ARCOBALENO

Piaccia o non piaccia il Maggio odoroso si ripresenta alle parte e a questo punto c’è poco da fare. È proprio sull’uscio, senza alcuna possibilità di errore. Ancora una manciata di ore e poi …e poi lo sentirete, ve lo dico io. Suona il campanello. E chi è? Eh, indovina un po’! Certo cheeeee… abituato com’ero ai miei climi nordici, trovo questa sensazione di una sublimità assoluta. Da almeno una settimana la gente è ritornata in strada con le magliette e i pantaloncini corti. Le ragazze, sempre più spavalde di noi maschietti, hanno l’ardire di sfoggiare i sandali e gli infradito alla brasiliana. E parlo io che ho sempre odiato frasi del tipo: “noi maschietti, voi maschietti…noi femminucce”. E di notte? E di notte c’è una temperaturina, ma una temperaturina …che ti sembra come uno di quei rossi che accompagnano una cena a base di cacciagione. Un antistress. Ma a questo punto è lecito chiedersi: perché il Maggio portuense si arricchisce di queste bellissime “emozioni”? E sarà perché a Porto, nel Nord del Portogallo e in tutto il Paese, Maggio è il mese della Queima, la grandiosa manifestazione studentesca che celebra i finalisti del corso e infierisce definitivamente sulle matricole, loro vittime sacrificali. Immaginatevi la nostra goliardia moltiplicata cento volte. È un movimento nazionale, che interessa però soprattutto il Nord. Si tratta di una tradizione che ci ricorda di quando gli studenti finalisti solevano bruciare un nastro. Bruciare, queimar, Queima. Era quello che teneva insieme le loro cartelle ricche di appunti. Ogni nastro ha un colore, ogni colore corrisponde ad un’università. Seguirà una settimana fatta di celebrazioni durante tutto il dì, e di grandi bevute notturne nell’apposito Queimodromo.

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