{"id":134,"date":"2012-01-27T16:59:20","date_gmt":"2012-01-27T15:59:20","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/fm-workinprogress\/?p=134"},"modified":"2012-01-27T17:04:47","modified_gmt":"2012-01-27T16:04:47","slug":"solo-una-domanda-perche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.professionearchitetto.it\/fm-workinprogress\/2012\/01\/27\/solo-una-domanda-perche\/","title":{"rendered":"Solo una domanda: Perch\u00e8?"},"content":{"rendered":"<p>Oggi \u00e8 il Giorno della Memoria, ed \u00e8 giusto ricordarlo. Perch\u00e8 oggi? Perch\u00e8 il 27 gennaio del 1945 un gruppo di soldati russi si \u00e8 trovato davanti lo spettacolo di Auschwitz. Un immenso campo abbandonato alla sua storia, in cui ancora dei sopravvissuti circolavano, lasciati a morire dai tedeschi in fuga. Uno spettacolo osceno e incomprensibile dev&#8217;essere stato per quei ragazzi russi, vedere questi spettri, ombre di uomini, apparire davanti ai loro occhi. Non sapere che fare, come aiutare qualcuno che aveva perso ogni dignit\u00e0 umana, ma non la volont\u00e0 di sopravvivere. Ce lo racconta bene Primo Levi. E non lo dobbiamo n\u00e8 possiamo dimenticare. Perch\u00e8? Per la follia di un uomo che ha contagiato un popolo, per l&#8217;odio verso una trib\u00f9, quella d&#8217;Israele, che tuttora viene combattuta e non trova pace&#8230;.<\/p>\n<p>Mi ricordo che mia mamma mi raccontava che, quando faceva la tesi di Laurea in Lettere, che aveva come tema la figura di Aldo Camerino, noto giornalista morto negli anni 70, non avendo materiali a disposizione, perch\u00e8 si trattava di un autore contemporaneo, e non essendoci internet al tempo, era riuscita a scovare la moglie, la signora Ginevra, che viveva ancora a Venezia, e siccome era una brava ragazza educata e gentile, era riuscita ad ingraziarsela cos\u00ec ogni giorno o quasi andava a casa sua e lei le raccontava e le spiegava quello che le serviva. Era una donna colta, la Signora Ginevra, cantante lirica e amante delle lettere e dell&#8217;arte. Era Ebrea, come il marito. E raccontava a mia madre che durante la guerra erano fidanzati, e\u00a0erano rimasti\u00a0nascosti per tre anni, separatamente, da amici compiacenti, nel getto di Venezia, in sottotetti e cantine, ma raccontava l&#8217;esperienza di lui, che viveva scrivendo articoli di giornale sotto falso nome, mentre di lei non ha mai detto nulla. Troppo dura e dolorosa da ricordare.<\/p>\n<p>Eppure gli ebrei di Venezia non se la sono nemmeno passata malissimo, in tanti si sono salvati grazie proprio alla conformazione della citt\u00e0 che consentiva pi\u00f9 di mille nascondigli e grazie agli amici veneziani.<\/p>\n<p>Eppure penso sia giusto ricordare, continuare a raccontare, anche se \u00e8 doloroso e faticoso, come fa la Signora Liliana Segre, perch\u00e8 il mondo deve continuare a sapere, le nuove generazioni devono conoscere dove possono arrivare la follia e la crudelt\u00e0 umana.<\/p>\n<p>Nasce allora il museo di Libeskind, a Berlino, nasce da Libeskind, figlio di due sopravvissuti, portavoce delle loro e di mille altre sofferenze.<\/p>\n<p>Nasce collegato al Berlin Museum e da l\u00ec vi si accede, perch\u00e8 la storia degli ebrei e quella dei tedeschi sono troppo legate, impossibili da separare.<\/p>\n<p>Ha la forma in pianta di un fulmine, <a href=\"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/fm-workinprogress\/2012\/01\/27\/solo-una-domanda-perche\/118-museo-ebraicomodello\/\" rel=\"attachment wp-att-135\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-135\" src=\"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/fm-workinprogress\/files\/2012\/01\/118-Museo-ebraicomodello-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/blog.professionearchitetto.it\/fm-workinprogress\/files\/2012\/01\/118-Museo-ebraicomodello-300x225.jpg 300w, https:\/\/blog.professionearchitetto.it\/fm-workinprogress\/files\/2012\/01\/118-Museo-ebraicomodello-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/blog.professionearchitetto.it\/fm-workinprogress\/files\/2012\/01\/118-Museo-ebraicomodello.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>ma anche di una stella di David smembrata e aperta da una mano cattiva. come pure sono dure, come tagliate le finestre, l&#8217;impressione che danno \u00e8 proprio di durezza, crudelt\u00e0.<\/p>\n<p>Anche lo zinco che rivestre le facciate e su cui si disegnano i tagli \u00e8 freddo e crudele. E questo voleva\u00a0trasmetterci Libeskind. Il giorno poi che Fabio ha scattato le foto era anche grigio, e faceva freddo nonostante fosse agosto, e si sentivano brividi che non venivano solo dal clima.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/fm-workinprogress\/2012\/01\/27\/solo-una-domanda-perche\/124-museo-ebraicodett\/\" rel=\"attachment wp-att-137\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-137\" src=\"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/fm-workinprogress\/files\/2012\/01\/124-Museo-ebraicodett.