PAICAP

Lunedi!!!!!!!!!!! forza e coraggio cittini…per i più fortunati, è pur sempre un giorno in meno alle ferie!!!

Mi auguro che almeno la maggior parte di voi non abbia trascorso come la sottoscritta il fine settimana in preda alla più nera depressione, scatenata da un incontro con la mia commercialista, la quale mi ha servito come antipasto l’F24 da pagare entro ora e come piatto forte gli studi di settore. Slurp!! Per fortuna c’era accanto a me la persona con cui da un anno e mezzo divido la mia vita, il mio angelo custode, che mi ha poi portato nel mezzo di una festa colorata, tra luci, suoni, candele accese e pici; che è stato tutta la domenica mattina ad ascoltare le mie parole senza quasi senso e ha asciugato le mie lacrime, sorridendomi come un bimbo.
Per palesare all’universo mondo la cifra della mia disperazione, sulla base del tempo impiegato avrei dovuto fatturare tipo 50.000 € annui; detto altrimenti, per essere congrua avrei dovuto lavorare solo dieci settimane l’anno. Sarà che è la prima volta che mi sottopongo a questo procedura, spassosa come un enteroclisma, ma ha avuto effetti significativi sul mio umore. Per intenderci, la mia commercialista mi ha confessato di sapere da un mese il responso, ma di non avermi mai avverito perchè, cito, aveva paura della mia reazione. Effettivamente la flemma e l’autocontrollo non sono il mio forte (assieme a ragionevolezza, temperanza, moderazione ecc….).
Bè, meno male che ho tutta la settimana per smaltire: da domani (oggi per voi che leggete) a venerdì ci inoculiamo per via endovenosa altri 30 soci della stessa cooperativa ma dell’altro intervento, ricordate? Abbiamo avuto un primo round venerdì, con un incontro di due ore, nel corso del quale sono state rivolte all’architetto, datosi che è universalmente riconosciuto che siamo categoria onnisciente, le seguenti domande: “architetto ma qual’è la durezza dell’acqua in questa zona?” (purtroppo l’architetto aveva già utilizzato l’aiuto a casa, il 50 e 50 non era impiegabile in modo proficuo ed il pubblico -noi- non era verosimilmente preparato); “architetto, ma allora le mettono le parabole? e in che direzione verranno orientate?“.

Orbene. Questo premesso, mi pregerei di intrattenervi brevemente raccontandovi un po’ di un personaggio che mi ha incuriosito. Tale Icilio Federico Joni. Già il nome è un po’, se si vuole, da burloni; Feder i Cojoni…una finezza da toscani, zozzoni per definizione quasi. Il Comune di Siena dedicò a questo artista una mostra a cavallo dell’estate 2004, al Santa Maria della Scala. Purtroppo la sottoscritta in quel periodo era affetta da una forma grave, in fase acuta, di tesi di laurea; il quadro sintomatologico presentava, tra le altre cose, agorafobia, monomania per l’oggetto della tesi, coma sociale.
Tra XIX e XX secolo Siena pullula di antiquari scaltri, collezionisti e critici creduloni, artisti abilissimi nell’imitazione. In questo periodo furono realizzati dipinti, in gran parte fondi oro, che ingannarono anche grandi storici e critici di storia dell’arte. Tanto che molte di queste opere sono ancor oggi custodite nei musei americani. Il genius loci del falso si chiamava Icilio Federico Joni.

Qui sotto, il nostro eroe in costume da paggetto medievale.

Joni viene al mondo in circostanze abbastanza disgraziate, nel gennaio 1866; il babbo era un militare sardo di stanza a Siena, che non potendolo riconoscere, si suicida. La mamma, giovanissima, lo affida alla ruota dei gettatelli dello Spedale di Santa Maria della Scala. Il lungo certificato di nascita è suggellato da una firma, perentoria e significativa: “CARAVAGGIO”. Il falsario è subito associato, (per beffa del destino?) al genio irrequieto, iroso, in perpetuo conflitto con la società. Trascorsa un’infanzia difficile, si forma al mestiere di doratore in una bottega; e in seguito, con una frequentazione piuttosto irregolare, all’Istituto Senese di Belle Arti, in un’atmosfera purista. Subito viene apprezzato da alcuni antiquari di Siena e Firenze. In pochi anni raggiunge una significativa notorietà anche come restauratore, soprattutto di primitivi senesi, dopo che uno studioso insigne come Bernard Berenson era caduto come una cozza nel trappolone di alcune sue falsificazioni, candidamente propinatigli a più riprese. E fu proprio la frequentazione con Berenson, con cui in seguito divenne culo e camicia, il passepartout per entrare nel circuito dei ricchi collezionisti. I falsi di Joni, per intenderci, vennero attribuiti ad artisti del calibro di Duccio, Botticelli, Ghirlandaio…non imbianchini qualunque, ecco.
Ma a Icilio Federico Joni è associato uno dei misteri misteriosissimi della storia dell’arte, legato all’intreccio di iniziali che compongono il suo marchio di fabbrica, il suo logo, rimasto a lungo indecifrato; il misterioso PAICAP, a lungo ritenuto un acrostico latino, foriero di chissà quali filosofie, concettoni, esoterismi…in realtà un motto beffardo su cui il falsario aveva basato la sua filosofia, di arte e di vita:Per Andare in Culo Al Prossimo“.
Ovvìa bellini.
Grazie per l’attenzione. Spero vi sia stata gradita questa svolta cultural-storico-artistica di queste ultime due bloggate.

Un applauso di incoraggiamento per il prosieguo dell’industriosa settimana…sciao!!!!!

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2 risposte a PAICAP

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