rovesci di medaglia

Ritornare a casa. Che passione. Dopo quasi un anno era quello che ci voleva. L’opportunità di essere teletrasmessi dentro la propria tana. Tra la gente amata, solo per qualche ora. Lo si è desiderato tanto, quando trascorrevano momenti difficili. Quando il capo ci tartassava con delle richieste assurde. Quando sul cucuzzolo del punto più occidentale d’Europa, di fronte ad un tramonto dalle facezie divine, ti passava per la mente un qualcosa del tipo: «ci fossero anche loro qui…». Alle spalle, si lasciano gli amici con cui si sono condivise (nello stesso tempo) gioie, gozzoviglie, tristezze, insuccessi. Vengono abbandonate al loro destino due o tre feste annunciate come le migliori dell’anno. Si dice «ciao» ai tramonti appollaiati sul grande estuario del Tago. Un «arrivederci» anche alle vie che scendono “a valle” verso il fiume, ripidissime. Verso l’acqua immensa di un rio che ha delle dimensioni tropicali. Da lassù in alto, di notte, le luci tremolanti dell’altra sponda del Tago sembrano un presepio. E ti passava per la mente un qualcosa del tipo: «quando ci dicono che l’Uomo combina solo ed esclusivamente disastri, su questa Terra,…ci stanno mentendo».

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