Jan Kaplicky

“The sun sets on the war, the day breaks and everything is new…”

…lo ricordo ancora, venirmi incontro con un passo spedito e un andamento deciso, con le spalle protese in avanti, quasi a voler arrivare prima delle proprie gambe. Ricordo il mio timore di fronte a quest’uomo dai capelli bianchi e gli occhi circondati dalle rughe dell’eta’, ma ancora vivi come quelli di un ragazino.

Erano gli ultimi giorni del novembre del 2006. La mia esperienza a Future Systems era alle porte e nella mente di Jan Kaplicky ero la persona che avrebbe dovuto rappresentare il suo progetto piu’ importante, quello per il quale avrebbe combattuto fino a perdere il sonno, fino allo sfinimento. Quel progetto per il quale e’ diventato un simbolo a protezione dell’arte e della cultura nel suo paese natale. Quel progetto era la Biblioteca Nazionale di Praga ed io avevo tanti dubbi sulla fiducia riposta in me.

Londra non era piu’ quel luogo da visitare per pochi giorni per acquisti da sfoggaire una volta tornati a casa, Londra era la mia nuova citta’, affascinanate ed inquietante allo stesso tempo.
Il mio inglese era tanto limitato da impedirmi lunghi dialoghi con Jan, che si limitavano quindi a brevi incontri nei quali mostravo il progresso delle immagini e lui, quando era il momento di sviluppare dei dettagli mi forniva i suoi schizzi…..a volte fatti al momento, altre volte curati e studiati per ore. Oggi sorrido nel sapere che nel primo periodo, prima di vedere le mie prime immagini, Jan era molto preoccupato e temeva io non fossi all’altezza delle sue aspettative….se l’aveessi saputo in quei giorni forse non avrei retto la tensione. Ma ero preso da tante, forse troppe cose nuove. I primi mesi dell’anno erano volati tra i tentativi di capire e farsi capire al telefono e la ricerca di una casa per me e Rosy. Proprio in quel periodo ricordo uno dei primi eventi che mi fecero capire di trovarmi di fronte ad una persona diversa da quel che avevo immaginato……ero seduto alla mia scrivania quando venne a chiamarmi con il suo passo deciso, tanto che avevo immaginato il peggio: “ok Filippo, fattene una ragione, la tua avventura a Future Systems e’ gia’ finita” dissi tra me e me. Invece Jan fu subito molto chiaro: ” Filippo, so che trsferirsi da un altro paese ed iniziare a lavorare e vivere in una citta’ come Londra possa essere difficile e soprattutto molto costoso….quindi se hai bisogno di soldi in anticipo nessun problema, vieni da me”.

Rimasi colpito dall’eleganza con la quale mi disse quelle parole ed ho stampato nella memoria il mio stato d’animo…….mi sentivo leggero e nell’ipod ascoltavo i Kings of convenince…..”Leaning against the wall”. Non so perche’ma ogni volta che ascolto questa canzone mi viene in mente la felicita’ in quella giornata di sole…tutto andava cosi’ bene nonostante le tante cose da sistemare.

Il tempo e’ passato e con lui il mio inglese e’ migliorato tanto da permettermi lunghe e impegnate chiacchierate con Jan ed i miei colleghi, preferibilmente al “Ladbroke Grove” dove ormai avevano imparato a conoscerlo, come una persona educata ed elegante. Ma prima di poter andare a pranzo con lui da solo dovettero passare molti mesi, se non anche un anno. Fino al giorno nel quale venne da me, chiedendomi se mi andava di andare a pranzo a con lui; io chiaramente stavo gia’ chiamando gli altri ma lui mi blocco’….dicendomi che voleva parlare solo con me. Ricordo il timore provato di non poter sostenere un’intera conversazione con lui su certi temi come l’architettura, il design o la politica.

Ando’ tutto liscio durante quel pranzo. Jan mi chiese di come andavano le cose e si accerto’ che io fossi felice in studio con il mio lavoro. Per la prima volta mi fece i complimenti per tutto quel che avevo fatto fino a quel momento e poi disse qualcosa che mai scordero’…..ma quello lo portero’ dentro di me. Un piccolo segreto tra me e il vecchio Jan.

Forse non era il miglior persona nell’insegnare…..ma bastava stare con lui. Ascoltarlo parlare per poche ore per venire bombardato da migliaia di concetti ed ispirazioni. Non era sempre facile dialogare con lui, quasi fosse spesso immerso nel suo mondo impegnato a disegnare forme sempre piu’ diverse e “non soggette alle mode che vanno e vengono”.

