizzare città realmente accessibili», ha osservato il sindaco di Parma, Pietro Vignali. Secondo Giovanni Paolo Benini, assessore al Comune di Parma con delega per l’Agenzia per le politiche a favore dei disabili, «non è un libro dei sogni, ma un insieme di esempi di buone prassi e scelte concrete». Il Libro bianco presenta sostanzialmente linee guida sulla fruibilità dei luoghi di vita, educazione e lavoro, per garantire l’autonomia di mobilità e trasporti, accessibilità a servizi e informazione. A corredo, una serie di tavole operative con indicazioni relative a progettazione e realizzazione delle strutture adeguate a garantire l’accessibilità.”
Se gli uccelli che volano nel cielo, consapevoli della fortuna che hanno nelle loro ali, potessero giudicarci dall’alto, saremmo tutti diversamente abili e costretti a usare delle ripide scalinate che, con la nostra intelligenza, siamo riusciti a trasformare in veri e propri capolavori architettonici! Abbiamo la responsabilita’ e il dovere di dimostrare che possiamo superare ogni barriera architettonica ed ogni limite imposto dalla nostra “limitata” andatura… qualunque essa sia!

Si può conciliare l'attività di architetto con quella di communication designer? Si può trascorrere felicemente 6 anni negli USA e cominciare una nuova avventura dall'altra parte del globo? Si può vivere in un luogo dove tradizione e futuro s'incontrano e dove convivono in pace etnie e credi religiosi differenti? Si può avere i piedi per terra e la testa tra le nuvole? Sono Max. Questo è il mio blog, e questa è la mia nuova città: Singapore.
bene!
Tu sei un altro di quelli che seguirò con interesse…mi raccomando non far languire il tuo blog, scrivi scrivi scrivi!
In bocca al lupo
La posta di Max
un grande saluto alle signore di casa “area Blog” Giordana, Eleonora e Rosy! e un saluto alla mitica delli…incontrastata pardona di casa dell’area “serve un consiglio”!
e chiudiamo i saluti con una graditissima new entry: Mila!
a pensarci bene, fatto in questo modo, da veramente l’idea di essere” l’angolo della posta” ma l’occasione…lo richiedeva!
eccellente!
Assolutamente d’accordo! Gran bel post..:)
Saluti e benvenuto!
Daniela.
cosa succede nel mondo…
ciao max!
capita che mentre leggole altre notizie su professione architetto, molto spesso legga i blog per capire effettivamnete cosa succede nel mondo degli architetti…
e soprattutto mi piace pensare che mentre io sono qui che scrivo dagli usa alle 9 di sera mentre fuori nevica, tu sarai in piena attivita’ lavorativa e in italia e’ notte inoltrata…
italiana, architetto abilitato con master, stufa della situazione italiana sono partita per NY, tra una scusa e l’altra che sono riuscita a d inventare a me stessa e ti diro’ che questa citta’ mi piace tantissimo.
sto facendo un internship (as a volunteer!), e vorrei tanto restare qui, ma tra il lavoro che scarseggia e il visto che non ho, pensavo di trasferirmi a shanghai.
non ho alcun problema a viaggiare e cambiare citta e vita e tutto il resto, ma tu hai dei consigli utili? da dove inizare…? evidenemente sbaglio qualcosa ogni volta…
x mari
Ciao mari, tanti saluti da….domani! (perche’ se vogliamo essere pratici e’ la mia mattina e ancora la tua ieri sera!). Comincio subito a dirti che, anche se un giorno mi dovessi trasferire sulla base Alpha sulla luna,…restero’ sempre “New York state of mind”….ahhhhhhh New York! Leggo tra le tue righe una grande tenacia decisamente ammirevole! Ti sei iscritta alla AIA? sicuramente si perche’ e’ il primo passo da fare una volta arrivati nella grande mela. Non solo ti mette in contatto con altri architetti di New York ma ti permette anche (gratuitamente) di inserire il tuo CV on-line e quindi di essere contattata. Considerando che i tuoi contatti (telefono e indirizzo) sono a NY sei molto molto avanti rispetto a chi deve ancora attraversare l’oceano! saprai meglio di me che in questo momento la situazione economica negli USA e’ in stallo e per questo mi permetto di darti un piccolo consiglio; prova a sottolineare sul tuo CV che sei disposta a dare un servizio che in questo momento negli USA (causa recessione) e’ molto gradito: Architect Consultant, praticamente lavori a progetto. per quanto riguarda il visto…e’ una vera e propria condanna! la tua unica alternativa e’ ottenere un’ offerta di lavoro da un’azienda che ti sponsorizzi l’unico visto che puoi avere : H-1B (in altrantiva puoi aprire uno studio e iniziare la pratica per il visto di imprenditore…SI PUO’!!! ma e’ costoso) spedisci CV a tutto spiano! non sottovalutare i piccoli studi, anche quelli di interior design e i design stores (e’ un’inizio) per quanto riguarda Shanghai… atmosfera stimolante ma devi considerare molto attentamente i seguenti aspetti: China, Mandarino (anzi Wu dialet) e altre incognite. ma tentare si puo’! pero’ prima devi tentare il tutto per tutto nel posto dove sei…e dove moltissimi altri vorrebbero essere! for more info…here I am!