-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.professionearchitetto.it\/fm-workinprogress\/files\/2012\/01\/124-Museo-ebraicodett.-225x300.jpg 225w, https:\/\/blog.professionearchitetto.it\/fm-workinprogress\/files\/2012\/01\/124-Museo-ebraicodett.-768x1024.jpg 768w, https:\/\/blog.professionearchitetto.it\/fm-workinprogress\/files\/2012\/01\/124-Museo-ebraicodett..jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a>Continuando ad esplorare il museo, che non ha un criterio di funzionalit\u00e0, ma rappresenta esso stesso un&#8217;opera d&#8217;arte atta a raccontare la vita degli ebrei in Germania, si arriva alla torre dell&#8217;Olocausto.<\/p>\n<p>Vi si arriva percorrendo quella che \u00e8 definita l&#8217;Asse della Morte, e vi si accede aprendo una porta pesante e molto spessa. Si tratta di una struttura in cemento armato, non climatizzata e illuminata indirettamente solo dalla luce del giorno che entra da una feritoia in cima. Impossibile vedere fuori, impossibile capire dove ci si trova o da che parte si \u00e8 girati. Evidente riferimento ai viaggi in treno verso luoghi sconosciuti per giungere poi ai campi di lavoro. Giorni e giorni stipati in carri bestiame senza cibo ne acqua, senza possibilit\u00e0 di usare un bagno, senza niente di niente.<a href=\"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/fm-workinprogress\/2012\/01\/27\/solo-una-domanda-perche\/122-museo-ebraicodett-torre-dellolocausto\/\" rel=\"attachment wp-att-138\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-138\" src=\"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/fm-workinprogress\/files\/2012\/01\/122-Museo-ebraicodett.torre-dellolocausto-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/blog.professionearchitetto.it\/fm-workinprogress\/files\/2012\/01\/122-Museo-ebraicodett.torre-dellolocausto-300x225.jpg 300w, https:\/\/blog.professionearchitetto.it\/fm-workinprogress\/files\/2012\/01\/122-Museo-ebraicodett.torre-dellolocausto-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/blog.professionearchitetto.it\/fm-workinprogress\/files\/2012\/01\/122-Museo-ebraicodett.torre-dellolocausto.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a> La sensazione \u00e8 brutta per pochi secondi, figuriamoci cosa devono avere sofferto quelle persone.<\/p>\n<p>Una terza parte del museo \u00e8 il Giardino dell&#8217; Esilio, formato da 49 colonne (numero simbolo dell&#8217;anno di nascita dello Stato d&#8217;Israele, 1948, pi\u00f9 una, centrale, che rappresenta Berlino). Le colonne sono riempite di terra e hanno piantate sulla sommit\u00e0 piante di olivagno, a simboleggiare\u00a0come l&#8217;uomo, pur in luoghi impervi e in terra straniera, riesca a mettere radici. <a href=\"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/fm-workinprogress\/2012\/01\/27\/solo-una-domanda-perche\/119-museo-ebraicodett-giardino-dellesilio\/\" rel=\"attachment wp-att-140\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-140\" src=\"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/fm-workinprogress\/files\/2012\/01\/119-Museo-ebraicodett.-giardino-dellesilio-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.professionearchitetto.it\/fm-workinprogress\/files\/2012\/01\/119-Museo-ebraicodett.-giardino-dellesilio-225x300.jpg 225w, https:\/\/blog.professionearchitetto.it\/fm-workinprogress\/files\/2012\/01\/119-Museo-ebraicodett.-giardino-dellesilio-768x1024.jpg 768w, https:\/\/blog.professionearchitetto.it\/fm-workinprogress\/files\/2012\/01\/119-Museo-ebraicodett.-giardino-dellesilio.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a>La sensazione che si ha camminando all&#8217;interno delle colonne \u00e8 di smarrimento e perdita di equilibrio, dovuta anche al fatto che il piano di calpestio \u00e8 inclinato volutamente di sei gradi per accentuare questa sensazione.<\/p>\n<p>In sostanza, si tratta di un&#8217;opera d&#8217;arte realizzata con lo scopo di ricordare, a noi, ma soprattutto alle generazioni a venire, cos\u00e0 pu\u00f2 fare la razza umana contro se stessa, a che livelli di disumanit\u00e0 possa arrivare. Ed \u00e8 giusto che lo si ricordi perch\u00e8 tutto questo non accada pi\u00f9, anche se, lo sappiamo, non impariamo mai dai nostri errori e la faccenda che la storia \u00e8 maestra di vita \u00e8 una bufala pazzesca. Se non altro, si spera che tutto questo serva a farci porre una domanda e a farci ragionare almeno su quella. Perch\u00e8?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi \u00e8 il Giorno della Memoria, ed \u00e8 giusto ricordarlo. Perch\u00e8 oggi? Perch\u00e8 il 27 gennaio del 1945 un gruppo di soldati russi si \u00e8 trovato davanti lo spettacolo di Auschwitz. 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