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Mi hanno chiesto di lasciare un commento su questo blog. Non l’ho fatto e spero che nessuno si offenda. Se vi va di proseguire, leggete qua e poi ritornate qua (qui?)

Dunque c’è una lista di esperienze. Una breve raccolta di brevi storie italiane, di italici compatrioti che sono dovuti fuggire dal Bel Paese alla ricerca di rispetto, denaro (danaro?), riconoscimenti curriculari. Adeguati riconoscimenti.
Quindi in sostanza nessuna novità. Si tratta di un’altra occasione per parlare male dell’Italia intesa come Sistema-Paese attraverso la cronaca degli stessi cittadini. Sinceramente io mi sono un po’ rotto. Lo so che adesso dovrei spiegare il perché e il per come, il “che cosa voglio dire con”,… ma in realtà è esattamente come si legge. M sono rotto e basta. Rotto di sentir parlare sempre male dell’Italia. In qualunque perenne occasione. Le storie raccontate dai nostri connazionali che vivono all’estero mettono paura. È ragionevole pensare che queste storie siano solo le più soft? Che ci sia cioè qualcosa di ben peggiore (e che non sia neanche così “sotto sotto”)? È ragionevole. Ma voi, scusatemi un attimo, che cosa pretendevate? Sembra che quest’Italia faccia schifo solo per demerito degli altri in quanto io, povero giovane ricercatore super intelligente e super bravo e super vittima di questo sistema di cani…
Mi fanno un po’ ridere quelli che dicono: sono del Sud e qui a Londra ho saudade del sole, del cielo azzurro, della cassata, dei taralli, delle pizze napoletane che sono le più buone del mondo. Mica vero, e poi potevano usare un po’ più di fantasia nelle scelte. Per quello che riguarda esclusivamente il nostro campo, ditemi dove sta scritto che si lavora bene solo in Inghilterra: ce ne sono nel Mondo di paesi assolati (e dalla buona cucina) dove si possa tentare/attentare alla sorte. Mi orgoglio di non essere ancora stato a Londra e mi piace l’idea d’essere riuscito a sopravvivere al richiamo/necessità di dover fuggire in uno dei Paesi più stupidi del Globo. A quelle persone che si sentono di aver fatto delle scelte coraggiose, del tipo Londra, Barcellona, Madrid e compagnia, dico che il coraggio è ben altra cosa. È andare in Cina, magari più per seguire qualcuno (amante, socio/a, marito/a…) più che per effettive opportunità di lavoro. È andare in Cambogia, in Brasile, ….in Russia! Non dimentichiamoci Dubai. Ritornando a Londra, a me sembra evidente che si tratta ANCHE di un caso di pura moda. Sono un bidello? Vado a Londra dove si guadagna 10 volte di più, mi rispettano, dopo mezz’ora sono cittadino onorario e i bidelli vengono preparati molto meglio che in Italia. E vabbè.
Texas. Se mi dicessero che la maggior parte degli esami fatti posso buttarli nel cesso perché qua devo ripetere tutto il corso d’Architettura, che faccio? Se sono costretto, lo ripeto. Altrimenti gli dico la stessa cosa che gli dirò quando concluderò il corso: idioti. E poi un sondaggio: preferite pagare un corso e finirlo senza dover ripetere quasi tutti gli esami o preferite farvi pagare dal Texas per rifare 4 anni di studi? Tutto daccapo? Nel secondo caso quando comincerò a lavorare qualche collega avrà iniziato a ricevere la pensione. Ho fatto il Laboratorio di Restauro in gruppo con una ragazza croata. Una donna più che una ragazzetta universitaria, con figlio, nipote e marito a carico. Di fatto un’Architetta perché è con questo titolo che è venuta dal suo Paese. Ma qua, in Italia, apriti cielo… mio Dio, non hai fatto Restauro, non hai fatto questo, e quest’altro…no, no, il corso non te lo riconosciamo. Vieni qui, ritorni all’Università, fai quello che ti manca per essere un Architetto-Figo come noi e dopo ti “riconosciamo”. Ogni Paese ha le sue regole, no? Uno dice: vabbè i corsi in sé sono pure interessanti, poi se lavoro in uno studio si capisce che ho delle competenze “superiori” a quelle di una bambina dell’Università…però, scusate, come mi pago l’Università se devo stare sempre presente in aula (e poi devo pure disegnare a casa) e non posso lavorare perché appunto devo frequentare il Corso? E se invece ho fretta di lavorare e mettermi in proprio? E se un amico croato vuole costruirsi una casa in Italia e vuole contrattarmi? Daremo la stessa risposta che abbiamo dato ai texani, ovvio.
La vera espressione della mediocrità italiana non passa solo attraverso la cronaca personale di questi nostri fuggitivi. Secondo me è evidente ANCHE nel continuo volersi escludere dalle responsabilità, di qualsiasi genere e grado,… è quella classica adorabile tecnica del “dare la colpa (esclusivissimamente) agli altri”, ormai diventata un logo dell’Italianità come il Parmigiano e il Catenaccio. L’Italia è uno schifo? Sai che novità. E tu che stai facendo per il tuo paese? Niente, perché intanto come prima cosa io voglio ricevere…e poi, eventualmente, si vedrà. Qualcuno di questi sapienti critici, qualcuno sicuramente seguace del Grillo-Pensiero, come del PACS-Pensiero o dell’AntiBerluscuniSempreEComunque-Pensiero (e chi non è contro il Male Assoluto?)…, questi “qualcuno”, dicevo, dovrebbero prendere esempio dai milioni di giovani studenti africani sparsi nel mondo. Questi ragazzi vanno a studiare nel Mondo Civilizzato. Appartengono a delle famiglie fortunate perché possono permettersi di sostenere il figlio in paesi dai costi di vita astronomici. Questi ragazzi sono perfettamente coscienti della condizione dei propri paesi ma questo non li rende i maggiori critici del proprio Paese. Ritorneranno, un giorno, (non tutti …e forse soltanto uno, quello meno bravo di tutti), carichi delle esperienze che hanno maturato su se stessi, e cercheranno/cominceranno a mettere le cose un po’ in ordine. Ma non sono critici, sono lavoratori. Io ne ho conosciuto uno e non so se il tipo tornerà in Guinea, come mi ha detto. Se non lo facesse mi starebbe comunque simpatico. Però se ritorna indietro, e aiuta, è un Grande. Per lo meno, comunque, non critica e BASTA. O non critica oppure critica e aiuta. Insomma non fa quello che fanno i nostri italiani che vivono all’estero.

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