Michael Moore a Venezia

Nel gergo usato all’interno di quei forum virtuali/reali chiamati blog, compare molto spesso la parola quoto. Con tale parola, deve intendersi una condivisione. Cioè la concordanza di un utente (ossia di un partecipante del forum) nei confronti dell’opinione espressa da un altro utente nel suo ultimo messaggio (o post). Io ti quoto, o più semplicemente: quoto; cioè concordo con quello che hai scritto e non aggiungo altro. Ormai però la parola quoto è usata, e usabile, anche al di là della sfera dei post e dei blog. Ed io, ad esempio, ne faccio uso e abuso per esprimere quanto il mio modo di pensare coincida con quello del signor Pedro Mexia, mai visto e mai conosciuto, supposto Subdirector da Cinemateca Portuguesa.

(Vi anticipo che non sono un traduttore. Né amatoriale, né professionista)

Che cosa possiamo aspettarci da questo Capitalism: a Love Story?

Sembra che la gente sia super entusiasmata del fatto di vedere il capitalismo così in basso. Michael Moore fece un film sul sistema sanitario americano (Sicko) nel quale il sistema cubano è molto elogiato. Adesso, forse, farà la stessa cosa. Non so quale finirà prima. Se il sistema capitalista o se quello cubano.

Non gli piacciono i film di Michael Moore?

No. Per ragioni politiche e cinematografiche. Le ragioni politiche sono ovvie. Le ragioni cinematografiche hanno a che vedere col fatto che l’etica del documentario è molto discutibile, anche per gli stessi documentaristi di sinistra.

Perché?

Una parte molto significativa dei fatti politici è errata. Ciò che funziona come satira veritiera, è falso. In relazione alle persone, ha delle attitudini ripugnanti, come la sequenza completamente artificiale di Bowling for Columbine nella quale mostra all’attore Charlton Heston, all’epoca già malato di Alzheimer, la fotografia del ragazzino di Columbine.

Moore si ritiene un documentarista. Concorda?

Non capisco cosa lui sia. Mi sa che è più un giullare di corte. Usa trucchi infantili per ottenere un effetto comico. Come quando si smontano gli argomenti di una persona riprendendola mentre si mette le dita nel naso o quando si pettina prima di andare all’aria aperta. Mi preoccupa il successo planetario che sta ottenendo. È disonesto. Lui è divertente. Se presentasse i film come commedia, avrebbe meno obbiezioni. Chiamare i suoi film documentari, è un po’ la stessa cosa che chiamare telegiornale il Daily Show.

Quoto.

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