Antonio Madureira

Quando meno te lo aspetti, le cose…non avvengono. E’ proprio così, e vi consiglio di lasciar perdere i vecchi detti

ormai senza più significato. I detti sono solo eccezioni che non confarmano mai la regola che “loro” vogliono

confermare. E così è succeso che, mentre tempo fa pensavo ad un paio di persone che conosco, queste si sono

fatte vive su questo blog. Una di queste la davo per dispersa, anche lei all’estero, da un sacco di tempo. Leggi

“anni” al posto del volgare “sacco”.
Merito del blog e forse anche di Porto che sta creando queste a altre situazioni molto strane. Tutte iniziative di

questa città e tutte non volute. Fanno piacere ma non sono state volute, non le ho create io, capite?
Come non ho voluto io avere la fortuna di cantare nel coro della Facoltà di Architettura (la FAUP) assieme al grande

Antonio Madureira. Non ci canto propio vicino perchè io sono un basso e lui un tenore, comunque stiamo parlando

di un ingegniere (e professore della Facoltà) che ha fatto diversi lavori con il Maestro. E’ chiaro che quando parlo

del Maestro mi riferisco a Lui, sì, il Divino…colui capace di camminare sulle acque del fiume Douro come ha fatto

quel suo emule sul Giordano, un po’ di tempo fa.
Insomma c’è un quartiere, in centro, di edilizia popolare, che Siza ha realizzato e “incompletato” negli anni settanta.

La Bouça. Anni fa lui e Madureira ci hanno rimesso mano, hanno restaurato ciò che c’era e hanno costruito quello

che mancava. Si tratta di case abitate dai vecchi inquilini degli anni 70 e da studenti e studentelli affittuari della

grande maçã. Il progetto è stato pubblicato in più riviste. O per lo meno io ne ho due a casa.
Vi parlo di questa opera perchè, a quanto ne sappia io, è una delle ultime collaborazioni Siza-Madureira ma la

notizia è che io vado a cantare assieme al secondo! Insomma è come se andassi a cantare assieme al signor Arup

(lo studio superfigo che fa i progetti grandi…per i grandi)!
E io mica lo volevo, è capitato! Il fatto è che a me ogni tanto “capitava” di pensare come mi sarei trovato se un giorno

avessi potuto avere un contatto con l’elite dei Maestri…dico quindi che la cosa era in sé inaspettata ma era anche

“aspettata” solo che in un’altra forma.
Ad esempio, mi è sempre capitato di sognare di andare a lavorare per il Divino (e qui che scatta “l’aspettativa”) ed

invece mi sono beccato un mese di Alvarinho, il Figlio del Divino (“l’inaspettato”).
Volevo fare l’Erasmus a Lisbona? O addirittura in Brasile (e non venitemi a dire che in questo caso non si chiama

Erasmus, grazie)? E in vece Porto: inaspettato in parte, perchè qualche brasiliano c’è sempre e la lingua è sempre il Portoghese.

Ed

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