il mio portogallo

Il Portogallo non è affatto un paese tradizionalista e conservatore. Per lo meno non è il loro modo di pensare. Loro non si alzano la mattina e dicono: “Sapete cosa possiamo fare per migliorare il nostro paese? Rimaniamo tradizionalisti e conservatori!”. Se lo affrontiamo dal nostro punto di vista, quello architettonico oppure meglio ancora quello del restauro, di “conservatore” c’è ben poco. Qui non si conserva niente se non lo stretto necessario: si butta giù e vai di intonaco bianco purissimo o di frangisole alla Cucinella. “Qui non è come in Italia” ci disse il professore della FAUP responsabile ERASMUS durante la prima riunione che abbiamo avuto con lui,…un po’ di tempo fa.
“Qui quando un mattone è rovinato non lo puliamo, lo tiriamo via e ne mettiamo un altro!”.
Quello che è ancora tradizionale e conservatore è la condizione sociale del paese che grazie all’analfabetismo di alcune zone extra-metropolitane o l’eccesso di burocrazia (la famosa “papelada toda!”) ci e mi sembra essere in uno stato tradizionale, non in una scelta tradizionale. La Microsoft e il MIT hanno già sbavato abbastanza dietro il Portogallo e adesso sono passati ai fatti con rapporti commerciali firmati e controfirmati.
Certo alcune mostre impressionano. Una volta ho visto una mostra di un francese al CPF. Il tema era il mondo rurale portoghese degli anni ’80. Ero con un mio amico, compagno di merende all’università in Italia, e il commento è stato lo stesso: sembrava di vedere l’Italia degli anni ’40.

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