data stellare 23.11.2006

Stamattina volevo iniziare scrivendo una sorta di mini-serie, per raccontare in chiave ironica-comica-drammatica, le disavventure che spesso si incontrano quando abbiamo la fortuna di avere un cliente e un appartamento da ristrutturare…

Ma prima vorrei dire due parole (rendendomi così ancora più logorroico). Non sarà carino, non sarà elegante, non avrà stile. Ma ormai mi hanno stancato. Mi hanno veramente stancato.

Mi nonna, buonanina che aveva vissuto la guerra, quando vedeva noi bambini fare capricci perchè non volevamo mangiare “questo” piuttosto che “quello”, diceva sempre “A voi, ci vorrebbe una botta di miseria!

E allora…

A tutti i professionisti, le società, le aziende scorretti

A tutti voi che “producete” lavoro ma avete la coscienza sporca di decine e decine di contratti mai fatti, di giovani spremuti per i vostri scopi, per le bugie raccontate, per i diritti violati…

A tutti voi che non avete mai conosciuto la fame, il bisogno di pagare l’affitto, le bollette, la spesa, perchè mamma e papà erano ricchi e non voi bravi…

A tutti voi che i soldi non li avete MAI guadagnati per capacità, forza, merito, ma perchè ricchi di famiglia, perchè sposati o imparentati a qualcuno che li aveva, perchè vi siete costruiti la vostra micragnosa fortuna sulla pelle degli altri, non pagandoli, pagandoli male e cacciandoli quando vi chiedevano quanto gli spettava di DIRITTO, e siete consapevoli delle vostre assolute incapacità manageriali, della vostra disgustosa mediocrità che vi pone al di sotto del peggior venditore di fumo

A tutti voi, novelli sfruttatori, che ci raccontate balle circa la vostra voglia di investire nei giovani e che mantenete in vostro disgustoso impero facendo poggiare le sue basi sulla fatica altrui, lì dove voi non avete mai sprecato una goccia di sudore e poi avete anche il coraggio di definirvi “democratici” e di “sinistra”, solo perchè riciclate la carta o una volta l’anno arruolate un universitario (pagandolo SEMPRE e CMQ una miseria)

a tutti voi, io auguro una BOTTA DI MISERIA. Di miseria vera.

Ok, ora mi sento meglio. Scusate lo sfogo amaro…

Veniamo a noi…

Ma perchè bastonare solo i datori di lavoro? Santo cielo, non siamo mica dei bruti!
Parliamo dei clienti
Ovviamente, va detto che i “buoni” e i “cattivi” li abbiamo sia da una parte che dall’altra. Ci sono datori di lavoro corretti, che combattono con lavoratori un “tantino” scorretti, e viceversa.
Così per i clienti! Ci sono quelli che ti dicono “Vai! Credo in te” (probabilmente estinti) e quelli che, dipendesse da loro, dovresti lasciargli il timbro a casa, così si fanno le cose come gli pare, perchè tu non conti nulla, perchè loro hanno un feeling particolare col costruttore/proprietario dell’impresa edile etc etc…
Io ho un po di esperienza nel campo: ho lavorato da quando mi sono iscritto all’uni, per lo studio di mio padre (e sul lavoro con i parenti, parleremo adeguatamente in seguito) e per altri (architetti, geometri, ingegneri, imprese edili). Ho già affrontato il tema “cantiere” e me li sono trovati davanti i “clienti”: figure mitologiche, mezzi uomini e mezzi piagnistei.
Il cliente, specie a inizio carriera, è il papà di un amico o di un’amica, un parente o un collega di un parente.
Alla presentazione è tutto uno strette di mano, pacche sulle spalle, inviti a cena (come se io la mia famiglia la mantenessi con gli inviti a cena… o Dio, certo: se mi presentassi con tutta la tribù a seguito, almeno il pasto lo avremmo svoltato!). I primi pensieri sono da impresario di Broadway: vetri colorati alle porte con le piombature, infissi legno-alluminio, invertire zona giorno e zona notte, ampliare il soggiorno, espropriare una stanza al vicino, costruire un ponte di barche per oltrepassare il reno ma solo per spaventare i Germani, consolidare le nuove conquiste in Gallia, mettere in senato dei nostri uomini. Stordito da tanta passione per l’edilizia, tu, novello Apollodoro di Damasco, fai presente che senza planimetria non si va da nessuna parte. Risatina compiaciuta del cliente che ti presenta una vecchia carta catastale col timbro “regio catasto” (probabilmente di incommensurabile valore storico). Fai presente che potrebbero essere cambiate lievemente le cose e forse è meglio se rilevi nuovamente l’immobile.

