{"id":7,"date":"2006-11-05T00:00:00","date_gmt":"2006-11-05T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/pescipensieri\/2006\/11\/05\/Lo-Zeitgeist-\u00e8\/"},"modified":"2006-11-05T00:00:00","modified_gmt":"2006-11-05T00:00:00","slug":"lo-zeitgeist-e","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.professionearchitetto.it\/pescipensieri\/2006\/11\/05\/lo-zeitgeist-e\/","title":{"rendered":"Lo Zeitgeist \u00e8"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>Lo Zeitgeist \u00e8 quello che pi\u00f9 mi preme, intento a entrare nel mio tempo. Questo blog ricerca le contraddizioni dell&#8217;esistente volendone scovare le segrete connessioni.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>E&#8217; un bricolage di sociologia. Valvola di sfogo della contemplazione. Arte povera dell&#8217;osservazione. Infatti \u00e8 gratis, sia per me, che per voi.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>Buona lettura.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font><br \/><\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><b><font>Istantanea di Lisbona<\/font><\/b><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>Lo spirito di Lisbona \u00e8 obliquo. Fatta di continue salite e discese, si famigliarizza presto con gli spostamenti in diagonale. E&#8217; sfiaccante camminarci, ma la citt\u00e0 non \u00e8 claustrofobica. L&#8217;oceano, l&#8217;orizzonte \u00e8 l\u00ec, a due passi, che si incontra col fiume. La citt\u00e0 confina coll&#8217;infinito. Alcuni bar sembrano quelli di Guerre Stellari, in un pianeta sconosciuto, con esseri bizzarri e strani al bancone, fatti in modi diversi. Provenienti da ogni dove, essi concretizzano la globalizzazione di questo avamposto metropolitano dell&#8217;impero, una volta centro di un impero tutto suo. Lisbona come New York, come Londra, Milano, Rio. Diversit\u00e0 intrecciate, mischiate. Laboratorio creativo, negozi stravaganti. Chiacchiere di ogni tipo riempiono la vita all&#8217;aperto di Bairro Alto di politica, cori di italiani in vacanza, cocktail. Una citt\u00e0 bohemien, che ha fatto della strada il salotto in pendenza di un&#8217;aspirante classe creativa. Gli unici posti liberi che \u00e8 possibile trovare sul marciapiede sono quelli segnati da chiazze di non si sa quale liquido. Il resto \u00e8 tutto una fila di americane, capoverdiani, francesi in infradito. Sbracati, stesi, legittimamente informali. Residenti, qui? Lisbona \u00e8 un passaggio obbligato, corridoio tra mondi diversi, a cui non ha mai voltato le spalle. Essa non \u00e8 Caput Mundi, come Roma. Pi\u00f9 come Brindisi, \u00e8 fatta per essere passata. Oltre il mare, c&#8217;\u00e8 l&#8217;altra met\u00e0 del mondo.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font><br \/><\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font><b>Bello, utile, tempo<\/b> <\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>C&#8217;\u00e8 nell&#8217;utile un&#8217; idea del futuro assente nel bello. L&#8217;utile sta al futuro come il bello sta al presente. Il primo sottende il rinvio del piacere, il secondo l&#8217;estasi.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>Quello di &#8220;utile&#8221; \u00e8 un concetto figlio della modernit\u00e0. Nella produzione seriale della fabbrica fordista ha avuto il suo successo storico. Persino il corpo doveva essere UTILE al lavoro, alla produzione, VALIDO alla guerra. Le braccia evocavano il lavoro manuale, che stringessero una falce, un fucile o una leva meccanica.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>Nella postmodernit\u00e0, invece, gli oggetti diventano utili tanto pi\u00f9 quanto servono all&#8217;appagamento sensibile. Dalle localit\u00e0 turistiche al corpo umano tutto si trasforma in favore dell&#8217;appagamento estetico: utile e bello si fondono. Ci si riappropria dell&#8217;ornamento, come diritto sacrosanto al godimento sensibile.