scivoloni

insomma, io ve lo devo dire: saranno i miei geni nordici (ancora non indagati ma fisicamente evidentissimi), sarà il “tipo omeopatico” che, come mi spiegava la mia premurosa omeopata Donna (90 chili di dolcezza per un metro e mezzo di altezza…una delle poche persone che conosco piu’ basse della sottoscritta), detesta il caldo…ma queste giornate fredde, luminose e pulite mi allargano il cuore. Uscire la mattina prima dell’alba per andare a correre di rosa vestita e sentire il freddo che ti sferza il corpo immagazzinando energia per tutta la giornata…è un piacere riservato ad intenditori, così sottile da essere scambiato per autolesionismo, che avevo quasi dimenticato. Sissignori, l’achitettessa, abbandonata fino alla prossima bella stagione la piscina, ha “ripiegato” sulla corsa da un paio di mesi. Certo non sarà come correre su e giù in mezzo alle crete, e finchley road non ha nulla a che spartire con la provinciale che va a castelnuovo…ma questo per ora passa il convento, e poteva andarmi molto peggio.

Gli alberi spogli e la luce pallida dell’inverno riaprono panorami e scenari che, con l’estate, avevo dimenticato; dopo tanti mesi riesco a vedere la ferrovia e la stazione di west hampstead lungo iverson road, e quello che c’è al di là della ferrovia…che di per sè non riveste particolare significato, dato che sostanzialmente trattasi della “charlotte guest house”.

Al fascino della londra in versione invernale non sono sensibile soltanto io…basta vedere film, leggerini ma gradevoli come Love actually e Il Diario di Bridget Jones, entrambi ambientati sostanzialmente a cavallo di natale in una londra festaiola e piena di neve.

Le strade di mattina sono spesso ghiacciate e imbiancate di brina sbrilluccicosa, e non è raro vedere quarantenni/cinquantenni incravattati e vestiti di tutto punto che si divertono a “pattinare” sulla sottile patina di ghiaccio…e, c’è da giurarci, ridere sotto ai baffi come ragazzini.

E su una di queste strade bianche di brina, per giunta in discesa, l’architettessa alcune settimane fa si è esibita nel primo scivolone della stagione. Per evitare di battere l’osso che non a caso viene definito sacro, ho abbozzato una piroetta degna del miglior Nurayev, che si è conclusa con una ginocchiata sull’asfalto che mi ha rintronato il cervello prima ancora che la rotula. Va da sé che non ho risparmiato una serie di florilegi verbali ed espressioni colorite “troppo gelate per sciogliersi al sole”. La piroetta di cui sopra mi è costata un versamento al ginocchio che mi ha tenuto ferma – si fa per dire – per due settimane, ma, ed è proprio il caso di dirlo, è acqua passata.

Da domani inizia per l’architettessa il periodo “di gruviera” che condurrà al natale…tra ferie arretrate che ho amorevolmente centellinato e razionato da qui al 24 e ufficialmente devoluto allo shopping, gitarelle, pseudofestini ufficiali dello studio, le tre settimane prenatalizie saranno sostanzialmente ferie intervallate da qualche giorni di lavoro; una corsa in discesa che, lavoricchiando di tanto in tanto, porterà al 25. noi, naturalmente, ci risentiremo prima.

e da loveridge road…chiudo.

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