IL RILIEVO
Dio ragazzi, che meraviglia. Il primo impatto VERO col cliente lo si ha qui. Prima di tutto una lotta forsennata per partecipare! Il giorno del rilievo si presentano TUTTI: cliente col vestito “buono”, consorte con collana di perle, nonna ultra-centenaria che non usciva di casa dalla grande guerra e ricorda distintamente quando in Italia c’erano i tedeschi (i lanzichenecchi, non i nazisti), cane, figlio scazzato che stava battendo ogni record con la PS2 ed è stato sdradicato dai genitori dal suo gioco (normalmente è la madre che lo costringe: spera che standovi vicino, il pargolo rimanga folgorato dall’architettura, decida di intraprendere la carriera e dia una mano alla mamma la prossima volta che a questa verrà in mente di spostare i divani. Darle una mano, nel senso di convalidare con la “scienza” le sue assurde teorie compositive e di arredamento, limitandosi a sollevare il divano, spostare il divano e poggiare il divano). Tutti RIGOROSAMENTE con il metro (qualcuno con quello di carta di Ikea). Piuttosto meravigliato (fa sempre impressione, a un professionista, lavorare con un pubblico talmente numeroso), prendi la tua borsetta da cui estrai l’inseparabile metro-laser (“Ohhhhhh” di ammirazione dei presenti, che ti fanno un po rimpiangere il non aver mai sensito quella mini-ovazione da nudo). I più evoluti hanno il portatile o il palmare, ma è molto difficile lavorare su questi strumenti, specie la prima mezz’ora, quando il display è tutto appannato perchè gli astanti ci alitano sopra (E LASCIATEMI SPAZIO!!!).
Ora, non so voi ma io, normalmente, le misure me le ripeto a voce alta. Non per teatralità, ma per ricordarle il tempo sufficiente di scriverle o riportarle sul portatile. E’ incredibile cosa “diventano” 1 metro e 20, nel tempo che trascorre tra la rilevazione e l’estrazione di carta e penna!
Ma per il cliente è come assistere alla realizzazione di un abito su misura. Tu stai lì… tranquillo. Misuri. Leggi a alta voce:
“2 metri e 58” Vociare sommesso. Ti guardi attorno un po come il professore che ha sentito un commento durante una lezione
“1 metro e 39” Commenti del pubblico. Avrai deluso le loro aspettative? Una misura a ribasso… ma no, è solo per la suspance!
“3 metri e 74” Rumori in sala, quale gridolino eccitato. Sorridi compiuaciuto. Sei un piena Ouverture!
“4 metri” Applausi a scena aperta. Un nuovo meraviglioso successo che troverete in edicola in dvd in comode uscite settimanali.
Ovviamente la seduta di lavoro prosegue, con domande di ogni tipo (assolutamente non pertinenti e spesso assurde): “Ma qui mi ci entra l’armadio archité?” (ovviamente senza comunicare alcuna misura), “Questa di che colore la facciamo archité?” (cosa? La porta? La parete? La cucina? La nonna che avete poggiato all’ingresso appena entrati?) “Ma ha visto che panorama archité?” (Ma questo in cui ci troviamo, non è lo sgabuzzino cieco?) “Ma che questo è il bagno archité?” (Mi dica onestamente: quando è l’ultima volta che ha
visto una camera da pranzo col bidet?) etc etc.
Una volta terminato il rilievo, avete davanti gli occhi la planimetria finita. PER AMOR DI DIO NON ANNUNCIATELO A VOCE ALTA! Ho commesso questo errore una volta… è stato come guardare la Gioconda al Louvre! Gomiti piantati nei fianco, tre teste davanti la faccia, gente che passa avanti con nonchalance.
La fissi per qualche minuto, cercando di intuire il passaggio delle travi e la disposizione dei pilastri. Dove potrebbe trovarsi la colonna degli scarichi? E perchè questo corridoio fa questo giro strano? Già forte di 30 minuti di esperienza, queste riflessioni le fai nella tua mente, al fine di evitare l’ennesima conferenza stampa, e punti deciso verso la camera da letto. Sei quasi sicuro che lì ci sia un pilastro. Ora, come si fa a rilevare la presenza di un pilastro in una parete? Certo, se non è in rilievo… chi l’ha domandato? Si è infiltrato qualche cliente tra i lettori? Si “bussa”. Se suona “pieno”, è un pilastro. Se suona vuoto, è un semplice tramezzo. Vi avvicinate alla parete. La guardate bene, anche controluce, per capire se la presenza del maligno è individuabile da piccole crepe (differente dilatazione termica degli elementi), o magari da un tramezzo posticcio. Io a questo punto, in genere, mi diverto. Noterete con la coda dell’occhio che tutti seguono i vostri movimenti, in modo perfetto. Un po come quei mimi di strada, capirci… Inizi a battere la parete. E’ una miscela particolare, quella richiesta: tatto per la solidità del manufatto e orecchio per il rumore del colpo sul muro. Questo mix è fondamentale per individuare un pilastro. Una volta che avete iniziato (e ovviamente interrotto, fatta ripetere la domanda, spiegato cosa state facendo e ripreso), TUTTI si mettono lì con voi a bussare sulla parete. Bestemmiate, rinunciate e stabilite che quel pilastro lo troverete in pianta o in cantiere.
La seduta è conclusa. Fate la conferenza stampa di rito, rispondete a tutte le domande e poi riferite l’iter: vi serviranno circa 7 giorni per un primo progetto di massima. Una volta “chiacchierato” sul progetto di massima, si stenderà quello definitivo. A quel punto avrete tutti gli elementi per il computo metrico e potrete far “partire” i preventivi. Venite guardato come il salvatore! Vi vengono promessi, in un crescendo, bottiglie di vino, fiori, frutta fresca, un agnello, giovani vergini, un giorno festivo tutto vostro, sacrifici umani.
A QUESTO PUNTO, un architetto intelligente, parla del proprio compenso, facendo presente che dovrebbe avere un piccolo anticipo almeno per le spese iniziali… ma io non rientro nella categoria, e faccio passare in cavalleria pensando “mi farò pagare al prossimo incontro!”, ora pensiamo al progetto…

