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POPOLO DI SANTI, NAVIGATORI E ITALIANI

Ritorniamo alle storie più banali. Qui l’italiano piace. Non l’italiano “architettonico”…no, quello no. Quello è sfigato (per loro): ha studiato in un paese dove nelle Facoltà d’Architettura non si sa lavorare e/o non si lavora proprio per niente …e fino a poco tempo fa ha vissuto giorno dopo giorno in un Paese dove l’Architettura è una miseria. Ultimo acuto, l’epoca del Fascio. Dispiace sentire certe opinioni ma comunque…
Forse ha ragione Souto de Moura quando dice che gli studenti italiani partono fortissimo con delle super analisi ma dopo non riescono a concretizzare il tutto in un progetto che abbia un senso. Secondo questa teoria gli studenti portoghesi, invece, partono un po’ sbandati, alla cieca, ma poi a piccoli passi si rimettono in carreggiata e fanno centro. Andiamo avanti.
Il discorso in generale è che l’italiano piace, è simpatico, è engraçado…l’italiano è caciarone ed è proprio questo aspetto che ci dà successo. La caciaronità italica (e non quella spagnola, attenzione!) qui è una qualità e non un carattere. E poi c’è ammirazione per la lingua, c’è un piacere fisico, carnoso, labiale, nel pronunciare tutte quelle parole che finiscono seccamente in ..ta ..to ..te ..pa ..ani ..ini al posto dei locali ..ão .. ãos ..ães ..ém. Qua non la smettono di aggredirmi con parole del tipo “italiani! (uno mi saluta così)…la pasta…maccaroni…al dente!” e poi i vari “grazie” e nelle ultime ore sono aumentati pure i “prego!”, che una volta erano molto pochi. Tra l’altro qui c’è un piatto che si chiama prego no prato e quando, su richiesta, gli dico che a grazie si risponde prego, allora cominciano ..e non finiscono.. con i loro battutoni che durano dei minuti eterni. E sempre “tra l’altro”, qui l’umorismo è un po’ all’inglese, giusto un po’, e delle volte in queste occasioni a uno viene spontaneo rimane un po’ così a fissarli come si fissa una parete grigia.
L’altro giorno ero in cura dai dentisti. I giovani allievi del Corso di Medicina Dentaria. E vai di “grazie” tra uno studente e l’altro mentre si passavano gli attrezzi da una parte all’altra della mia bocca, aperta.
Bellissimo è stato sentire nello studio di Alvarinho Siza lui e un suo amico scambiarsi un “la situazione” tra una conversa e l’altra. Che poi loro pronunciano la “z” con il tono di un italiano costipato.
Poche ironie sulla Mafia ma soliti immancabili commentari sul Cavaliere. Qui si vantano di avere dei personaggi ben peggiori, in particolare due, che li assimilerei al Moggi e al Giraudo d’Italia in ruoli diversi del futebol português. Insomma bella gente.

Sparlando di Londra mi è venuto in mente che era giusto evidenziare una questione: climaticamente parlando, dico che vivo nella città più londinese del Portogallo. Freddo, cielo grigio, pioggia. Il color Fumo-di-Londra qui è sostituito dal Grigio-Granito-Nortenho. Qui è così, un anno piovoso e un anno no. (Avviso per gli Erasmus).
Quando scoprono che sei italiano, scatta l’espressione <>. Perché, dicono loro, sono ammaliati dalla lingua. Sul momento uno non sa che cosa dire e spara qualche cosa con tante ..ta ..pa e ..ti, insomma qualcosa che faccia aprire e chiudere molto la bocca perché a loro piace questa nostra lingua cantata. Al primo impatto possono non capire quello che stai dicendo ma ti ripetono tutto scandendo bene bene le sillabe, volenterosi, …con un tono di voce tre volte superiore. Di grande successo è il nostro “capisci” (qui pronunciato “capici”) che piace tante al mio barbiere.
Il nostro calcio invece è completamente disistimato, ma questa non è una novità.

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3 risposte a nuovo post

  1. irish sara scrive:

    acidità dilagante…
    certo che, marco, mi pare qui si stia continunado a fare il giochino degli insulti (cominciato -per carità!- da due “londinesi”…)

    secondo me Ed hai ragione quando dici che un atteggiamento tipico italiano è quello di offendersi subito a qualunque cosa che possa assomigliare vagamente ad una critica e-solitamente-rilanciare a suon di insulti più o meno educati…

    Per il resto il tuo post del30, non mi è molto chiaro..
    Intanto secondo me gli italiani TUTTI(residenti in italia omeno) hanno il vizio di sputare nel piatto dove mangiano(almeno quelli che sono all’estero nn ci mangiano in quel piatto,no?): questa è una cosa che odio pure io.

