{"id":1,"date":"2010-07-08T00:00:00","date_gmt":"2010-07-08T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/sottolatorre\/2010\/07\/08\/Architettesse-in-Giordania---Parte-Seconda\/"},"modified":"2010-07-08T00:00:00","modified_gmt":"2010-07-08T00:00:00","slug":"architettesse-in-giordania-parte-seconda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.professionearchitetto.it\/sottolatorre\/2010\/07\/08\/architettesse-in-giordania-parte-seconda\/","title":{"rendered":"Architettesse in Giordania &#8211; Parte Seconda"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #ff0000\"><strong>Petra \u00e8 incredibile.<\/strong><\/span> Riparata, quasi nascosta nel cuore delle montagne della Giordania meridionale, \u00e8 avvolta dal mistero che avvolge le &#8220;cose&#8221; di una meraviglia rara e quasi &#8220;<em>sovrumana<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/wp-content\/uploads\/diario\/200706181\/Image\/giordania2\/4_siq_3.png\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p><em>(L&#8217;architettessa mentre percorre il Siq)<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/wp-content\/uploads\/diario\/200706181\/Image\/giordania2\/5_siq_3.png\" border=\"0\" width=\"407\" height=\"542\" \/><\/p>\n<p><em>(Il Siq, ancora)<\/em><\/p>\n<p>La sua bellezza risiede in qualcosa che \u00e8 al tempo stesso <em>concreto e impalpabile, indescrivibile<\/em>. Trovarsi davanti al Tesoro alle sette di mattina dopo aver percorso il Siq \u00e8 <span style=\"color: #008000\">una delle cose per cui vale la pena di vivere. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #008000\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/wp-content\/uploads\/diario\/200706181\/Image\/giordania2\/1_il_tesoro_alla_fine_del_siq.png\" border=\"0\" width=\"331\" height=\"440\" \/><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #008000\"> <\/span>E non \u00e8 solo il potere dell&#8217;architettura: \u00e8 l&#8217; &#8220;<em>unicum<\/em>&#8221; di Petra che conquista, lo stretto connubio, la &#8220;simbiosi&#8221; di architettura e ambiente circostante. E&#8217; l&#8217;emergere delle architetture dalle pareti rocciose, quasi come &#8220;prigioni&#8221; di Michelangelo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/wp-content\/uploads\/diario\/200706181\/Image\/giordania2\/15_altre_tombe.png\" border=\"0\" width=\"440\" height=\"328\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/wp-content\/uploads\/diario\/200706181\/Image\/giordania2\/17_la_tomba_del_soldato_romano.png\" border=\"0\" width=\"440\" height=\"329\" \/><\/p>\n<p>E&#8217; il colore incredibile delle pietre, che virano dal bianco al porpora all&#8217;arancio, che sono materiale e ornamento al contempo dell&#8217;architettura. Abbiamo passato a Petra due giorni, scegliendo itinerari meno turistici e un piuttosto impegnativi, un sali scendi sali scendi continuo. Ma i panorami che abbiamo visto sono assolutamente unici. Testimoni a mio avviso di un tempo in cui l&#8217;uomo sapeva convivere con l&#8217;ambiente che lo circondava, conoscerlo e farselo <em>alleato<\/em>, anzich\u00e8 piegarlo e provocarlo. E queste architetture che escono dalle rocce ne sono un emblema tra i pi\u00f9 alti raggiunti dalla storia umana.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/wp-content\/uploads\/diario\/200706181\/Image\/giordania2\/23_il_tesoro_alle_sei_di_sera_quella_sono_io.png\" border=\"0\" width=\"410\" height=\"547\" \/><\/p>\n<p><em>(Il Tesoro alle sei di pomeriggio. L&#8217;esserino seduto sono io.)<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/wp-content\/uploads\/diario\/200706181\/Image\/giordania2\/15_imprenditore_locale.png\" border=\"0\" width=\"440\" height=\"330\" \/><\/p>\n<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/wp-content\/uploads\/diario\/200706181\/Image\/giordania2\/14_monastero_venuto_meglio.png\" border=\"0\" width=\"440\" height=\"328\" \/><\/p>\n<p><em>(Il Monastero, che il realta&#8217; di monastico non ha mai avuto nulla)<\/em><\/p>\n<p>Ancora storditi dalle meraviglie di Petra, ci siamo spinti ancora pi\u00f9 a sud, nel deserto del <span style=\"color: #800080\">Wadi Rum<\/span>, dove abbiamo passato un giorno e mezzo, pernottando nell&#8217;accampamento di <span style=\"color: #800080\">M&#8217;zied<\/span>, beduino &#8220;dinamico&#8221; con una trama tentacolare di figli. Il Wadi Rum, uno dei pi\u00f9 spettacolari ambienti naturali del Medio Oriente, \u00e8 un &#8220;compromesso&#8221; tra