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>Avere un corpo nn \u00e8 pi\u00f9 un&#8217; inevitabile cirocostanza della natura umana, ma \u00e8 avere un oggetto di cui si ha piena coscienza, controllabile, monitorabile, ornabile attraverso le pratiche del piercing o del tatuaggio. La coscienza del corpo si affianca alla coscienza della nostra individualit\u00e0, diviene sede di un progetto, luogo di un&#8217;espressione, opera d&#8217;arte. Le uniche leve da spostare non sono pi\u00f9 nelle fabbriche, ma nelle sale di fitness. E poi basta guardarsi attorno: se un tempo il corpo \u201cserviva\u201d, adesso \u201cevoca\u201d. Se prima si &#8220;usava&#8221; ora si &#8220;esibisce&#8221;. <\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>Motivi floreali e luccichii dappertutto, nelle auto, nelle sedie e nelle birrerie. <b>L&#8217;intimit\u00e0 e la vita pubblica si fondono nei reality show, nelle riviste mondane, nella politica che diventa spettacolo, fatta di logo ammiccanti e jingle pubblicitari, di variopinti logo politici. <\/b>Il volgare si sdogana nei video-clip, livellando il comportamento di ricchi e poveri. Sono questi ultimi, presenti e precari ovunque, sono loro a configurare il carattere rischioso, istintivo e nomade dell&#8217;uomo del nostro tempo.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font><br \/><\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><b><font>Ornamento<\/font><\/b><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>L&#8217;ornamento viene alla ribalta in tutta la sua potenza, misteriosa e non quantificabile logicamente o economicamente. Esso fluisce dalle nostre case, passa come edera sulla nostra pelle, attraverso i nostri indumenti, riflessa negli schermi televisivi, nei siti internet, sfavillanti e omni-pacchiani. Il nostro mondo \u00e8 un teatro conformato secondo Las Vegas. I tatuatori sbancano, Adolf Loos sbianca, insieme a tutti coloro che assolutizzavano il concetto di utile. <\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>Evidentemente la soglia d&#8217;uso dell&#8217;oggetto \u00e8 arretrata nel campo della contemplazione. Probabilmente perch\u00e8 si sono persi di vista fini pi\u00f9 distanti. Lungi dall&#8217;essere un delitto, l&#8217;ornamento, forse, \u00e8 un&#8217;indice prezioso. Da esso \u00e8 possibile risalire all&#8217;attribuzione che un&#8217;epoca conferisce al proprio tempo. All&#8221;orizzonte fino a cui \u00e8 capace di vedere.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><strong><font>Tempo<\/font><\/strong><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>L&#8217;attimo \u00e9 la cosa pi\u00f9 colta che si pu\u00f2 trovare in giro. Il presente il primo tempo che si impara. Eraclito, fosse nato adesso, lo avrebbero messo a fare il testimonial di un&#8217;agenzia immobiliare a recitare il suo motto con l&#8217;indice puntato, tipo Zio Sam.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font><br \/><\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font><br \/><\/font><\/p>\n<p><b><font>Etica ed estetica<\/font><\/b><\/p>\n<p><font>Etica ed estetica sono parametri di giudizio di qualunque cosa facciamo. Ogni gesto (ogni comportamento) ha una quantit\u00e0 dell\u2019una e una quantit\u00e0 dell\u2019altra. Ha effetti su di noi? Estetica. Ha effetti sugli altri? Etica. Qualsisi attributo di un&#8217;azione si dibatte intorno a questi entrambi legittimi aspetti come in un pendolo eterno. <\/font><\/p>\n<p><font>Senza estetica non esisterebbe l\u2019arte per esempio. Ma non esisterebbe neanche il consumo. La stessa nostra societ\u00e0 dei consumi, mette l\u2019accento sulla nostra propensione a godere delle cose e di ricavarne effetto suppostamente benefico. E\u2019 il fondamento della pubblicit\u00e0 e, quindi, dell\u2019economia. Sotto ogni finanziaria c\u2019\u00e8 questo principio che regge tutto. Ogni ferreo razionalista allergico all&#8217;edonismo ammetta il suo lato estetico. Quando rimette per venti volte la stessa traccia musicale. Quando sceglie una carta da parati. Quando non capisce perch\u00e8 palpita il cuore di fronte a elementi neutri riuniti insieme a configurare la bellezza. Perfino quando dice del candidato che voter\u00e0: porca miseria oh, con &#8216;sta faccia che ha proprio non vinceremo mai! Cos\u00ec la magia della bellezza, l\u2019illusione, l\u2019ebbrezza, lo scherzo, si portano via tutt\u2019una volta la ragion pura.