{"id":429,"date":"2007-06-11T00:00:00","date_gmt":"2007-06-11T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/giordanaquerceto\/2007\/06\/11\/Le-valigie-stavano-tutte\/"},"modified":"2007-06-11T00:00:00","modified_gmt":"2007-06-11T00:00:00","slug":"le-valigie-stavano-tutte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.professionearchitetto.it\/giordanaquerceto\/2007\/06\/11\/le-valigie-stavano-tutte\/","title":{"rendered":"Le valigie stavano tutte"},"content":{"rendered":"<\/p>\n<p> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/wp-content\/uploads\/diario\/200409081\/Image\/dsc_0192rint.jpg\" border=\"0\" width=\"500\" height=\"328\" \/> <\/p>\n<p> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/wp-content\/uploads\/diario\/200409081\/Image\/completo%20verde.jpg\" border=\"0\" width=\"450\" height=\"686\" \/> <\/p>\n<p> Le valigie stavano tutte sotto al letto della stanza dei baci, (cos\u00ec chiamata per i vari Cartier Bresson e Dosneau alla parete che ritraggono baisers.) dove dormivano due mie ospiti. E poi parliamoci chiaramente una valigia d\u00e0 nell\u2019occhio. Quando la biondina, sui 20 anni, mi ferm\u00f2 per strada, chiedendomi se avevo voglia di partecipare ad una promozione fotografica, mi spieg\u00f2 che mi avrebbero truccata e pettinata, mi avrebbero fatto delle foto e poi, nel caso mi fossero piaciute le avrei potute comprare. Verso i 20 anni, mi gir\u00f2 spesso per la testa, un\u2019idea del genere, ma un book costava tanto e poi, no nacque mai la reale possibilit\u00e0.. Mi raccomanda : viso pulito e capelli puliti e 3 cambi di vestiario. Presentarsi con mezzo guardaroba schiattato in un trolley, non era veramente il caso. Per cui due borse grandi di carta rigide, racimolate dall\u2019armadietto, dove riposa la bombola del gas di cucina, grazie all\u2019ordine materno di qualche mese fa, sarebbero andate bene. Due non una. \u00c8 domenica mattina presto, (le 9.30 A Barcellona rappresentano la domenica mattina presto) e mi sento due occhiaie tremende, visto che alle 3 della notte stavo ancora parlando al telefono con Roma. E anche tenendo conto della voglia di Diazepan dei giorni scorsi, delle 4 ore notturne quotidiane degli ultimi tempi, dell\u2019anarchia pi\u00f9 totale adottata nell\u2019alimentazione&#8230; insomma n\u00e0 vitaccia.. Metto nelle borse, quello che mentalmente avevo organizzato il giorno prima, e in pi\u00f9 l\u2019unico paio di sandali tacco 100 che ho. Aaggiungo nella mia borsa preferita di Alviero Martini, come sempre, Ipod, chiavi, telefono, soldini e soldoni, per pagare la mia nuova avventura, cosciente, della mia propensione all\u2019essere fotogenica. Top bianco, gonna bianca e mocassini, faccia acqua e sapone e capelli ben legati, stretti stretti\u2026 sulla soglia di casa, squilla il telefono \u00e8 Xavi, mi fa. &#8220;senti stavo pensando, se non sei mai stata in questo studio, e non conosci nessuno, perch\u00e8 non mi dai l&#8217;indirizzo e il telefono, sono un p\u00f2 preoccupato, o vuoi che ti accompagno? faccio in un momento&#8230; <\/p>\n<p> no guarda davvero, sono in perfetto orario, prendo un taxi, l&#8217;indirizzo \u00e8 questo e bla bla&#8230; grazie per esserti preoccupato per me. <\/p>\n<p> Una volta entrata nel taxi, il tassista mi fa notare che non ho chiuso bene la porta, la riapro e la richiudo cileccando, una ves mas. Ci riprovo ancora e la chiudo bene. &#8230;.&#8221;La ma\u00f1ana se tiene che desayunar bien!