ma sciao sciao sciaooooooooooooooooooooo!!!!!!! in quanti siamo rimasti sulle sudate carte? una decina? sì, era una battuta…la deboscia tanto sospirata è ancora di là da venire, a quanto pare. appuntamento anche domani pomeriggio per un rilievino al volo…anzi, peggio, un controllino di un rilievino. l’aria condizionata continua a perturbarmi, ma abbiamo raggiunto un armistizio con collega e “capo”. dopo lunghe trattative ci siamo accordati su un onesto 24 gradi. nel frattempo attendiamo le ferie dedicandoci ad attività ludico-ricreative, quali la misurazione del giro vita dei componenti di tutto lo studio associato. con risultati clamorosi e per certi versi inaspettati, ma che proclamano impietosi la sconfitta a tavolino della prova costume.
ma veniamo a noi. cosa farà l’architettessa nelle cosiddette ferie? assodata oramai l’imbarazzante scarsità di pecunia, ecco i buoni propositi per le due settimane a venire, dato che le ferie succitate le trascorrerò a casina. liberamente ispirati agli appunti sulla mia agenda:
– rispolverare in modo significativo l’uso di Archicad
– preparare curriculum vitae in inglese (eh oh, un si sa mai)
– aggiornare il curriculum da seminare per gli studi di siena e provincia
– preparare il mio sito web (no non ci sono foto senza veli)
– riprendere a scrivere il mio romanzo
– lavare un giorno si e l’altro pure la panda (l’ho fatto per la prima volta sabato e vi assicuro che dà dipendenza…quel pistolone in mano che spara a una pressione di 10000 atmosfere…e giuro che non è invidia del pene)
ma per i fortunelli fortunelli proprio come me che passeranno le vacanze tra le mura domestiche, eccovi un piccolo manuale di sopravvivenza. dieci buoni motivi per essere felici (o meglio per non cadere in depressione) rimanendo a casa.
1) le città si svuotano, troverete comodamente posto per la vostra autovettura senza l’accompagno di coloriti santioni
2) potrete rivedere i vostri vecchi amici sfigati che sono rimasti a casa come voi
3) potrete andare a giro per le migliaia di paesini sperduti disseminati per ogni dove nel belpaese
4) chi ha la fortuna di avere un 35 come la sottoscritta, potrà trovare a prezzi accessibili, stagione 1984/1985, rimasugli di saldi nei negozi di scarpe
5) per chi si fosse perso puntate o intere stagioni di il commissario rex, sei forte maestro, amico mio, un medico in famiglia, l’avvocato porta, questa è l’occasione per colmare la lacuna; nei lunghi pomeriggi di canicola, le emittenti radiotelevisive propinano a chi sopravvive la crema delle stagioni televisive dal 1970 al 2000
6) potrete finalmente godervi l’inossidabile signora fletcher...e non sto scherzando, non mi toccate la lady di ferro portatrice sana di sfiga
7) potrete raccontare ai vostri nipoti e pronipoti di aver trascorso in città l’estate più calda dal decesso di cristo
potrete catafottervi delle file sulla salerno-reggio calabria o altrove
9) potrete godervi anche live le gare di liscio all’aperto e lanciarvi, partecipandovi in prima persona dopo una dozzina di mojitos…le più sane figure di merda che la sottoscritta ha fatto sono legate a opportunità del genere
10) potrete leggere il blog della sottoscritta (e scusate se è poco…)
ovvìa bellini vi saluto. scrivetemi che mi fate compagnia e scaldate questo povero pulcino arruffato dalla tramontana confezionata. baci sparsi
Cittini! Sono Eleonora, laureata nel 2004. Toscana fiera fino al midollo, ho rimbalzato tra Firenze e Siena per tre anni, per poi cedere a una vocina che da troppo tempo mi chiamava lontano. E ora, abbandonata la città dove il rosso del mattone si sposa col bianco del travertino, da sotto la diletta Torre del Mangia mi sono spostata sotto al Big Ben. Una senese a Londra... o Londra alle prese con una senese?
per sara
…quindi vietato frignare, obbligo di guardare avanti pensando ad altro perchè tanto prima o poi si “spoggetta” e si trova la discesa.
ma sciao sara! effettivamente lavorare d’agosto ha effetti significativi sul sistema gastrico – nervoso. e su questo siamo d’accordo. io non credo che essere (e non fare) l’architetto sia questione di carattere, credo sia questione di alti e bassi. e se leggi il mio blog ti rendi conto da sola che sono “oscillazione umorali” cui siamo soggetti più o meno tutti. il “carattere” sta nel capire che come c’è un basso c’è anche un alto, e nell’essere coscienti che la situazione è soggetta a determinati margini di miglioramento…secondo me la diagnosi nel tuo caso è che stai lavorando per uno st***zo. che ti fa passare la voglia, facendoti vedere solo gli aspetti negativi della professione. c’ho azzeccato?? datosi che ci sono passata, la mia cura a breve termine è preparare, sistemare e mandare curriculum, almeno con me ha funzionato…il pensare ad altro per un po’, pensare di avere mille possibilità è un balsamo, per lo stomaco e lo spirito. la cura a lungo termine è cambiare, cambiare, cambiare…io ho saltellato in un sacco di studi, e devo dire che sono sempre andata a migliorare; mai ho rimpianto di essere venuta via, se non per aver lasciato colleghi che erano diventati amici. ma questa è un’altra storia
ti abbraccio!!
