{"id":11,"date":"2010-01-06T00:00:00","date_gmt":"2010-01-06T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.professionearchitetto.it\/sottolatorre\/2010\/01\/06\/l'anno-della-cicogna\/"},"modified":"2010-01-06T00:00:00","modified_gmt":"2010-01-06T00:00:00","slug":"lanno-della-cicogna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.professionearchitetto.it\/sottolatorre\/2010\/01\/06\/lanno-della-cicogna\/","title":{"rendered":"l&#8217;anno della cicogna"},"content":{"rendered":"<p><strong><span style=\"color: #ff0000\">Buongiorno cittini vicini e lontani, e un caloroso augurio di un luminoso 2010, ricco di sorprese!<\/span><\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;architettessa \u00e8 tornata all&#8217;ovile londinese nella tarda serata del 2, dopo una settimana tra le Crete e tre giorni a Innsbruck. Il ritardo mostruoso con cui vi faccio gli auguri \u00e8 dovuto al fatto di essere vissuta ben 12 giorni senza internet. Un record quasi assoluto, vissuto con <em>sorprendente scioltezza<\/em>. E che mi ha permesso di raggiungere un traguardo che avrei creduto <em>impossibile<\/em>: <span style=\"color: #008000\">vivere per quasi due settimane senza facebook<\/span>. Il mio orticello virtuale sar\u00e0 in stato di putrefazione avanzata ed i regali di Natale sotto l&#8217;alberello digitale probabilmente scaduti. Anno nuovo vita nuova, si dice: in realt\u00e0 ritornare alla consolidata routine \u00e8 stata quasi una <em>coccola<\/em>, ed il ritorno meno traumatico di quello che temessi. Del resto in tempi come questi avere le proprie piccole certezze conta, e non poco. In studio siamo ancora semi immersi in una situazione piuttosto &#8220;festive&#8221;, o meglio da bagordo letargico post natalizio. Anzi, il conto e il riconto (ma si dir\u00e0?) della <em>dodicesima notte<\/em> \u00e8 stato lo sport preferito dei colleghi anglosassoni dell&#8217;intera giornata di oggi; la dodicesima notte dopo il Natale, in cui \u00e8 tradizione smontare l&#8217;albero. A giudicare dai cadaveri di alberelli miseramente abbandonati per le strade direi che qualcuno si \u00e8 saggiamente avvantaggiato. A quanto pare la civilt\u00e0 con la C maiuscola non \u00e8 arrivata nemmeno quass\u00f9 al 100%.<\/p>\n<p>Al mio rientro non ho trovato novit\u00e0 significative, ad eccezione della chiusura della bancarella del fioraio a South End Green, che ha lasciato un cartello piuttosto commovente (sul serio), firmandosi Mr Flowers. A Febbraio rientrer\u00e0 anche la collega che era in scholarship per nove mesi; non nascondo che <em>non faccio balzi di gioia scomposta<\/em>, dato che \u00e8 una delle persone pi\u00f9 antipatiche che ho incontrato, <em>eufemisticamente<\/em> &#8211; ma del resto io vado molto poco d&#8217;accordo con gli Scorpioni. Soprattutto se sono <em>ascendente Signorinarottermeier<\/em> come lei. Ad ogni modo credo sia un buon segno, se hanno deciso di riassorbirla, significa che lavoro ce n&#8217;\u00e8.<\/p>\n<p>Ma la vera novit\u00e0 \u00e8 che <strong>la cicogna voler\u00e0 da queste parti<\/strong> (cio\u00e8, oh&#8230;<em>non troppo vicina alla sottoscritta,<\/em> per carit\u00e0) due volte, ad Aprile ed a Giugno. Il primo lieto evento riguarder\u00e0 il mio collega, Alex, e consorte; il quale Alex, che di primo acchito non dimostra pi\u00f9 di undici anni, da un paio di mesi passa le pause pranzo a leggere le recensioni di passeggini e culle da neonati. Quando mi sono congratulata della lieta novella, ha sentito la necessit\u00e0 di informarmi che &#8220;<em>well, you know, my wife is 33<\/em>&#8220;, con