data stellare 18.04.2007

Le competenze. E’ tutto un discorso di competenze. Mio padre, quando sconsolato era costretto a cacciare l’ennesima squadra a causa dell’ennesimo casino, mi ripeteva: “Non lavorare MAI con gente “inventata”. Il lavoro è una cosa seria: o lo sai fare o sei inventato
Vi chiedo di fare uno sforzo di memoria… la sera prima del test di ammissione a architettura. Tutti belli abbronzati e ancora poco lucidi per i bagordi post-diploma… mentre controllavate ancora come si chiamava l’architetto che aveva fatto la cappella sistina e mentre vi assicuravate che il progettista di Brasilia non fosse Falcao… non avete pensato intensamente “Ma perchè devo fare questo test di merda? Lo studio è un diritto e io dovrei poter accedere a questa facoltà liberamente!“. Quasi certamente tutti lo avete pensato. Come quasi certamente tutti, cercando parcheggio sotto la facoltà, incazzati come bestie perchè in biblioteca non c’è un tavolo nemmeno a morire, i computers (nelle poche università dove c’è una sala pc) sono rotti o occupati, le aule piccole e affollate, avete pensato “Il test di ammissione è giusto, perchè questa facoltà non è un gioco! IO che la amo, sono dentro e me lo merito, ma questi pischelletti che entrano adesso non hanno la passione che avevo io“.
Il problema è semplice: ragionare col cervello e non con l’orgoglio, col campanilismo, con i piedi o (in molti casi, come quello citato da babi) col CULO. Anche se è profondamente vero che in taluni casi, il passaggio dati è maggiore nel di dietro che nel cervello, comunque, almeno come pro-forma, il teschio andrebbe usato di più.
In quel caso, così come nel caso dell’esame di abilitazione, si ragiona cercando di difendere, con un sistema profondamente ingiusto e infantile, il proprio diritto di prelazione sulla sabbietta del parco giochi. Sono arrivato io per primo? Allora, non solo gioco IO, ma decido anche chi può giocare con me. E se sono bastardo al punto giusto, scelgo i bambini monchi, così con la sabbia non possono farci NULLA. Devo dire che i cialtroni sono arrivati a dei livelli incredibili, visto che non solo scelgono i bambini monchi, ma li seppelliscono anche parzialmente a mo di muri a reggispinta per fare più belli i propri castelli. E’ ovvio che nessuno di noi, oggi, scenderebbe in piazza per difendere il numero chiuso: ragioneremmo su un sistema differente, su un uso (magari) intelligente di quei miliardi che l’università ci ruba legalmente con la scusa delle “tasse” e che molto gentilmente devolve nei c/c dei poveri e disgraziati professori tanto bisognosi. Magari un sistema che preveda un cazzo di allargamento delle facoltà, uno sfanculamento di dipartimenti nelle sedi appropriate, l’eliminazione dello studio privato con anticamera e bagno da 120 mq di una insignificante responsabile di sotto-segreteria addetta allo smistamento della posta interna etc etc.
Ma la logica, qual è? Semplice:
E’ necessario fare l’architetto per fare il paesaggista?
No, certo che no! Basta essere un imbecille qualsiasi, comprarsi tutte le copie di “paesaggista oggi” (di cui siete co-editori), magari frequentare qualche corsetto il sabato pomeriggio, tanto per fare e il gioco è fatto!
E tutti quei cretini che pensano che essere paesaggista equivalga a mettersi in giardino l’edera piuttosto che il ringosperma? Abboccano e vanno a fare i corsi di sabato pomeriggio. Con che risultato? Che non faranno MAI quel mestiere e che troveremo traffico di sabato pomeriggio. Poi magari qualcuno ha anche i soldi per fare il paesaggista e si apre studio. A quel punto? Grasse risate: probabilmente combinerà un casino col primo cliente, un casino col secondo, magari si becca anche una mezza denuncia, poi vivacchia, chiude o trova un vero tecnico. E perchè dovrebbe cercare un vero tecnico? Prima di tutto perchè, e la signora alla radio non lo specifica, i progetti vanno presentati. E i progetti, per essere presentati, devono essere firmati e timbrati da un tecnico iscritto all’albo. Altrimenti? Siamo punto e accapo, ma con sulle spalle molte ore di fila fatte di sabato pomeriggio
Ultimamente nella tribù, a causa di un indiscriminato e folle uso del vile denaro, ci siamo scambiati un paio di regali. Visto che per un po tutti è stato periodo di casa nuova (in affitto, che vi credete), quale regalo fare? Un oggettino… e sulla spinta del genio delle cuffie (ricordate l’amico che usa la borsa da lavoro per darsi un tono e poi dentro ci mette solo le cuffie del walkman? Esatto, proprio il imbattuto idolo personale) abbiamo preso a scambiarci oggettini di Alessi. Per i non addetti ai lavori: una firma che produce oggetti di design per la casa. La saliera, la pepiera, il porta zucchero. Se prendi un oggettino di Alessi e lo metti in mano a un cretino qualsiasi, e gli spieghi che costa X, cosa risponde il cretino qualsiasi? ESATTO!