il deserto dell&#8217;immaginario comune (sabbia e dune) e il deserto all&#8217;americana, con picchi rocciosi scolpiti e ben definiti che emergono all&#8217;improvviso nelle distese di sabbia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/wp-content\/uploads\/diario\/200706181\/Image\/giordania2\/7_dallalto.png\" border=\"0\" width=\"440\" height=\"333\" \/><\/p>\n<p><em>(Dall&#8217;alto di uno dei montarozzi su cui ci eravamo arrampicati)<\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/wp-content\/uploads\/diario\/200706181\/Image\/giordania2\/15_a_scendere_di_culo_dal_ponte.png\" border=\"0\" width=\"440\" height=\"331\" \/><\/p>\n<p><em>(L&#8217;architettessa mentre scende &#8220;di deretano&#8221; da un altro montarozzo)<\/em><\/p>\n<p>Ci siamo arrampicati ovunque (ho scoperto un <em>connaturato talento per l&#8217;hiking <\/em>che ignoravo), abbiamo scalato dune, camminato quasi in verticale per raggiungere la sommit\u00e0 di un ponte naturale tra due montarozzi, abbiamo visto tante di quelle stelle quella notte che non pensavo nemmeno che esistessero. M&#8217;zied ci ha diviso in gruppi e ci ha affidati alle amorevoli cure dei pargoli, che guidavano le jeep con una disinvoltura a tratti inquietante, catapultandosi ultrasonici tra un sito e l&#8217;altro. Inoltre il sant&#8217;uomo ha preparato la cena tenendo premurosamente conto del mio regime alimentare, cosa che mi ha quasi commosso. Il dopo cena \u00e8 un ricordo piuttosto <em>confuso<\/em>, o pi\u00f9 probabilmente i<em>nesistente<\/em>, essendo passati dalla tavola alla posizione orizzontale senza soluzione di continuit\u00e0. I due giorni di Petra con sveglia alle cinque e la giornata di &#8220;free climbing&#8221; autodidatta nel deserto ci avevano ciucciato ogni linfa vitale. La gitarella nel deserto si chiude col <span style=\"color: #800080\">cammello<\/span>, in sella al quale ho sperimentato <em>due delle ore pi\u00f9 lunghe della mia vita<\/em>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/wp-content\/uploads\/diario\/200706181\/Image\/giordania2\/6_io_che_ancora_ridevo.png\" border=\"0\" width=\"440\" height=\"330\" \/><\/p>\n<p><em>(L&#8217;architettessa, che ancora rideva, sul cammello)<\/em><\/p>\n<p>La prima mezz&#8217;ora \u00e8 stata molto <em>gradevole<\/em>: finalmente il deserto visto ad una velocit\u00e0 umana, da un&#8217;altezza insolita e cullata da un piacevole sensazione di galleggiamento sinuoso. <em>La seguente ora e mezzo ha piano piano assunto i contorni dell&#8217;incubo:<\/em> la luce mi tormentava (e mi spaventava, memore della lesione alla cornea dello scorso agosto); il galleggiamento mi si ripercuoteva dai reni su su fino allo stomaco; una specie di maniglia a forma di cilindro allungato, ancorata sulla sella dietro alla mia schiena, mi si conficcava tra le vertebre ad ogni passo ; la coperta ruvida con cui era stato sellato l&#8217;animale scavava impietosa, nonostante i pantaloni, l&#8217; <em>epidermide tenerella del mio deretano<\/em>.<\/p>\n<p>Ho portato <em>fieramente <\/em>le conseguenze dell&#8217;ultimo punto per tre settimane. Anche perch\u00e8 sulle suddette aveva infierito il <span style=\"color: #800080\">Mar Morto<\/span>, salatissimo, su cui ci siamo letteralmente spalmati la sera stessa. Qui ce la siamo <em>goduta come due maialini<\/em>: sole, mare, venticello, piscine, succhi e frutta a volont\u00e0, fanghi naturali. Il posto ideale per lasciarsi andare al <em>rincoglionimento pi\u00f9 estremo e compiaciuto <\/em>dopo quattro giorni da leoni. Il viaggio potrebbe finire qui, con l&#8217;Architettessa che vi saluta da bordo piscina mentre trangugia un succo di frutti misti&#8230;perch\u00e8 \u00e8 l\u00ec che vorrei essere rimasta, comprensibilmente.<\/p>\n<p>Escludendo la scontata &#8220;sindrome costa crociere&#8221; sono tornata a lavoro energica, piena di buoni propositi (per futuri viaggi), con gli occhi e le testa pieni di cose bellissime, ricaricata e soprattutto arricchita spiritualmente, come dire&#8230;viaggiare \u00e8 veramente cibo per l&#8217;anima, questo viaggio mi ha dato emozioni, spunti e suggestioni che dureranno molto e che &#8220;nutriranno il mio spirito&#8221; per moltissimo tempo. Complimenti per la pazienza dimostrata arrivando a leggere fino a quaggi\u00f9.<\/p>\n<p>E anche per stasera, da Fitzjohn&#8217;s Ave, \u00e8 tutto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Petra \u00e8 incredibile. 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