cari cittini vicini e lontani, ABBIAMO VINTO! è con sommo gaudio e un po’ di emozione che vi comunico che finalmente in studio abbiamo un misuratore laser, versione assolutamente basic ma we’ve got it! ma come è avvenuto questo picolo passo per l’uomo/questo grande passo per l’umanità?la storia comincia lunedì scorso. il 7 aprile più freddo della storia del genere umano. monday meeting. daniel, lo pseudo canadese che sembra aver ingoiato un juke box di jingle pubblicitari, was supposed to prepare il piccolo speech. va da sè che si era scordato non solo che c’era il monday meeting, ma anche che il discorsetto toccava proprio a lui. sorrisetto orizzontale imbarazzato, ripetuta alzata e riabbassata di sopracciglia, ondulazione sulle piante dei piedi…patrick che mima una tiratina d’orecchi di circostanza e la cosa finisce lì. e dato che il dono dell’improvvisazione non sembra connaturato all’individuo anglosassone, dopo ave ricordato ai due soci che l’anno fiscale stava per giungere al termine e che bisognava battere cassa, stav per sciogliere le righe; nn prima di aver domandato se qualuno ha qualcosa da dire, suggerire or whatever. l’architettessa sa che è il suo momento, o adesso o al prossimo monday meeting. alla domanda “potremmo comprare il misuratore laser? è utile, e parecchio, sapete, soprattutto quando si va da soli a fare i rilievi (e chi ha orecchi per intendere intenda).”, la traduzione in cuffia agli orecchi di patrick deve essere stata la seguente: “potremmo comprare il LEM? è utile, e parecchio sapete, soprattutto quando si va a fare i rilievi sulla Luna“. e meno male che maya e beate hanno ammesso che ci stavano pensando da un po’. il corollario della mia iniziativa è stato l’incarico di cercare i modelli e i relativi prezzi. la reazione a questo proposito mi ha un attimino per così dire, perplesso: ne ho trovati tre, con prezzi variabili ma francamente non esagerati, ma assolutamente, la posizione era chiarissima: o si prendeva quello da 125 sterline o chiodi. eppure voglio dire, mi sembra uno studio dove non si bada tanto alle spese: certo non si sciala, ma abbiamo a disposizione la macchinetta elettrica per scaldare (!) il caffè, quattro stampanti, è in arrivo il microonde, l’aggeggino elettrico per rilegare la roba, la bilancina elettronica per pesare la posta da spedire…ma forse non è nemmeno un problema di pidocchieria, è proprio una considerazione di utilità marginale pari allo zero. si misura con il metrino sega perchè…si misura con il metrino sega. punto. e a volte suddai, si misura anche a occhio, o meglio per similitudine: se un sump (dove si raccolgono le acque della gronda, prima di finire nel pluviale…si ormai sono affetta da monomania dei tetti in lead) sembra simpateticamente in senso etimologico uguale a un altro, bah. sarà ugale. (trenta centimetri di differenza. tutto il profilo della gronda, con le cascatine, le pendenze, le seghe e le controseghe da rifare). comunque, dopo lunghe contrattazioni con il rivenditore, che gli deve aver assicurato che funzione anche nella fossa delle marianne, l’uomo dal gozzo più fiero del mondo ha detto sì. e stamattina (ironia della sorte, mentre ero fuori per un rilievo, io con il metrino, in una specie di sgabuzzino di 10 mq zeppo di batterie e di vestiti da prete all’interno di una chiesa…e vi assicuro che in tutto quel fottìo no c’era verso di andare da parte a parte con il metrino)…al ritorno ho trovato sulla mia sedia (come se fosse un piccolo present per me…) il laserino modello strabasic, grosso come un ipod. vi risparmio la performance di patrick quando ha provato a usarlo: due tasti, uno microscopico per spengerlo e accenderlo, uno enorme, gigantesco, per prendere le misure. l’unico che vedeva e usava era il microscopico, ragion per cui lo ha spento e riacceso una trentina di volte. forse davvero funziona anche nelle fossa delle marianne. alla fine sembrava contento del ruzzino nuovo e abbastanza divertito…ma sotto sotto e nel subconscio non escludo che ce l’abbia con me per averlo preso per un orecchio e averlo costretto a entrare nel ventunesimo secolo…
ps l’architettessa si pregia inoltre di comunicare che, essendo stata colta da subitaneo senso di colpa la settimana scorsa, dopo aver scartavetrato gli zebedei ripetutamente al consolato, ha ricevuto nei giorni scorsi il plico e ha votato
Cittini! Sono Eleonora, laureata nel 2004. Toscana fiera fino al midollo, ho rimbalzato tra Firenze e Siena per tre anni, per poi cedere a una vocina che da troppo tempo mi chiamava lontano. E ora, abbandonata la città dove il rosso del mattone si sposa col bianco del travertino, da sotto la diletta Torre del Mangia mi sono spostata sotto al Big Ben. Una senese a Londra... o Londra alle prese con una senese?
contatto
Ciao Eleonora,
sono Stefania quella che ha scritto qualche volta sul blog di Giordana e che ha scritto anche a te in merito alle storie a distanza, ricordi?
come si fa per scriverti direttamente sulla tua posta in privato? Mi dai il tuo email o mi rispondi a questo dalla tua casella personale?
Grazie
Ciao
Stefania
Help me, Help me
….Sono quasi sull’orlo della disperazione!!!Sono alle prese con la redazione del portfolio, ma ho sempre la sensazione che ci sia un qualcosa che non va …..è già la terza volta che lo rismonto. Non faccio altro che rimettere in discussione tutto, il numero di pagine da destinare ad ogni progetto, il tipo di
impaginazione, il rapporto tra immagini e testi, etc. etc.; tra poco metterò in discussione anche il programma che sto utilizzando per realizzarlo!
Mi occorrono delle “certezze”.
Please help me
Ciao
Nunzia
per nunzia e per tutti quelli che…
ciao nunzia, scusa la velocita’ ma sono in pausa pranzo e sta per finire! ti posso dire come ho fatto io: un portfolio “snello”, max, tra CV ed esempi di lavori, 10 pagine e max 2 mega. una pagina per progetto, non piu’, poche scritte e magari un paio di tavole concentrate in una pagina, o solo pezzi o solo dettagli. il portfolio grande l’ho portato a far vedere alle interviews, e altro non era che il pdf della presentazione in power point che avevo fatto, e che era molto ma molto lunga (troppo, a ripensarci, erano un centinaio di pagine, ma stai sotto). io credo di aver fatto tutto in autocad, il portfolio snello, dico, e il CV in word. il resto come ti ho detto in power point. io fossi in te non ne farei una malattia, davvero…ti capisco, e molto anche, ma non perderci piu’ tempo del dovuto. in bocca al lupo!