ecco veramente…
ciao eleonora! Stamani, dopo aver letto la tua risposta, ho un po’ riflettutto e soprattutto realizzato che lo stronzo per cui lavoro effettivamente… sono io . Devo dire che la cosa mi lascia perplessa il giusto anche perchè ho sempre sostenuto e pensato di essere la peggiore nemica di me stessa , senza mai impegnarmi più di tanto per migliorare questo strano rapporto un po’ contorto (io e me). Effettivamente io non sono un architetto, lo faccio e l’espressione non è casuale, ma attentamente ponderata. Io sono io e basta, anche perchè forse, a ben pensarci, questa professione non mi convince granchè. Tra le altre cose ho la fortuna di progettare, di avere dei clienti piuttosto buoni e di potermi relazionare con una collega più grande di me con la quale condivido oltre allo studio e ai progetti, anche una certa sintonia mentale.E fin qui è tutto ok. In realtà spesso mi sento incapace di gestire tutto questo soprattutto se nel calderone ci vanno a finire i rapporti che si devono mantenere con l’immensa struttura burocratica italiana che non perdona ingenuità e incertezze.Confesso di fare spesso delle cazzate (l’eventuale errore umano mi terrorizza e perseguita da sempre ) cui purtroppo alcune volte ho dovuto rimediare rimettendoci in prima persona. Certo questi sono solo i bassi…ci sono anche tanti alti, tante piccole soddisfazioni e soprattutto la felicità di cimentarmi in cose sempre nuove.Però ,nonostante tutto, non mi sento contenta.
A volte penso che forse sarebbe meglio, come dici anche tu, rimettersi in pista e provare a collaborare anche con qualche studio…forse non sono ancora in grado di gestire il carico di responsabilità che deriva dall’affrontare le cose più o meno da soli…
Non lo so sono un po’ confusa…per il momento ti saluto…
P.S. la sintesi non è il mio forte…
per sara…come non detto!
ok, non ci avevo capito nulla, è ufficiale! diciamo che tra le righe ti avevo quasi fatto un complimento, nel senso che, come dire sembravi più giovane…dato che parlavi di curriculum da mandare pensavo che fossi laurata da poco, costretta a lavorare per qualcuno e “amareggiata” perchè non riuscivi ad avere una tua attività. bè la tua mail effettivamente cambia un po’ le carte in tavola. diciamo che sei un passo avanti rispetto a me, che lavoro con una persona che per mia grande fortuna è molto onesta e perbene…ma lavoro sempre per qualcun altro. quindi posso solo parlare non per esperienza, ma per “empatia” diciamo. e ti dico innanzitutto che hai tutta la mia stima (e forse anche un po’ di invidia…:-) ) per il fatto di lavorare per conto tuo, di avere delle responsabilità, di essere, per dirla con un’espressione retorica e abusata “artefice del tuo destino”. capisco, o posso immaginare le incertezze e le insicurezze, le incazzature e le intorcinature mentali, queste ultime non tanto nostre quanto dei vari tecnici, legislatori e via discorrendo. io sono una persona molto molto impulsiva, che nelle cose prima ci si butta e poi cerca di capire come venirne fuori. se si tratti di impulsività, incoscienza, coraggio, leggerezza, questo non lo so: ma la soddisfazione che ho provato le volte che ne sono venuta fuori, con le mie forze e soprattutto imparando qualcosa, è stata impagabile. e per questo continuo a buttarmi, con lo stesso gusto. qualche volta va male e qualche volta va bene; ma l’autostima che acquisto quando va bene non è nemmeno paragonabile a quella che perdo quando va male. non ti rimettere in pista, non andare più “a bottega” da nessuno: il salto lo hai fatto e credo che ormai lo scoglio grosso lo hai superato. per tanti (me compresa!) il problema grosso è proprio trovare i clienti, quindi lo step numero zero, praticamente. secondo me con il carico di responsabilità di cui parli, un po’ si impara a gestirlo e a digerirlo, imparando via via come muoversi e come uscire dalle situazioni…e un po’ ci si convive, purtroppo, ci si fa il callo, ma credo anzi sono sicura che sia solo questione di tempo. e non vuol dire diventare superficiale, tutt’altro; te lo dice una paranoica che prima di uscire di casa controlla svariate volte se ha chiuso gas, finestre e anta del frigo. e anche io non sempre convivo in modo idilliaco con me stessa. non credo che quello che ti ho scrritto, in modo prolisso, ti aiuti molto, e mi rincresce, davvero. posso solo dirti che faccio il tifo per te e che hai tutta la mia incondizionata ammirazione e il mio appoggio, soprattutto perchè tiri avanti e non molli. e ti ripeto…si va in salita perchè prima o poi si spoggetta. ti abbraccio forte