Aprile

Nell’italico 25 Aprile c’è sempre troppo poco spazio per chi ha contribuito in maniera determinante al risultato finale della liberazione. Parlo degli Anglo-americani, amici miei. Troppo poco spazio, scrivevo. Be’, non poteva essere altrimenti. Siamo un Paese di antichissime tradizioni comuniste ed è da pochissimo tempo che dagli archivi occulti della Storia emergono fatti accertati…crimini, violenze atroci, giustizialismi infarciti di sentenze di morte. Fatti non troppo edificanti che ridisegnano l’anima dei più “comuni” eroi del popolo. Ma tant’è: quando si parla di Seconda Guerra Mondiale, degli uomini a stelle e strisce si ricordano solo le bizzarrie del Gen. Patton e la doppia carneficina di Hiroshima e Nagasaki. Mentre agli inglesi (e non si ancora per quale motivo) viene riservata l’ignominia della totale dimenticanza.
Anche in Portogallo la “versione” del 25 Aprile manca di qualche elemento chiarificatore. Le Forze Armate hanno preso il potere, gridava in edizione straordinaria il giornale «República» nel pomeriggio della liberazione. Eh già. Ed è qui che nasce spontanea la domanda che tutti farebbero ai militari di oggi: cosa le aveva bloccate, durate i lunghi anni della dittatura salazarista?
Ad entrambi i lati oscuri e oscurati del 25 Aprile io dedicherei due musei, che chiamerei Musei della Riscrizione o Chiarificazione. Perché è probabile che la Storia non sia poi così affine ai resoconti dei nostri libri scolastici (in Italia “le voci” sono sempre state i nostri vecchi cari prof di Sinistra). Qualcuno potrebbe averci mentito. I lati oscuri di qualche eroe potrebbero essere stati artificiosamente occultati, come farebbero nelle peggiori scuole di vita. Qualche vittima è stata sicuramente declassata in serie inferiori alla B. Questi Musei, dovrebbero avere il dono di riparare il mal fatto. E noi, che siamo architetti e quindi salvatori del Mondaccio in cui viviamo, sapremo essere sicuramente superiori a tutti ciò che divide e occulta. Sapremo superare le divisioni interne e con la tenacia di cui qualcuno ci ha fornito, riporteremo alla luce, nel calore dei nostri spazi disegnati, tutto quello che per troppo tempo ci è stato nascosto.
Una piccola speranza gratuita.

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