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12 risposte a data stellare 23.11.2006

  1. delli scrive:

    bentrovato…
    ciao Simone
    troppo esilarante il tuo inizio!!!
    in bocca al lupo per i tuoi prossimi colloqui e… mi raccomando tienici aggiornati 😉
    bye bye
    delli

  2. Cela scrive:

    mail
    Ciao Simone, simpatico il tuo blog, riflette anche la realta’ nostra qui in Croazia anche se da noi in questo periodo si costruisce molto e quindi il laovro ce ma le condizioni sono simili a quelle Italiane.
    Un saluto. In bocca al lupo.
    Cela

  3. Manu scrive:


    ciao simone…mi hai strappato piú di un risata…figo il tuo blog…io sono abilitata da 2 anni….e da un anno sono scappata a madrid!!!
    ….in bocca al lupo…e tienici aggiornati.

  4. energia scrive:

    che bello, mi sento in compagnia!
    ciaoo.. incredibile ma da quando ho letto il tuo blog è come se non mi sentissi più sola nella mia lotta quotidiana alla ricerca della collaborazione perfetta.
    io non mi arrendo.
    bella idea!

  5. daniela scrive:

    ti dico la mia!
    Ciao Simone, hai perfettamente ragione! Io ho fatto uno “stage” di quasi un anno, ho sgobbato, non ho preso un centesimo…il mio “maestro” dice di non potermi garantire nulla, neanche un pidocchiosissimo rimborso spese,alla fine me ne andrò a fare l’arredatrice per avere uno stipendio intanto….se mi prendono (le faremo sapere)!

  6. daniela scrive:

    ti dico la mia!
    Ciao Simone, hai perfettamente ragione! Io ho fatto uno “stage” di quasi un anno, ho sgobbato, non ho preso un centesimo…il mio “maestro” dice di non potermi garantire nulla, neanche un pidocchiosissimo rimborso spese,alla fine me ne andrò a fare l’arredatrice per avere uno stipendio intanto….se mi prendono (le faremo sapere)!

  7. simona scrive:

    pane e tulipani…ops parmigiano!!
    Ciao Simone! Hai descritto perfettamente la situazione di chi, laureato in architettura, giustamente vorrebbe vivere con questa laurea.
    Io ho fatto 9 mesi di tirocinio in uno studio, gli unici proventi del mio lavoro sono stati un salame e un pezzo di formaggio!! Ora mi sono stancata, provo una nuova esperienza: progettista in un negozio di arredamento! Commessa? …forse, ma almeno ho garantito uno stipendio fisso!!

  8. Viviana scrive:

    Complimenti. Combattiamo!
    Ciao Simone, leggo con piacere che la vita degli architetti è sempre la stessa…
    Aggiungo: io sono laureata da sei anni, max voti, abilitata, ho la 494/96 e la 626/94, sei anni di esperienza, e mi sento dire dagli studi di architettura e vari: SEI TROPPO QUALIFICATA! Ora sono:
    1) Troppo per fare la commessa e simili, quindi non lavoro;
    2) Troppo per loro, perchè avevano indicato come compensi per 12 ore al gg con Partita iva, senza mangiare e andare in bagno, meno di 800 euro netti al mese e io di affitto ne pago 600….e magari per arrivare alla sede sempre lontana se ne vanno altri 100-150. E non mangio?
    Infine, non lavoro!!!
    Ora dico, cosa possiamo fare?
    L’unione non fa la forza? Io mi sono trasferita a Modena e e interessa a tutti, la mail è archivivi@libero.it.
    SENTIAMOCI, ORGANIZZIAMOCI E COMBATTIAMO!!!
    Ciao
    Viviana