&#8221; mi fa il tipo, grassoccio ma simpatico, che \u00e8 al volante. Gli rispondo che latte scremato e cereali integrali, vanno pi\u00f9 che bene, sa, \u00e8 per la linea\u2026. immedesimandomi ancor di pi\u00f9 nella parte. Prende Arag\u00f2n e poi scende per la calle Bailen, alla radio Kate Bush&#8230;.tutto bene tranne il cognome, e penso a Roma&#8230;e alle birre con il faccione del guerrigliero americano, incollato sulle bottiglie, che si vendevano venerd\u00ec a campo dei fiori&#8230;. Siamo in pieno example, a due blocchi dalla sagrada famiglia. Al numero 122 si trova, lo studio fotografico Daylight. Sono le 11, guay, per le fottutissime cose che mi interessano, spacco il minuto, diobbono. Il nome dello studio sul citofono \u00e8 piccolo piccolo, si avvicina una ragazza con le chiavi e le chiedo se va allo studio, \u201cno, per\u00f2 vivo di fronte\u201d.Mentre saliamo le scale, le chiedo se sa come lavorano quelli di Daylight, e mi dice che li conosce solo come vicini, per\u00f2 c\u2019\u00e8 sempre un bel via vai. sulla porta, mi accoglie una ragazza, la cui fisionomia, mi fa sfuggire la sua etnia. Pelle scura, capelli biondo-dorato, una t-shirt grigia le cade da un lato scoprendole la spalla, e mostrando una bretellina nera e un paio di jeans, le fasciano una bella 42. Mi da la tipica scheda da compilare, come mi sarei aspettata, dove non firmo l\u2019autorizzazione all\u2019utilizzo delle foto, per pubblicit\u00e0 dello studio. Ad aspettare con me, una ragazzina sui 16 anni, accompagnata dai genitori..penso: col target ci siamo, andiamo bene. Li invitano ad entrare nella sala trucco, alla quale d\u00f2 una sbirciatina. Presto mi rendo conto che l\u2019addetta al maquillage \u00e8 sola, e mi tocca aspettare il turno della baby, accompagnata dai suoi. Ci sono ovviamente foto dappertutto. Dlla sinistra del sof\u00e0 rosso sul quale mi trovo, sfogliando riviste e ascoltando il mio Ipod, proviene una luce porpora. C\u2019\u00e8 un faro acceso e il filtro colorato, accentua ancor di pi\u00f9 l\u2019 ambiente cool. Chiedo a miss spalla da fuori, chi \u00e8 il fotografo e mi indica la seconda stanza a destra. Entro e vedo un bambino sui 20 anni, che lavora al pc. Sei tu il fotografo? Si, \u201ceres muy joven\u201d gli tiro addosso senza scrupoli, chiude secco ma sorridendo: tu tambien. Si chiama Erik. <\/p>\n<p> ritorno al sof\u00e0 e dopo un p\u00f2&#8230;. <\/p>\n<p> Tocca a me. Presentazioni. La maquilladora \u00e8 messicana. E mi dice che Erik, \u00e8 americano, del Connecticut. E mormora: si \u00e8 molto giovane ma \u00e8 bravissimo. Lei invece \u00e8 delicatissima. Mi tocca come se fossi di porcellana e mi trucca come se fossi un quadro. Zigzagando con i suoi minuscoli pennellini e tamponandomi con mille spugnette rosa, che cambiano colore a seconda del tipo e della quantit\u00e0 di fondotinta, di cui sono impregnate. Ovviamente esce fuori, lui, il re dei miei argomenti: il viaggio. Le chiedo se \u00e8 pericoloso andare da DF a Cancun con autobus e treni. Risposta affermativa. Shit, se lo dice lei&#8230; Tutto fatto, mi lascia due minuti mentre raccogliere un attimo i capelli della baby, che \u00e8 appena rientrata, in un elegante scign\u00f2n. Torna da me. Mancano solo le labbra. Come le facciamo? mi chiede. Non le facciamo, dico. Come no? Credo che sarebbe meglio non appesantire la cosa, e poi i rossetti non mi sono mai piaciuti. Ci accordiamo per un leggero lucidalabbra che lascia strascichi di colore&#8230;un tono su tono se vogliamo. Mi piastra, gira e rigira i capelli in 5 minuti, perch\u00e9 sa che Erik, sta per terminare e presto tocca a me. Il fotografo mi dice di appendere nello spogliatoio tutti gli abiti che ho portato, in modo da scegliere insieme quelli da indossare e soprattutto la sequenza. Inizio con un completo, che gli faccio notare, \u00e8 sgualcito. Dice che non si noter\u00e0. \u00c8 uno dei miei completi favoriti, del mio colore favorito, ricordo di tante serate indimenticabili; comprato alla Mango un pomeriggio di qualche anno