    Poi mia esperienza:io vivo in Irlanda ed, è vero me ne sono andata dall’Italia per volontà di “esplorazione”, ma anche per aver la possibilità di un lavoro decente. Non certo per “l’alta” architettura irlandese,ma perchè qui ho la possibilità di avere un lavoro in cui sono rispettato in termini di orario, stipendio, contributi e ferie(possibilità che MI DISPIACE DAVVERO DIRLO,in Italia non ho COME ARCHITETTO).
    Poi qui di contro ci sono altre tantissime cose che non vanno: penso solo alla sanità per esempio.Senza scendere nei particolari vi posso assicurare che il servizio che avevo in italia(nord italia) dava 10 a 0 a quello qui.
    Poi se penso alla creatività e inventiva che abbiamo “noi” in tutto dallo scherzare, al vestire,al mangiare non c’è paragone!
    Però -oltre al mio regolare contratto-mi piace il loro essere alla mano, la libertà nel vestirsi e comportarsi che c’è qui.

    Insomma:dove voglio andare a parare??
    volevo solo dire che-se mai dovesse interessarvi una mia visione!-
    1-premettendo che c’è il bello e il brutto dapperttutto,qui AL MOMENTO IO mi trovo meglio che in Italia.
    2-che da qui mi accorgo di tutte le cose che non vanno in italia E di tutte le cose che vanno in italia
    3-che l’italia è uno dei paesi più belli al mondo e mi dispiace che non riusciamo a sfruttar al massimo le nostre potenzialità
    4-x quanto riguarda gli architetti,se in italia si continueranno ad accettare stage non pagati o pseudo rapporti di lavoro con P.I sottopagati non cambierà mai niente da questo punto di vista.
    5-cosa manca in italia è l’ONESTA’..per tutto il resto siamo ok…peccato che non è poco!

    messaggio un po’ contorto..spero di “esser stata spiegata” 😉

  2. Ed scrive:

    Risposta a Irish Sara
    Cara Irish Sara,
    forse avresti dovuto scrivere tu il post del 30 Novembre perché mi vergogno di non essere stato tanto chiaro e semplice come tu. Si, forse quel post è chiaro solo all’autore. Me medesimo. Era bello rispondere a quesiti e a chiarimenti vari ed eventuali ma richieste di questo tipo non ce ne sono state. Qualcuno ha preferito passare di qua e insultare. Sputare sul piatto dove si mangia? Che dire, in sé non è brutto, è giusto se fatto entro certi limiti, dopodiché in Italia nessuno ha la voglia di rimboccarsi le maniche, alzarsi da tavola ed andare in cucina a spiegare com’è che si deve fare quel piatto meritevole di tanti sputi. Si preferisce rimanere a tavola a sputare, è più comodo.
    Ecco vedi, andare in Irlanda mi è sembrata una scelta più interessante di Londra. Forse per ignoranza dico che è stata più avventata perché il mondo del lavoro irlandese non è molto conosciuto in quanto di italiani (e italiani-architetti) a Londra se ne trovano in abbondanza.
    Mi parli degli irlandesi come io parlerei del Portogallo, eccezion fatta per alcuni settori della Sanità e per le condizioni di lavoro proprie dell’Architetto.
    Hai lasciato 5 perle che sono la cosa più interessante tra le tante uscite su quel post.
    Obrigado

    Ah! Ma anche l’immagine di bambini con la cartella però…(vedere post di marco)

  3. daniel scrive:

    la cina e’ lontana
    se posso dire la mia (premetto che vivo a Londra) qui se c’e’ qualcuno con i coglioni e’ il ragazzo che e’andato in cina. Lui vive e lavora li, si e’sposato ed ha un figlio… in Cina, mi spiego? Come dire cancello i riferimenti culturali di una vita e riparto dallo zero assoluto senza pizzate con la cumpa italiana, rientri in patria ogni 2mesi e piagnistei vari… quanto a noi che ci diamo degli sfigati a vicenda, non c’e’ storia. Qui c’e’un ragazzo che vive in Cina e non sa se mai tornera’nello stivale. Ammirazione

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