  9. rosy scrive:

    un augurio di miseria anche da parte mia
    quante cose ci sarebbero da dire…e fai proprio bene tu ad augurare tutta questa miseria, perchè questa gente, (e credimi che nella mia piccola esperienza ho una bella lista personale) e chi accetta le loro condizioni stanno mandando completamente a rotoli qsto paese e soprattutto la nostra professione.
    Viviana non mi meraviglia quello che ti sta succedendo, la stessa risposta me la sono sentita dare io diverse volte…il problema è che finche ci saranno persone che accettano certe situazioni e che hanno paura di far valere i propri diritti non cambierà nulla. so che non è facile, perchè a costo di non avere niente anche 300, 500 o 700 euro lorde sono importanti, però se tutti cominciassimo a dire di no…qualche giorno fa un’amica a cui ho detto di aver rifiutato un lavoro pagato 1200 euro al mese mi ha dato della pazza…sai in Italia sono tanti……………..
    tanti?
    ma se te ne servono 600 800 in una città per pagare un affitto decoroso?
    ….o dobbiamo vivere da studenti anche a 30 anni suonati?
    e il resto come lo pago?in fondo ho solo 6 anni di esperienza…
    ……………..non più ho parole
    io da gennaio mi trasferico a Londra…
    Un augurio di buona fortuna a Simone, Viviana e a tutti i giovani architetti

    PS da Gennaio troverete anche il mio blog su PA, scrivetemi!

  10. Elisa scrive:

    Complimenti!
    Bella Simo!
    Alla fine lo vedi che qualcosa di buono lo fai nella vita? come “cosa”?! Il comico ovviamente! IHIHIHI!
    Cmq ragazzi ricordatevi che un diritto ancora non ce l’hanno tolto ed è il diritto di mandarli a quel paese quando se lo meritano!
    ESERCITATELO!
    So che non cambia nulla per loro, ma almeno avrete la sensazione di esservi fatti un regalo.

    ps. mmhh… fra tutti quelli che ti hanno risposto uno solo è uomo… interesssssante…
    potrei anche ricattarti lo sai!? MUAHAHAHA!

  11. ele scrive:

    grandissimo!!!
    GRANDISSIMO!!!! Molto bravo! Hai descritto perfettamente la figura dei NUOVI ARCHITETTI!
    Mi ci vedo per filo e per segno nei tuoi racconti.
    T do un consiglio: rendi pubblico su carta quanto hai scritto e scriverai sul blog. Scrivi un libro magari quando avrai messo insieme + pagine. Forse qualcuno si renderà conto dello schiavismo nel quale un giovane architetto (e anche non più giovanissimo!) è costretto a vivere perchè in Italia nessuno tutela le collaborazioni presso studi professionali! Bellisima poi la descrizione del rapporto con il commitente. Se rendi su carta quanto hai scritto chiarisci quanta voce in capitolo l’architetto ha nel suo lavoro! Praticamente, appunto, al cliente, per non parlare degli impresari (categoria da briciare e che sta rovinando il territorio) interessa solo il tuo timbro! Come si fa l’architettura? Cos’è un progetto? Ma chi se ne frega di tutto questo, che importa essere andati all’università e sapere progettare? Nulla di tutto questo vale! Scrivi Simone, scrivi e diffondi + che puoi il malessere dei giovani architetti…forse c’è qualcuno che ti darà ascolto!…e ancora complimenti, bravo….

  12. mito scrive:


    Caro Simone benvenuto nei blog di ProfessioneArchitetto.
    Che diventerebbe poi: SperandoUnGiornoDiPoterVivereDignitosamenteFacendo laProfessioneDiArchitetto.
    Vai avanti cosi’!
    Qualcuno deve pure aprire gli occhi ai poveri studenti nutriti di illusioni e sogni pur di ingrassare la Facolta’ di Architettura.
    Per non parlare di chi va a farsi sfruttare negli studi rimettendoci pure soldi di tasca propria (io son durato poco ma e’ toccato pure a me!)
    Coraggio, mandateli a cagare questi sedicenti Maestri che vi fanno l’onore di prendervi a bottega ma non vi sfamano neppure.
    Se non vi pagano vuol dire che il vostro lavoro per loro non ha valore: quindi o siete delle mezzeseghe (quindi iniziate a pensare a un mestiere alternativo) o siete degli sfruttati.
    Saluti a tutti quelli che almeno ci provano a farsi valere.

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