La Sola

Un altro bellissimo mito, scompare. La Casa de Chá, in località Leça da Palmeira, monumento nazionale dal 2011, totem dell’architettura portoghese e nortenha made in Álvaro Siza Vieira, diventerà uno dei tanti balocchi del grande business turistico e “turi-architettonico”. Forse c’era da aspettarselo, «a pensar male si fa sempre bene» ammonisce il proverbio, ma DIAMINE con i tempi che corrono!!! E l’intossicazione da “«mala gestio» architettonica”…e le denunZie dei critici del settore, quando ululano contro gli sgorbi del costruito…e i corsi di aggiornamento dell’Ordine…insomma MA come si può avere il tempo materiale, dico io, per «pensar male», ancora una volta?

E dire che gli auspici, traditori, facevano     sperare…non «ben», ma con moderazione. Investiti 441mila euro, ritardi ai limiti della normalità, passaggio di consegne della Casa nelle mani di un’altra Casa, quella dell’Architettura (Casa da Arquitectura): un’associazione culturale senza fini di lucro che ha il compito di custodire lo spoglio documentale dell’archivio personale di Siza Vieira e di altre illustri celebrità architettoniche lusitane.

È stato lo stesso autore dell’opera a rimettere mano al progetto per fare un qualcosa di decoroso e divertente: un ritorno al passato senza «flusso canalizzatore».

La Casa de Chá ce la ricordiamo un po’ tutti. Chiusa la domenica e con gli interni foderati in legno. Qualche cemento a vista qua e là, grammatura grossa, anni ’50/’60. Una scalinata nobile/moderna all’entrata, per far fare bella figura a chi scende verso il piano basso. Piano basso con diritto a tre delizie: 1. vista sulle rocce schiaffeggiate dall’oceano, centralmente, 2. ristorante di lusso a destra, 3. bar (di lusso) a sinistra.

Cosa si poteva fare (e qui uso il passato), nel bar a sinistra?

Si poteva assistere allo spettacolo di un Souto de Moura parlante Italiano, intrattenuto da un paio di figure che facevano di tutto per assomigliare a due architetti milanesi. Offriva loro del Porto.

E ci si poteva sedere sugli ormai sgonfi cuscini in pelle, esausti dopo l’ultimo tentativo di restauro.

Si poteva prendere un caffè e godersi il tramonto sull’oceano, come un vecchio surfista in pensione.

Ma soprattutto, giusto per dare un punto di vista poetico, nell’ora del tramonto

ci si sentiva al cinema, belli seduti a guardare un grande film hollywoodiano pieno di sentimenti ed azione. Quando la sensazione era quella di vedere l’ultima scena, in attesa dei titoli di coda, solo un unico pensiero ti poteva trapassare la mente: sono qui seduto di fronte ad uno schermo vetrato (uno schermo “a nastro”) e stanno proiettando una grande pellicola sulla vita terrestre. Dal titolo: «Un tempio di rocce forti, grandi, ovoidali e silenziose, prese a scudisciate dall’oceano».

D’ora in avanti tutta questa bella poesia sarà a vostra disposizione…a pagamento. I soldini serviranno per aiutare la Casa da Arquitectura. Che deve pur arrivare a fine mese.

Ovviamente presentatevi già mangiati, perché durante le ore pasti la Casa funzionerà solo come ristorante, per poter accogliere le suggestioni dello chef Rui Paula.

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