“STA CACATA LA SO’ FA’ PUR’IO”
Quando incontrate questo splendido esempio di errore evolutivo, vi prego con tutta la forza che ho in corpo, di ottenere il silenzio con un gesto alla Von Karajan, mettergli dinanzi carta e matita e con una risata deliziosa da Baronetto cristiano dopo la battaglia di Lepanto, chiedergli di FARLO. DISEGNA. FALLA PURE TU ‘STA CACATA. DIMOSTRAMI CHE LA TUA VENUTA AL MONDO NON E’ STATA SOLO VOGLIA DI FARSI PASSARE UN PRURITO FINITA MALE, MA HAI QUALCOSA DI SIGNIFICATIVO DA DIRE ALL’UNIVERSO DEL DESIGN!
Dietro ogni prodotto architettonico, e non solo architettonico, ci sono ore di Ricerca. La gente comune non sa cosa sia la Ricerca. Molti chiamano i laureati “mangiapane a tradimento”, perchè non hanno la benchè minima idea di cosa sia un’istruzione superiore. Il problema è che qualche collega (e chiamiamolo collega, va…), di questa istruzione superiore, se ne approfitta, e illude gli imbecilli disposti a starlo a sentire, che quello che fa lui è fichissimo, divertentissimo, bellissimo e non richiede un cazzo di sforzo!
(con voce da checca isterica) O via ragazze! Tutte a studio alle 11.00, i cornetti li porta nanni e i cappucci niki, poi disegniamo con le matitine colorate fino a pranzo. Pappa veloce e via a fare shopping per il centro! Quando viene il clientuccio? Assegnino! E via a casuccia per un aperitivino con le amichette e cenuccia leggera. Perchè? Perchè dopo c’è la disco!
Esagero? UNA SEGA! Provate a guardarvi intorno..
. guardate film, pubblicità, serie tv… c’è un fighetto che non fa una mazza? Ha il tavolo da disegno vicino! C’è da mangiare una merendina cosparsa di alluminio grattuggiato? La mangia l’architetto che fa le riunioni sulla terrazza vista mare! Hai molto tempo libero al punto che ti bevi un amaro da 25 gradi alcoolici alle 10 del mattino dopo una riunione con 2 comparse in cui hai presentato il plastico di un progetto che definirlo neo-classico è fargli un complimento? Come minimo fai l’architetto! Vi ricordate quel film dove un bambino, orfano di mamma, chiamava per radio dicendo che il suo papà voleva una donna? E tutte le donne della città si innamoravano di lui dopo averlo sentito parlare con la tipa della radio per tutta la notte? Che mestiere faceva? Esatto… Chi altro può permettersi di passare tutta la notte al telefono, visto che domani si alza a mezzogiorno? E il ragazzo sempre in palestra, sempre a spasso, sempre nei locali fighi de la mia super-ex-ragazza? project manager… e chi è un project manager che (cito dal film) costruisce biblioteche, palazzi e cose così? Bene… L’anno scorso, durante la prima stagione di Lost, mi sembra, un gruppo di ragazzi passava il tempo a dirsi quanto erano fighi col loro nuovo cellulare regalato dalla compagnia telefonica (che io li avrei fatti parlare a telecamente spente dopo avergli fatto leggere le robe in piccolo sul contratto di attivazione e sul piano tariffario…): in che ufficio erano? Un indizio: tavoli da disegno e plastici… Il problema è che per generazioni, i cialtroni hanno convinto la gente che per fare il nostro mestiere non serviva impegno (sentendoli parlare, il comune mortale percepisce il loro potenziale intellettivo e pensa: beh cazzo, se si è laureato lui, c’è una possibilità anche per Odino, il mio bassotto albino!). Hanno raccontato che non si impegnavano più del dovuto, perchè tanto bastava una firma per incassare mille euro, così, come ridere. Risultato? Siamo un mare. Solo a Roma siamo più di quanti ce ne siano in TUTTO IL REGNO UNITO. Non c’è lavoro. E quello che c’è? Se lo tengono stretto! E come faccio a tenermelo stretto? Ovvio: dico che non serve l’università per farloma davvero non serve? No, certo. E quando mi chiedono un timbro? O non ti preoccupare: te lo metto io. Basta che mi dai mille euro… come ridere, no?
Vi lascio va, che lo “shopping” mi aspetta… buon lavoro ragazzuoli, tenete duro!

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