Continuazione

Continua…

Avevo chiamato Rosa per l’occasione. Rosa, ragazza brasiliana con la passione della fotografia. Sembrerà strano ma era l’unica persona che conoscessi che aveva una macchina fotografica. Un mio coinquilino, un tal Marco, ricevette una macchina digitale dall’Italia ma questo avvenne molto dopo e quindi di fatto la mia unica soluzione era affidarmi alle magie carioca. Andammo lì …io, la studentessa di Recife e un mio compagno di banco e compatriota. Rosa farà le foto, gli dicevo, siamo a posto! E sì, erano i tempi lontanissimi in cui si sviluppavano ancora le foto, …soprattutto Rosa, che poi le stampava rigorosamente su carta MATE. Fu con lei che imparai ad apprezzare questo tipo di carta. Apprezzammo un po’ meno il suo contributo. Già cominciammo ad avere dei sospetti quando la vedemmo agire sul campo. Rosa era un’amante della fotografia, un amore sviscerale per il dettaglio la orientava nel mezzo di quella pineta abbandonata da Dio e dalla CMP. E di fatti di quelle fotografie che sono tanto utili per un architetto, tipo quelle per fare delle viste o delle fotocomposizioni, non ce n’erano neanche una. C’erano invece delle bellissime prospettive di una corteccia d’albero, o il dettaglio di una serie di vestiti e qualche ammasso di grucce sparse vicino a dei cassonetti. Non avevano neanche fatto la fatica di aprirli oppure speravano che qualcuno passasse a prendersi qualcosa. C’erano le foto di una rete, che era quella del vecchio cimitero, e poi c’era qualche foto di qualcuno di quei pallidi monoliti funerari. Alla fine ci servimmo delle foto fatte da un’altra classe, ma quelle di Rosa rimasero appese in appartamento per molto tempo, soprattutto quelle dei vestiti e delle grucce, perché pensavo, molto poeticamente, che da quei dettagli avrei dovuto trovare l’ispirazione per il mio progetto. Quale progetto? Quello che consegnai era una cosa completamente diversa dall’immagine che avevo in mente. Di fatto consegnai qualcosa tanto per consegnare perché, com’è logico supporre, ero preso da altre cose. Beati coloro che hanno e hanno avuto la capacità di fare 7-8 esami e contemporaneamente si occupavano anche di “certe cose”.

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