Portatil

“marcogio” mi pone una domanda, anzi “delle domande”, abbastanza pertinenti (vedere i post ricevuti)…ma io non so rispondere! Vivo a Porto, non so cosa si passa a Viana do Castelo. Però una cosa la posso dire. Io sono stato a vedere il posto verso tarda mattinata. Era domenica, e va bene che era un po’ nuvoloso, ma l’impressione che abbiamo avuto io e la mia ragazza è stata abbastanza strana: ci aspettavamo un po’ più di gente in giro, per il vialone centrale, tra quelle piazzette…e invece ce ne era bem pochina.
Il fatto è dovuto, secondo me, ad un problema calcistico: anche se qui comincia a fare un piacevole caldino, per lo meno di mattina, siamo ancora in una fase in cui il campionato non è ancora terminato e anche se si sa già da settembre che lo scudetto lo vincerà il Porto gli uomini ancora preferiscono stare a casa di domenica pomeriggio a sentire le partite e solo dopo portano fuori la mogliettina a passeggiare.
Ok, questa era una spiegazione un po’ folcloristica ma va considerata anche se fosse lo 0,1% delle motivazioni che hanno portanto i “vianensi” a boicottare queste piazzette. “marcogio” mi fa pensare che devo assolutamente ritornare sul posto durante l’estate, magari di sera, per vedere se la gente alla fine usa quelle piazzette e ha piacere di usarle. Per adesso, di fatto, sembrano più degli interstizi, degli spazi di risulta tra gli edifici, è come se la gente avesse un po’ di paura a percorre questi spazi…sanno di nuovo! È da poco tempo che l’esplanada ha cambiato la sua fisionomia. È come quando entri per la prima volta nella tua casa nuova e dopo aver chiuso la parta cominci a vagare per provare ad abituartici. Penso inoltre che tutto il piano per questa zona, in realtà, volesse essere una successione di spazi di risulta che svolgono il ruolo di piazzatte. Per lo meno è la mia impressione. Mi ricordo che Siza, in una conferenza che ha fatto all’Università di Padova, ci raccontò questo aneddoto (postilla: come voi sapete o non sapete, Siza ha fatto delle villette di super-lusso a Vicenza, il progetto è sulla monografia che El Croquis gli ha dedicato): a Vicenza qualcuno lo aveva criticato tantissimo per le sue case, accusate di essere solo delle scatole bianche su una collina, ma lui rispose che era proprio questo l’effetto che voleva creare! E lì, giù applausi “a nastro”, come le sue finestre..immaginatevi, erano le ultime parole della sua conferenza! E poi tutti giù a correre per gli autografi.
Oh, sempre di quella conferenza, è opportuno citare un altro aneddoto divertentissimo. Questa volta sono io che lo racconto. Avevano preparato tutto: il videoproiettore era stato collegato al portatile, era solo premere invio e le immagini sarebbero partite. Al lato del videoproiettore “digitale”, ce ne era uno “classico” che intanto cominciava a mostrare in sequenza le immagini delle villette. Per fare delle prove. Arriva Siza, microfono alla mano sinistra, e tutti si aspettano che “l’Invio” venga premuto sulla tastiera del portatile. Allora, un dito ben cicciottello e un po’ tremate comincia ad avvicinarsi all’obbiettivo…ma metà strada si perde e comincia a vagare sugli altri tasti senza mai affondare il colpo. Ad un certo punto arriva la resa (in un discreto italiano): <>. Questa che? Pensiamo tutti noi all’unisono…”Macchina”? Gesù! Non l’avrebbero chiamato “macchina” neanche negli anni ’20! Ma se anche in Portoghese si dice quasi come in Italiano: portatil!
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