Rosso di Vergogna

Inglesi, americani, canadesi….
Giovani, alcuni di loro ancora dei ragazzetti. Venuti in Italia per combattere una guerra sconosciuta.

Per anni, nelle scuole ottocentesche del mai troppo amato ex Bel Paese, ci hanno raccontato una Liberazione che non è mai esistita.
E se tu non la ripetevi agli istruttori così come te l’avevano raccontata, venivi pure bocciato.
I nuovi garibaldini, secondo queste storie di fantasia, erano i buoni e giusti di tutta la vicenda ed erano “gli unici”: i più responsabili, i più determinanti,…i faticatori che avevano portato sulle spalle tutto il fardello della Liberazione. In sostanza: come nelle migliori dittature, ci è stato presentato un fantoccesco eroe in costume capace di vivere e morire per la Nazione e per il suo popolo di lavoratori. Volendo intendere, con la parola «lavoratori», i soli dipendenti delle fabbriche.
In questo modo sono stati insabbiati crimini…quali omicidi, rappresaglie e regolamenti armati di conti, venuti a galla solo grazie alle ricerche di un numero ristrettissimo di menti libere.

Dal Portogallo ci giungono le immagini di un’Italia immutata, violata, infangata. L’onore di coloro che dovrebbero salire sugli scudi ancora una volta dimenticato dagli incomprensibili concerti del 1º maggio, sempre più svuotati di persone ma soprattutto di anime.
Ci vorranno dei secoli…prima che le cose cambino, in meglio. E noi non ci saremo più.
Si spera che l’Architettura possa dare il suo contributo alla Verità. Ma si sa che questo contributo non potrà venire dall’Italia e dai suoi grandi disegnatori garibaldini, tutti milionari.

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