Se questa non è ironia

Un tour architettonico per il Portogallo vuol dire, fondamentalmente, intraprendere un cammino tra le opere di Álvaro Siza e Souto (de) Moura, senza però dimenticare gli altri discepoli più o meno riconosciuti e riconoscenti. Questo, ovviamente, se si parla di architettura contemporanea. Ma le terre del Camões offrono anche spunti di altro genere. Mi riferisco al romantico incanto dell’Alentejo, una regione capace di attrarre turismo rurale e “surfistico”. Esistono logicamente alcune primizie architettoniche di un certo interesse, rimanendo sempre nel campo della Contemporaneità. Ma in questo contesto, è buona norma porsi una domanda semplice semplice: (e) cosa dire della rete di siti megalitici sparsi per la regione? Nulla, ad eccezione di due doverosi appunti.

1) Sarà opportuno munirsi di una jeep, indispensabile per poter affrontare le buche delle strade sterrate che conducono ad essi (per cortesia scordatevi di andare a piedi: non è il Cammino di Santiago). 2) Cominciare il tour dai reperti di Almendres (Nossa Senhora de Guadalupe, Évora), che comprendono un menhir ed il più importante cromlech della penisola iberica.

È inutile scandalizzarsi tanto, riflettiamo invece sullo stato dei fatti. Svariati millenni or sono, alcuni uomini eressero delle pietre singole. O un congiunto di complessi monumentali. Le forme, le incisioni o la disposizione di queste rocce accompagnano delle ragioni oscure, buie. Sono criptiche, al pari di certi misteri della Contemporaneità (di quelli che regalano a profusione delle architetture senza un senso apparente). A conti fatti, di fronte a delle opere messe in piedi a più di 5.000 anni di distanza le une dalle altre, ci troviamo a dover risolvere gli stessi enigmi: come hanno fatto e perché.

 

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