<\/font><\/p>\n<p><font>Quando scoprono tutte le loro debolezze, mollezze, commozioni possibili, gli uomini si scoprono estetici. E il consumo ha spostato definitivamente il pendolo dalla parte dell\u2019estetica. Altro che vivere una vita come un\u2019opera d\u2019arte, qua tutti sono piccoli Oscar Wilde, ormai. I nervi sono sempre a fior di pelle e tutti vogliono viaggiare in prima, come dice il Liga, facendo nervosamente vibrare il motore sotto i piedi. <\/font><\/p>\n<p><font>E\u2019 l\u2019etica, il vero problema del nostro tempo. Non un problema scomodo, ma aperto e interessante, perch\u00e8 invita a discussioni interessanti. Etica e consumo, non vanno proprio d\u2019accordo, raggiungono talvolta un compromesso, ma leggero, vano. E il secondo vince sempre. Sono come quel simbolo col nero e bianco che si compenetrano, quello che poi ha una pallina bianca nel nero e una nel bianco? O \u00e8 lo stesso concetto di etica che scomparir\u00e0 si trasformer\u00e0? E\u2019 dav<br \/>\nvero l\u2019emozione l\u2019unica moneta del nostro tempo, come dice Maffesoli (Elogio della ragione sensibile)? Se l&#8217;etica \u00e8 preoccupazione per il prossimo, implicazione nel destino dell&#8217;altro, \u00e8 forse l&#8217;estetica la sua finalit\u00e0? Domande per ora senza risposta. E&#8217; notte, fuori piove. E&#8217; Ottobre. <\/font><\/p>\n<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><b><font>Televisione<\/font><\/b><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>Nella Televisione ogni narrazione \u00e8 giocata sul memento, non esistono tempi morti, non ci sono sprechi, ma ogni cosa \u00e8 tagliata, montata, selezionata, velata da colonna sonora. <\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>E&#8217; come se per ogni spot preparassero un esame di progettazione.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>Perfino i servizi di Santoro ricorrono al trucco, all&#8217;illusione , attraverso il montaggio la musica, la drammaticit\u00e0. Il maquillage del realismo \u00e8 qualcosa da indagare a partire da Courbet.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>Ogni micronarrazione \u00e8 appositamente filtrata, studiata, univoca. Prodotto di estenuante lavoro d&#8217;estetizzazione. Al punto da farci chiedere: \u00e8 pi\u00f9 importante il messaggio o la forma che esso ha?<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>La TV. Vecchia amica e nemica. Il suo scopo \u00e8 essere figa e ammiccante. Seducente come un sorriso atletico. Spericolata come la vita di Steve McQueen. Nel migliore dei casi ci riesce. Nel peggiore copia se stessa, vestendosi sempre uguale.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>La televisione ha consacrato il momento, l&#8217;episodio, il fugace. Gli spot istruiscono il popolo come i grandi affreschi di un tempo. Sdogananano atteggiamenti, dicono &#8220;puoi fare cos\u00ec da domattina, puoi usare questa parola, metterti questa maglietta, liberare questa parte di te&#8221;. I suo personaggi diventano stelle fisse delle nostre costellazioni mentali e sociali. <\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font><br \/><\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><b><font>Nomade<\/font><\/b><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>Il nomade ha un rapporto intimo-sopravvivente con il suo ambiente. Il suo senso di mobilit\u00e0 non \u00e8 sociale, ma semplicemente spaziale. Non usa simboli del consumo per farsi riconoscere e assurgere ad un&#8217; identit\u00e0. I meccanismi di riconoscimento della sua realt\u00e0 sono da ricercare nelle dinamiche interne della sua communitas mobile. Al di l\u00e0 di quella vi \u00e8 la sola relazione istintiva di consumo frenetico e animalesco, dell&#8217;ambiente circostante.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font><br \/><\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><b><font>Estetica II<\/font><\/b><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>L&#8217;uomo occidentale \u00e8 immerso in un&#8217;estetica dell&#8217;oggetto che definisce la sua identit\u00e0. Le sue sono regole cos\u00ec forti che \u00e8 impossibile sottrarvisi. Gli oggetti posseduti ed esibiti sono parole d&#8217;un vocabolario comune, attraverso il quale si dimostra di appartenere ad una comunit\u00e0 (o a pi\u00f9 comunit\u00e0) e allo stesso tempo si cerca la differenziazione adatta a ribadire la propria identit\u00e0 (o le proprie identit\u00e0).