a justiça chegará

Faceva parte dell’Architettura, forse perché era l’unica scritta, l’unico spray, l’unico atto di vandalismo (umano) che qualcuno avesse mai osato compiere sulla superficie della Facoltà di Architettura di Porto, la mitica e indimenticabile FAUP. C’era solo quello, di “atto”, poi ne son venuti degli altri, più “leggeri”, ironici.

E la si vedeva proprio bene, soprattutto dalle vetrate del bar della facoltà. Sembrava fatta apposta per essere vista proprio da lì, dal bar (il bar-mensa), tra una tosta mista e una meia-de-leite, mentre ascoltavi la storia fantastica che ti raccontava il tipo seduto di fronte a te.

«Si si,…c’hai ragione».

Mi hanno detto che era comparsa dopo “e per” la morte di un ragazzo. Un ragazzo che aveva deciso di farla finita. Di lasciarci, così, come fanno in tanti.

Mi venne in mente “la Scuola” e tutte le assurdità che io vi trovavo e combattevo, e ricordo anche, in quel preciso istante, di sentire la mia faccia contrarsi per un sorriso amarissimo e ingratissimo. Comunque adesso avevano cercato di cancellarla, spennellando dei gran macchioni bianchi su ogni parola. Decisamente, non puntavano al mimetismo.

«La giustizia verrà».

Che belle parole. La Giustizia. Perché non è giusto che si muoia in giovane età. Non è giusto che nell’età più bella, e nel mondo più bello, un ragazzo soffra, una persona soffra, e se ne vada. Ci lascia mentre eravamo proprio nel mezzo del cammino.

«Ma che fai, te ne vai? Si».

Si ferma, gira le spalle e se ne va. Oppure NO, peggio ancora, ci dice: voi andate avanti, «io mi fermo qui». Ti vogliamo indietro, però, un giorno ti verremmo a prendere oppure “combiniamo” e ci troviamo da qualche parte. Magari ti becchiamo proprio lì, là dove stiamo andando, che ci aspetti chissà da quanto tempo. Questa strada sembra più fredda, più buia e più ventosa di quanto ci hanno detto. Tra poco verrà un temporale, lo sento, dall’odore del vento e dal colore del cielo, da acciaio è diventato nero. Sai, se c’eri anche tu, magari insieme ci si faceva più forza.

Forse tutte le canzoni belle, le cantate, il violino, le prove dell’ArquiCoro, il gruppo di ragazze che si ritrovano per strimpellare un po’, di notte, nelle aule o su per la città…tutte queste belle cose, se tu lo vuoi, possono diventare come la voce di quel poliziotto di colore con la camicia bianca che si vede in tutte le aule di tribunale dei film americani. «Silenzio in aula (ed “in piedi!”)! Entra il Giudice…».

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