Birre

O Público, che nelle terre del Camões rappresenta il quotidiano più in voga, per intenderci: il corrispettivo lusitano de «La Repubblica» (per chi ama i giornali del tipo: siamo super partes ma ci tuffiamo a Sinistra), pubblica – il giorno 16 febbraio 2011 –  una notizia interessante. Pare che il “sito per gli architetti più visitato al mondo” (così dicono loro, tra il virgolettato), abbia premiato tre edifici contemporanei di Porto, distribuiti su una fascia di terra non più estesa di 20 km. Il primo, il più distante dall’Oceano, è un edificio per uffici e rappresenta la nuova sede della Vodafone nella capitale del Nord del Portogallo. Ricordo gli autori: José António Barbosa e Pedro Lopes Guimarães. Si passa poi ad un gioiello dell’architettura d’interni, realizzato da Marta Costa e Henrique Pinto, che con il loro talento hanno abbellito la “Closet House”. Tra i due, in prossimità del Parco della Città (“Parque da Cidade”, che qualche portuense sostiene essere di gran lunga molto più bello del Central Park newyorkese), tra i due, dicevo, il ricordo di una costruzione effimera realizzata nel 2008: un bar temporaneo nato dalle fantasie di Diogo Aguiar e Teresa Otto. Quest’ultima opera, va ricordato, non è altro che una “baracca”. Cioè un chiosco che viene realizzato in occasione della manifestazione annuale studentesca nota in Portogallo con il nome di “Queima das Fitas”. In pratica, in un luogo “sicuro”, chiamato Queimodromo, si crea una piccola urbanizzazione effimera composta da varie baracche realizzate dagli studenti di ogni facoltà. Ci sarà dunque la baracca di architettura, di lettere, di scienze della comunicazione e così via. Insomma non sono altro che bar dove gli studenti, la notte, si ritrovano a sbevazzare fino alle 6 di mattina (quando la polizia comincia a fare le pulizie). Si tratta di un recinto, un posto chiuso dove i ragazzi si incontrano senza poter fare danni alla città. Si paga un biglietto, dopodiché si cerca di fare il giro per tutte le baracche, assieme ai propri compagni di corso. E nel mezzo, un palco con vari concerti e chioschi dove si vende pure del cibo (indispensabile per digerire i milioni di litri di birra che vengono consumati durante quelle notti). Una settimana di follie che, più avanti, meriterà una lunga trattazione.

Per saperne di più: O Público, gli uffici, gli interni, il bar effimero.

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