ArchitecTour

ArchitecTour

Eccolo! Elegante vero?

Il progetto in copertina é del mitico Studio MAD Design di Pechino. In realtá li ho voluti premiare con la copertina perché sono stati brillanti ed efficacissimi durante tutto il rapporto lavorativo che ci ha legati. E ovviamente meritano la copertina anche in quanto autori di progetti di altissimo livello sia sostenibile che formale e creativo.

Era pieno inverno, ero chiusa nella mia camera da letto a Barcellona e sfogliavo avidamente i cataloghi della biennale di Venezia che mi erano appena stati regalati. Giravo le pagine come una affamata di notizie internazionali nel campo architettonico e nel frattempo, negli stessi spasmodici istanti, confusi, freddi di una notte senza stelle di febbraio, pensai per la prima volta ad un gran progetto: ArchitecTour.

Sono passati tre anni. Tre anni in cui é stato effettuato il viaggio attraverso cui questo progetto ha iniziato a prendere forma, ho cambiato vita e cittá 2 volte passando dai 45° gradi all´ombra di Dubai ai -10° di Amburgo nella stessa settimana, ho scritto finalmente il resoconto della mia fantastica esperienza sotto un punto di vista prettamente architettonico.

Il libro che invece raccoglierá le vicende umane, le descrizioni di paesaggi dai meravigliosi colori, le sensazioni delle immersioni fatte in tanti mari, le ricette di tanti piatti esotici appresi durante il cammino, nonché esperienze di vita che vi conquisteranno sicuramente, é attualmente in corso.

SSIORE E SSIORI VI PRESENTO ArchitecTour.

quello che segue é uno stralcio del primo capitolo introdduttivo…

ArchtecTour è il frutto di un lungo viaggio Around the World.

Ritengo che la professione dell’architetto, la quale per ovvi motivi si sviluppa intorno ad una matrice di stampo creativo, debba necessariamente attingere ad un ampio cosmopolitismo per avere un ventaglio di stimoli, attraverso i quali articolare poi, gran parte delle idee progettuali.

Generalmente il viaggio lungo prevede la rottura della quotidianità. Questa, con tutti i suoi doveri e i suoi ordini precostituiti, ci limita sempre più con vincoli culturali, materiali, professionali e naturalmente affettivi.

Abbattere il muro che ci permette di sconfinare in una realtà, durevole anche se pur sempre temporanea, dove tutto ciò non esiste, spesso può disorientare.

Tuttavia l’ elemento ” regolatore” nel mio percorso compiuto attraverso tre continenti, è stato la costruzione di una simbolica gerarchia di priorità, elaborata attraverso una concreta scala di meeting e sopralluoghi inerenti la commistione fra realtà e virtualità architettoniche e tutte le considerazioni etiche che derivano dal voler perseguire questioni squisitamente estetiche e convenientemente sostenibili.

Essendo cosciente dell’ esclusività e della straordinarietà della mia esperienza, ho cercato di organizzare una normale quotidianità pur sapendo di trovarmi spesso di fronte ad eventi e situazioni occasionali e per nulla prevedibili. A parte la logica selezione di luoghi di interesse archeologico e architettonico da visitare, lo concretizzazione del piano di lavoro consisteva in una serie di interviste da presentare ad architetti di fama internazionale, i cui progetti fossero parte integrante della crescente cultura ecosostenibile e la forza dei loro lavori si evidenziasse nella relazione, senza mediazioni, fra realtà virtuale e spazio urbano.

I territori oggetto di studio sono stati l’ Asia, l’ Australia e l’ America Latina che negli ultimi decenni hanno sviluppato un processo graduale in ambito sociale quanto in ambito urbano.

Nella fase iniziale di ArchitecTour, dopo un lavoro preciso di investigazione e selezione, ho contattato gli studi scelti, almeno due in ogni capitale presente sul percorso di viaggio, e ho curato una serie di incontri.

L’indagine a cui miravo verteva, a grandi linee, sui seguenti punti:

  • Verificare la dotazione degli altri paesi riguardante le strutture per la ricerca progettuale sostenibile e lo sviluppo della cultura del progetto ecologico.
  • Indagare sulle soluzioni adottate altrove per affrontare il lavoro di equipe ( climatologi, paesaggisti, biologi, botanici, fisici, esperti del medio-ambiente) imprescindibile nelle nuove eco-architetture.
  • Riscontrare se l’ adeguatezza della normativa vigente predisposta per il controllo ambientale viene osservata e rispettata.
  • Sondare il livello della diffusione per quel che concerne il rispetto della cultura ambientale nelle università e negli istituti di architettura stranieri.

Inoltre era per me fondamentale capire fino a che punto i grandi studi di architettura, spesso assunti a modello dalle nuove generazioni di architetti, in quanto a disciplina progettuale, fossero disposti a ricercare nuovi materiali ecosostenibili il cui utilizzo non potesse minimizzare la qualità estetica dell’ architettura.

L’ insieme delle esperienze, dimostrazioni, idee, riflessioni, opinioni, valutazioni e le conseguenti soluzioni scelte per ridurre il consumo energetico, illustratemi da 11 grandi architetti intervistati, ascrivibile al controllo delle radiazioni termiche e luminose dei nuovi manufatti architettonici e la ricerca del punto di congiunzione tra estetica e sostenibilità architettonica, costituiscono l’ essenza di questo libro.

Un testo che mira soprattutto alla divulgazione, se possibile, delle percezioni e indicazioni che possono trasmettere le opere architettoniche descritte e illustrate, edificate nel totale rispetto dell’ambiente. Il profumo delle piante rampicanti avvertito negli edifici di Yeang, lo scroscio dell’ acqua che tempra il calore negli edifici di Brawne, l´odore crudo delle pietre naturali delle architetture di Kuma, il recupero di spazi antichi e la bellezza della pietra nell´ultimo lavoro di Tadao Ando in Italia, la sensazione di forte protezione ambientale nelle opere architettoniche australiane e la naturalità coloristica nelle opere di Legorreta, rappresentano risultati efficienti sia a livello estetico che etico, alleanza imprescindibile nell’ architettura contemporanea.

Penso che tutta l´architettura, in ogni paese del mondo transita per gare di appalto, concorsi, bandi, firme, documentazioni burocratiche e licenze, ma quando ci riesce, diventa sempre un insieme di pietre, mattoni, malta, cemento, ghiaia, pietrisco, alluminio, legno, marmo. L’ esuberanza ideologica non dovrebbe essere irrigidita dall’ utilizzazione di materiali locali e naturali, e dalle tecniche avanzate bastate sull’ efficienza energetica, al contrario dovrebbe conseguire nuovi stimoli e nuovi motivi per bilanciare e incrementare la ricerca nel campo architettonico.

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