Ed, piacere…(3/3)

UNO DI TRE – “Era da tempo malato”. Di solito si dice così. Ed infatti alla notizia della morte ho provato a ripercorrere le strade della mia memoria. Effettivamente mi pare di ricordare qualche annuncio inquietante, datato un bel po’ di tempo fa: Saramago in ospedale; Saramago è uscito dall’ospedale; Saramago? Ieri, la peggiore delle novità. Ad Azinhaga, il paesello natale, i parenti ci parlano di turisti spagnoli che vengono lì e fotografano l’antica casa d’infanzia e la statua che lo raffigura, da lui stesso inaugurata ma mai voluta. “Ha fatto bene a restare a Lanzarote (Spagna), qui (Portogallo) lo hanno trattato male” dice una nonnina. Ci lascia il Rui Costa della letteratura portoghese, nel bel mezzo dell’orgia mediatica del Mondiale Sudafricano. E due giorni di lutto nazionale sono stati inaugurati dal governo Socrates. Mi ricordo di aver cominciato a leggere qualcosa durante un’estate. C’era una persona che me lo nominava sempre e allora decisi di approfittare delle lunghe e afose estati padane per investigare il soggetto. Il primo libro fu una raccolta di racconti che aveva già pubblicato all’inizio della sua carriera. Una edizione solo per l’Italia. Grazie! Venne poi uno dei polpettoni storici: Cecità. Una storia crudissima e quasi indigeribile che però riuscì a lasciarmi incollato alle pagine fino all’ultima virgola benché mi avessero già raccontato il finale. Se non ricordo male, venne poi Viaggio in Portogallo. Imperdibile. Non potevo non acquistarlo: dovevo verificare se le sensazioni che provavo di fronte alla territorialità lusa erano le stesse del Grande Saramago. Dovevo inoltre controllare se c’erano dei luoghi di Porto che mi erano rimasti sconosciuti o se c’era la possibilità di rivederne alcuni sotto una nuova ottica. Di questa enciclopedia del territorio portoghese ho letto solo la parte che parla della città invicta. Mi aspettano dunque altre letture e altri viaggi, per poter verificare “in loco” le visioni dell’autore. Per capirci, mi piacerebbe essere un Heinrich Schliemann saramaghiano. (Mmmmm, buona citazione). Rimane invece negli scaffali di questa casa portuense l’unico testo in lingua portoghese: Le piccole memorie. In attesa di essere sfogliato almeno una volta.

DUE DI TRE – Ma l’incontro numero UNO avvenne prima dei libri. Avvenne durante l’Erasmus. Nel corso di una memorabile conferenza Álvaro Siza e José Saramago parlarono del loro rapporto con la religione. Si passava dalla chiesa di Marco de Canaveses al Memoriale del Convento deviando per Il Vangelo Secondo Gesù Cristo. Era un’aula ampissima e ad un certo punto un signore di una certa età, seduto qualche metro più avanti, non troppo alto, obeso e calvo, chiese a Siza se fosse stata la Bontà Divina ad illuminarlo. E “quello”, umilmente, gli rispose un qualcosa del tipo: non proprio. Tra gli invitati al dibattito c’era anche una famosa e gentile pittrice e a memoria mi pare di ricordare anche un prelato. La religione come fonte d’ispirazione o come fonte di ispirazione per parlarne non troppo bene? Marzulliani dubbi. Con l’abilità che gli fu sempre riconosciuta, Saramago riuscì a scaturire stati di buon umore generalizzati. Quando cominciò a parlarci della (SUA) religione cattolica appresi che tutto ciò che avevo imparato nei lontani anni del catechismo era solo oppio per affabili tontoloni. Ma vi pare normale il voler passare la vita intera bramando di trascorrere l’ETERNITÀ di fronte ad un Tizio? Con l’unico scopo di contemplarlo e di dirgli: ma quanto sei bello! Oh mio Dio ma quanto sei bello! Ma quanto sei bello e bravo!…??? In quel tempo io non avevo capito quanto Saramago fosse “in là” col suo pensiero. Negli anni compresi. Egli sosteneva che ad auto-condannare il credo dell’Uomo di Nazareth erano i testi sacri cristiani e i concetti espressi dal cattolicesimo stesso. “In quel tempo”, (che non è quello di Cesare Augusto e del suo censimento in tutta la Galilea, secondo l’Editto), in quel tempo io ero molto meno “rigido”, meno ciccione e più spensierato. Ero andato a quella conferenza assieme ai miei compagni di casa, tutti Erasmus di architettura. C’era la voglia di star bene nel sentire una conferenza interessante. Addirittura all’uscita trovai in mezzo alla ghiaia un azulejo bianco di circa 1cmq che ancora oggi custodisco gelosissimamente. E Saramago mi sembrava solo un uomo di parte, come un “benfiquista” che parlava male del Porto.

TRE DI TRE – Le parole del segretario generale del Partito Comunista Portoghese sono state chiare. “Saramago era iscritto al PCP dal…eccettera, eccetera, …eccetera”. Largo spazio alla sua militanza rossa, dunque, che gli costa e gli costò l’accusa di un non casuale silenzio sui gulag dei “compagni che sbagliano”. Vennero gli anni dei sussulti controllati: a lunghissime epoche di silenzio si alternavano shock puntuali sulle coscienze lusitane (e non). Venne il momento in cui lui propose l’annessione del Portogallo alla Spagna, in veste di nuova provincia autoctona. Un atto che avrebbe finalmente restituito l’Iberia ai suoi abitanti, uno nuovo Stato che (ri)fraternizzava il popolo della penisola. Ovviamente l’idea ebbe un successo strepitoso qui in Portogallo (anche se non se ne parlò molto). Ma mentre Saramago ne faceva un discorso che partiva esclusivamente da basi CULTURALI (una razza, una panza), il popolo luso puntava direttamente al PORTAFOGLI. Entrare nell’Iberia, che non era altro che la Spagna con una provincia in più, significava diventare ricchi e prosperi come loro, i “cugini”: mai più poveri in canna grazie ad un matrimonio combinato con “quelli ricchi”. A poco valsero le parole di qualche politico della ricca Catalogna: per esperienza personale, loro lo sconsigliavano un matrimonio di questo genere. E venne poi Caino, l’ultima fatica. E con lui tutta una serie di polemiche, le ultime. Vennero i dibattiti televisivi e in uno di questi Saramago sfidò gli “ufficiali”di Dio ad un confronto dialettico con lui. Nessuno si presentò. Caino era l’ennesima pistola fumante: l’evidenza dell’abominio di una religione per mezzo dello studio dei propri testi sacri. Questa volta l’obbiettivo era più in generale Dio: cattolici e giudei erano i chiamati in causa per il fatto di non aver capito cosa stessero leggendo da una vita. Non si riusciva a fargli comprendere che la SUA era solo un’INTERPRETAZIONE PERSONALE.

FINALE – L’altro giorno, la brutta notizia. Ci ha lasciato. L’età, la malattia, la povertà materica dei nostri involucri carnosi, insomma il Tempo, la Vita, Dio o chi per lui ce ne ha portato via un altro. Per quel che mi riguarda: ARRIVEDERCI, compagno Saramago.

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