ma che belle parole

Quando l’Associazione degli studenti della Facoltà di Architettura decide di premiare una guardia ed un professore, be’…c’è da rimanere sorpresi, no? Nel primo caso si è trattato di rendere omaggio ad una persona seria e professionale, un signore che svolge il suo (difficile) lavoro con un profondo spirito civico, generalmente accompagnato dal piacere di “servire” la comunità. E chi è questa “comunità”? Gli studenti, i professori, il personale del bar, delle segreterie, delle pulizie…insomma: le persone con le quali spartisce giornalmente amicizia e rispetto. Nel secondo caso, (invece), ci troviamo di fronte ad un assioma unanimemente riconosciuto da tutta la comunità studentesca “architettonica”: AM non è (solo) un professore, ma è soprattutto un Grande Precettore, uno di quelli che un giorno o l’altro verrà sicuramente celebrato con un busto in bronzo, postumo, collocato in qualche hall del ricco mondo accademico immobiliare. Si spera per lui “l’altro giorno”, ovviamente. Il premio in questione per i nostri due eroi era l’iscrizione come membro effettivo e onorario all’Associazione, con tutti i vantaggi del caso e senza oneri a carico. Per motivi di tempo, stanchezza, pigrizia e libero arbitrio, mi soffermerò solo sul discorso di AM. E per farlo, è importante precisare che: fino alla famosa Rivoluzione dei Garofani, aprile del ’74, il Portogallo era oppresso dalla dittatura di Antόnio Salazar. Non chiedetemi “da quanto tempo” per favore, abbiate rispetto della mia ignoranza. Ad ogni modo, questa informazione è molto importante per capire le parole di AM, un signore di 60 e passa anni, architetto e professore della FAUP. “Cose inimmaginabili e fugaci” potrebbe essere il titolo del suo discorso non preparato, spontaneo, ricco di una piccola, e lusa, nota malinconica. A quei tempi, non esisteva la Facoltà di Architettura. Gli architetti venivano partoriti da “quel ramo” della Facoltà di Belle Arti. Le associazioni studentesche, anche loro, non esistevano. Il governo fascista non le tollerava e non ne permetteva la nascita, sebbene esistessero comunque alcuni gruppi o circoli. La mappa di Porto ci viene in soccorso per capire di più questo clima: l’esistenza di tre poli universitari, distanti tra loro, era infatti una scelta puramente strategica. Si doveva impedire, cioè, che le giovani classi si potessero unire “fisicamente” con il pericolo di fomentare una sommossa antiregime. In Portogallo esisteva comunque una grande eccezione, a Coimbra, città universitaria per eccellenza, la cui Associazione studentesca era troppo forte per essere disciolta “da qualunque governo”. A quei tempi era anche impensabile che gli studenti potessero premiare un professore “vecchio”, perché si riteneva che “il vecchio” (vecchio e conservatore) fosse troppo distante dalle esigenze e dai punti di vista dei giovani. Ancora più improbabile era veder premiato un poliziotto (la guardia di cui parlavamo), che di solito venivano inquadrati come “il nemico”. Insomma, da ieri ad oggi sono stati fatti dei cambiamenti incredibili, ma il tempo ce li ha distribuiti in maniera quasi soave. Guardandoci indietro, oggi, ci stupiremmo non solo del cammino fatto…ma anche del semplice fatto di averne percorso uno, di cammino. E stando così le cose, cioè data per certa l’esistenza dell’effetto narcotizzante del Tempo, ci dovremmo allarmare anche durante la revisione dei fatti del recente passato portoghese. Ad esempio oggi gli studenti hanno perso l’opportunità di essere rappresentati (o di auto-rappresentarsi) nelle riunioni dei Grandi Capi della Facoltà, dopo che questo diritto, in passato, fu una conquista ottenuta per mezzo di grandi sacrifici. Le continue revisioni del mondo accademico alla voce “didattica”, hanno fatto il resto. Le lezioni durano meno, e tutto quello che gli alunni avrebbero potuto apprendere con i loro professori lo faranno invece nella “vita reale”, “fuori di casa”, da soli, perché mamma-Facoltà non potrà più recuperare questo tempo ormai perduto definitivamente. Queste cose perdute, sono scivolate via quasi silenziosamente, come quando ti vengono a rubare in casa mentre russi bel bello nella tua alcova, con la lentezza dello scioglimento di un ghiacciaio. Irrecuperabili, come le lacune asettiche degli affreschi di una casa pompeiana.

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