Intanto le cose in studio peggioravano. Il rapporto tra lui ed Amanda diventava sempre piu’ difficile e l’idea di una futura divisione si faceva sempre piu’ reale.
La Biblioteca di Praga oramai era nel periodo piu’ difficile e Jan combatteva contro qualcosa piu’ grande di lui….nonostante l’enorme appoggio da parte della cittadinanza di Praga a suo favore.
Le cose cambiavano e tutti quanti lo sentivano sulla pelle. Ma Jan, nonostante il suo pessimismo, portava avanti le sue idee ed i suoi progetti. Era vitale nonstante le tante battaglie nella repubblica ceca per la sua Biblioteca.

Povero Jan. Quanti voli il Venerdi’ sera per partecipare a dibattiti o trasmissioni televisive. Per presenziare a manifestazioni Pro Library oppure per vedere anche se per sole poche ore la sua nuova bellissima moglie Eliska. Quanti voli la domenica sera oppure il lunedi’ mattina per tornare in studio e dover far fronte ad una situazione difficile, dove il suo mondo poco alla volta gli scorreva via tra le dita senza avere il potere di trattenerlo. Jan viveva della sua passione e questa sua passione era sotto gli occhi di tutti noi, ogni giorno la potevi toccare ed annusare, la potevi ammirare nei tanti modelli architettonici sparsi per il grande ufficio di Notting Hill. Un tempio del dettaglio, un laboratorio dell’architetto.

Nel mio Ipod scorrevano le note di Damien Rice.

Photo by Alzbeta Jungrova

Con il tempo ho anche imparato a criticare alcune decisioni prese da Jan su questioni estetiche nei nostri progetti, erano critiche che rimanevano tra noi colleghi e che non mi permettevo di esporre in quanto il mio lavoro era un altro. Jan pero’ si fidava di me tanto che poco alla volta mi trovai ad avere sempre piu’ responsabilita’ per quanto riguardava il design ed il rapporto con Alessi. Proprio per questo Jan mi stupi’ ancora una volta quando venne a farci visita in studio Alberto Alessi con sua nipote Chiara…..quando ci porto’ a cena al ristorante Wolsley (uno dei piu’ prestigiosi ristoranti di Londra) e cosi’ non potro’ mai dimenticare la strana sensazione provata nel realizzare quella situazione. Io seduto al tavolo con Jan Kaplicky e Alberto Alessi, mentre si parlava del Design oggi e di nuovi e futuri progetti, di viaggi e di cucina. Mi sembrava impossibile che quelle due persone stessero ad ascoltare le mie opinioni e che mi facessero anche domande alle quali chiaramente rispondevo sempre con grande timore. Parlavamo dei miei studi e delle mie passioni mentre ai tavoli dietro di me arrivava trafelato il nuovo sindaco di Londra con un buffo zainetto sulle spalle, mentre poco lontano da noi sedeva lo stilista Roberto Cavalli. Che situazione surreale.

…lo ricordo ancora. Durante il meeting prima di partire per Praga per la nascita di sua figlia.
Lo ricordo con un sorriso stampato in viso, raro da parte sua. Nonostante tutte le difficolta’ che dovevamo tutti insieme far fronte, Jan era felice perche’ davanti a lui si apriva un’ ennesima avventura. Un nuova fase della sua lunga vita, un nuovo studio con persone fidate. Una nuova vita alla quale insegnare i primi passi nella vita con una moglie che combatteva al suo fianco per il diritto negatogli di costruire il suo edificio piu’ importante della sua carriera. Una nuova sfida per dim
ostrare a tutti che la sua architettura non fosse semplicemente utopica…..ma fatta per l’uomo attorno all’uomo.

…lo ricordo uscire da quella porta ormai sbiadita e attraverso le finestre percorrere il lungo piazzale che fronteggia lo studio. Lo ricordo passare oltre il cancello e da li svanire, dai miei occhi per sempre. Lo ricordo….perche’ non mi resta altro. La sua scrivania ordinata con i suoi fogli ed i suoi schizzi e tanti fiori e tanti messaggi rimane li…..non c’e’ nemmeno piu’ la sua Personal Assistant che non ha retto alla sua scomparsa e che non verchera’ mai piu’ quella porta sbiadita.

Photo by Alzbeta Jungrova

Jan e’ morto poche ore dopo la nascita della piccola figlia. Praga, la sua citta’, l’ha visto nascere e morire ma non ha potuto regalargli il dono piu’ bello, quello di costruire l’edificio al quale Jan teneva piu’ di ogni altro. Forse un giorno qualcuno camminera’ lungo la “promenade” che attraversa l’edificio. Forse qualcuno un giorno prendera’ un caffe’ all’ultimo piano della biblioteca ammirando la bellezza di Praga.

Ma quella persona non avra’ gli occhi profondi e malinconici di Jan Kaplicky.

Ho perso una grande fonte di ispirazione ed un amico. Il vuoto e’ enorme e tutto ora e’ nuovo.

Filippo


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