fa, in cui io e Sandra, aprivamo le tende delle cabine dopo aver provato e alzavamo o abbassavamo il pollice, rispondendo agli sguardi interrogativi e complici, tipici di due amiche. Questo completo \u00e8 molto me. Il verde militare \u00e8 molto me. Secondo cambio, unico abito nero (tuta) un attimino elegante che ho. Comprato, udite udite nel lontano 1999 a via Chiaia, a Napoli. Insomma, lo spendere soldi per l\u2019abbigliamento veramente non fa per me, la fede sapete qual\u2019 \u00e8: viaggiare viaggiare viaggiare. In ultimo camicia bianca aperta e jeans blue, cravatta. Capelli bagnati, questi li ho chiesti io, anche se si notano poco. \u2026.Smorfie, un po\u2019 pi\u00f9 avanti, inclina la testa, no no, non cos\u00ec, un po\u2019 pi\u00f9 a destra, one more, ok, one more, girati, una di spalle, sposta tutti i capelli a sinistra, vieni in avanti, un po\u2019 in pi\u00f9, guarda me, guarda me, ok, one more, guarda in alto, inclina a destra, abbassa le mani, ok, una mas, una mas, toccati il braccio, si, ferma, ferma, perfetto, alza i capelli, si cos\u00ec brava, sorridi, ok, one more. Posso avere un caff\u00e8? Certo\u2026.fammene una con la tazza. Me ne fai una con il filtro porpora che ho visto stamattina? The Strokes fanno da cornice trasparente. Le ultime fotografie sono sempre in jeans, mi volto di spalle e mi cambio l\u00ec con lui nella stanza (20 anni, povera gioia) solo la parte di sopra. C\u2019\u00e8 un top, con il quale voglio farmene un paio, assolutamente. Fine. Scendo a comprarmi un panino, Erik, mi indica perfino, in questa domenica deserta barcellonese, dove trovo qualche bar aperto. Dietro il banco, con camice blu, la ragazza mi fa: De<br \/>\n tortilla? Venga, vale. Coca-cola light, che rigenera e su per le scale un\u2019altra volta. Ad aspettarmi c\u2019\u00e8 la tipa che ritocca le foto, davanti a un mac, schermo 20 pollici. \u00c8 francese, bionda e maneggia il mouse con destrezza. Le dico, no grazie, io voglio le mie rughe da 33 enne, le macchie e soprattutto le occhiaie. Qualcosa ancora trapela, dopo il trucco e te credo\u2026. Smanetta per farmele scegliere e me ne cambia qualcuna in bianco e nero. Figo, penso. Belle credo. Tanto per essere in tono col mio modo di essere pago met\u00e0 delle foto in contanti e met\u00e0 con carta di credito. La vita \u00e8 bella perch\u00e9 \u00e8 varia. Chiacchiero con Erik, ci scambiamo le mail a penna, nessuno dei due ha bigliettini a portata di mano, mi augura un ottimo viaggio. Scendo le scale, \u201cflotando\u201d. L\u2019ego \u00e8 a 3000 e il Diazepan \u00e8 lontano. <\/p>\n<p> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/wp-content\/uploads\/diario\/200409081\/Image\/dsc_0205rint.jpg\" border=\"0\" width=\"500\" height=\"328\" \/> <\/p>\n<p> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/wp-content\/uploads\/diario\/200409081\/Image\/dsc_0214rint.jpg\" border=\"0\" width=\"500\" height=\"328\" \/> <\/p>\n<p> che il fotografo era giovane, si capisce da come mi ha tagliato le mani&#8230;.comunque l&#8217;album delle foto complete, si trova nel sito web, in costruzione, che sar\u00e0 anche il sito ufficiale del viaggio! rimanete sincronizati e lo sveler\u00f2 presto! <\/p>\n<p> statevi bene <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le valigie stavano tutte sotto al letto della stanza dei baci, (cos\u00ec chiamata per i vari <a href=\"https:\/\/blog.professionearchitetto.it\/giordanaquerceto\/2007\/06\/11\/le-valigie-stavano-tutte\/\">[continua]<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":9,"featured_media":2045,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-429","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v24.7 - 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