retorato ad Alicante

SOSTIENE SIZA

Probabilmente una città meravigliosa, ma a me ancora sconosciuta. Spesso in questi anni Alicante è stato un nome vagante nella mente, per l’ovvia ragione che anche lì hanno chiesto e ottenuto che Siza lasciasse una sua marca.
Di questa opera poco si conosce e poco vedo pubblicato. Secondo me bellissima, soprattutto quella specie di padiglione auricolare quadrato che anticamente si è pure meritato una copertina su Casabella. Quello che so, è quello che ho visto e ascoltato su un dvd che gira qua in Portogallo.
Prima di tutto uno guarda la pianta e vede due righe storte, due stecche che tu vorresti tanto che fossero parallele e che invece si incontreranno, un giorno, in un punto non-all’-infinito. Siza si trova di fronte ad un piano ben definito al quale dovrà relazionarsi aggiungendo manciate della sua arte.
Il campus nel quale è inserito il Siza e tutto il resto, era un antico aeroporto. Siza chiede (e ottiene, attenzione!) che venga mantenuto l’edificio della torre di controllo, <>, perché, dice lui, gli sarà utile come appoggio, come riferimento, come punto di partenza per mediare il vecchio con il nuovo.
Dicevo il discorso delle stecche im-parallele. Ebbene, pare che, nel tentativo di allineare la facciata interna di una delle due stecche con l’estremo “più aggettante” della torre di controllo, in studio si siano accorti che c’era un errore nella topografia. Siccome si voleva mantenere questo allineamento, il risultato è stato quello di un edificio che “si chiude”,…quasi come quei bastoncini che usano “gli orientali” come posate. Il nome dei bastoncini? Non me lo ricordo.
Ad Alicante Siza realizza una cosa che non è riuscito a fare nel Museo di Arte Contemporanea della Fondazione Serralves, a Porto, e cioè l’accesso costituito da una specie di bloccone in marmo, squadrato, ruotato rispetto alla “sagoma” che lo accoglie, quasi ad imitare una porta socchiusa.
La distribuzione interna è facilissima: l’atrio collega le due stecche di uffici, costituendo la base di questo U. Anche se invece l’edificio è una H molto molto lunga. Gli uffici sono rivolti verso il patio interno mentre nelle stecche abbiamo delle <> di distribuzione ecc. ecc. Nel patio più piccolo, quadrato, ci sono gli uffici veri e propri del personale, sale riunioni, aula magna, ecc.
Risulta quindi un edificio molto chiuso verso l’esterno e altrettanto aperto verso l’interno. Con questo principio, e con l’aggiunta delle sue amate pale, Siza intende attenuare gli effetti del clima della regione. Che è la….non ricordo, anzi non so.
<>, dice Siza tenendo in mano la sua bacchetta, ma esiste, cioè <>, persino un hangar, per lo meno nella sua struttura, che adesso accoglie un giardino.
I materiali? Solo una nota penso sia rilevante. Il bianco Siza, che non fa parte di un vezzo stilistico ma del tentativo di dare maggior risalto ai colori dei lussureggianti giardini e della vegetazione intrinseca, quella che adesso, dice lui, dovrebbe aver creato delle buone condizioni di ombra.
FINE.
Se tutto quello che trovate scritto qui è già saputo e risaputo, allora avevo ragione io: <>, dicevo io.

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