<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>Dal vestiario all&#8217;automobile, alla casa: ci\u00f2 che \u00e8 sottoposto all&#8217;attenzione dei sensi, comunica. Anche chi si rifiuta, adotta l&#8217;immagine di quello che si rifiuta. Cosa interessante, il vocabolario sensibile \u00e8 inevadibile, inevitabile.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>La sensualit\u00e0 dell&#8217;uomo occidentale \u00e8 proprio in questo suo vocabolario estetico, ossia non articolabile con parole, n\u00e8 con discorsi, n\u00e8 trattati. Le parole possono solo rincorrere l&#8217;immagine, o il gesto-evento, come tanti nani che si affannano a rincorrere un gigante.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>La nostra cultura \u00e8 fortemente estetizzante e irrazionale, poich\u00e8 condensa negli oggetti, nell&#8217;immagine e negli eventi alte densit\u00e0 di significato. <\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font><br \/><\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><b><font>Oggetti e consumo<\/font><\/b><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>La caratteristica principale del consumismo \u00e8 il nostro rapporto con gli oggetti e con le esperienze. <\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>Gli oggetti non hanno pi\u00f9 relazione cn le consuetudini quotidiane. Nuove consuetudini ora, Non pi\u00f9 i campi, ma tastiere, telefonini. Non pi\u00f9 piazze, ma reti. Nuovi gesti, nuove azioni integrate in un nuovo stato naturale delle cose allestito dalla tecnologia. <\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>Il cibo, la musica, la danza, la moda, vengono da chiss\u00e0 dove. Il rapporto che abbiamo con loro \u00e8 prima di attrazione, poi di consumo e quindi di passeggera sensazione di saziet\u00e0 emotiva,<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>In compenso abbiamo una variet\u00e0 dell&#8217;offerta qualitativa di queste esperienze, superiore alla norma, limitata dalla capienza del nostro portafogli, ma, d&#8217;altro canto, sempre pi\u00f9 low-cost. Forse proprio il low cost dell&#8217;accesso al consumo di esperienze \u00e8 il fine del nuovo senso etico? Se avete risposte scrivetemi pure. Sembra che la democratizzazione del globo \u00e8 prima di tutto un democratizzazione del consumo.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>Qualcosa di positivo al consumo sopravvive, solo se si \u00e8 in grado di stabilire delle connessioni tra queste esperienze, se si \u00e8 in grado di metterne insieme i pezzi, facendone dei ragionamenti.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>Insieme all&#8217;offerta di sensazioni, si \u00e8 allargato tremendamente il materiale su cui poter ragionare.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font><br \/><\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><b><font>Fabrizio<\/font><\/b><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>Di questo blog nn ne sa niente nessuno. Sono pensieri avviati alla fluenza nelle correnti del WEB. Qualcuno ogni tanto, magari per errore, ne vede qualcuno passare.. Fu Fabrizio Mirabella, circa due anni fa, a dirmi come dovevo fare per avviare PesciPensieri, con chi dovevo parlare. Ricordo solo la sua disponibilit\u00e0, la sua professionalit\u00e0. Ma dal suo blog emergeva anche un mondo interiore fatto di suggestioni profonde, di simbolismi, esotismo. <b>Internet, notturna per eccellenza, \u00e8 il fiume Nilo dove scrosciano gli inconsci, gli aspetti della realt\u00e0 che non ci aspetteremmo, la parte d&#8217;ombra dello scenario barocco in cui siamo immersi.<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm\"><font>Fabrizio nei suoi post parlava di buone stelle sotto cui incontrarsi, un giorno. Non ci siamo pi\u00f9 riusciti, ma fa niente: adesso lui \u00e8 l\u00ec in mezzo a quelle stesse stelle.<\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo Zeitgeist \u00e8 quello che pi\u00f9 mi preme, intento a entrare nel mio tempo. 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