un&#8217;alzata di sopracciglia che sottintendeva qualcosa di simile a un &#8220;o adesso o mai pi\u00f9&#8221;. Sulla faccia mi si \u00e8 dipinto un sorrisino opaco e ho deglutito a fatica. Un mese dopo \u00e8 stata la volta della collega tedesca, classe 1983, che da quando \u00e8 incinta ha smesso di grugnire, accenna tentativi di sorriso e la mattina saluta. In un momento di sbalorditiva comunicativit\u00e0 mi ha anche mostrato l&#8217;ecografia &#8211; poco importa se al momento la sottoscritta ha confuso la panza con la testa del nascituro. Quando mi ha comunicato la novella, al di l\u00e0 del &#8220;<em>oh my gosh<\/em>&#8221; la prima cosa che mi \u00e8 uscita dalla laringe \u00e8 stata &#8220;<em>ma sei cos\u00ec giovane<\/em>&#8220;, e lei &#8220;<em>no no non sono giovane per avere un figlio<\/em>&#8220;. <em><strong>Ha ragione, naturalmente<\/strong><\/em>. Ho esibito un sorrisino ancora pi\u00f9 opaco e ho deglutito con sovrumana fatica. Intendiamoci, non \u00e8 fuori dal mondo avere un figlio a 26 anni: lo \u00e8 in Italia, se sei &#8220;libera&#8221; professionista e\/o laureata. Sar\u00e0 la prima gravidanza che seguo in diretta giorno dopo giorno, e non nascondo che spesso l&#8217;occhio mi casca sulla sua pancia, nel tentativo di intravedere il bump, come lo chiamano qui, lo sviluppo del pancione.<\/p>\n<p>Sul fronte personale si \u00e8 chiuso un anno molto intenso, di scoperte, di miglioramenti, di conquiste quotidiane e di consolidamento di piccole certezze. Un anno non particolarmente brillante dal punto di vista della salute, ma che proprio per questo mi ha consentito di conoscermi meglio, dal punto di vista prettamente fisico. E questo mi ha permesso di concentrarmi, buona parte dell&#8217;anno, a una pratica per me quasi sconosciuta, quella che in senso ampio viene definita <em>wellbeing<\/em>. Che non \u00e8 solo attivit\u00e0 fisica (quella non \u00e8 mai mancata), ma \u00e8 un ascoltare se stessi, almeno per come la sto vivendo io, capire cosa fa bene e cosa no. A livello mentale ma soprattutto fisico, e specificamente alimentare. Non che prima mi infilassi in bocca quello che capitava (figuriamoci, sono sempre stata abbastanza fissata); diciamo che ho imparato una serie di cose che prima ignoravo. E tutto questo senza Londra non sarebbe stato possibile. Solo qui ho trovato una tale variet\u00e0 di cibi etnici, healthy e curiosi, dall&#8217;estremo oriente al sudamerica, che hanno cambiato il mio approccio alla cucina e probabilmente alla vita. Del resto sono convinta che la cucina, nella concezione, nelle filosofia e nella realizzazione sia molto simile all&#8217;architettura. C&#8217;\u00e8 una struttura di base, c&#8217;\u00e8 dell&#8217;inventiva, a volte c&#8217;\u00e8 il genio; talvolta c&#8217;\u00e8 l&#8217;uso di un materiale in modo non &#8220;ortodosso&#8221; che destabilizza la percezione ma aiuta a vedere le cose sotto una luce nuova, ad ampliare la visuale mentale; c&#8217;\u00e8 il materiale tradizionale accostato al materiale inusuale, che rafforza la percezione di entrambi; c&#8217;\u00e8 il particolare azzeccato, a volte il tocco di genio, che non ti saresti aspettato ma senza il quale il &#8220;prodotto&#8221; finale non sarebbe lo stesso.<\/p>\n<p>E potrei andare avanti&#8230;.ma dopo questo ispiratissimo parallelo, mentre continua a nevicare, da Fitzjhon&#8217;s Avenue vi saluto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Buongiorno cittini vicini e lontani, e un caloroso augurio di un luminoso 2010, ricco di sorprese! 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