Sempre più caldo! Una bolla di afa africana è arrivata in Italia e sta letteralmente cuocendo lo stivale. Vibranti proteste dai leghisti: questa bolla di afa africana, toglie il lavoro alle bolle di afa italiane!
Ok, cominciamo malissimo…
Diamo il “benvenuta a bordo” a Donatella! Diamole anche l’email cui spedire tutte le storie, le avventure e le disavventure che capitano nel mondo del lavoro con i cialtrone (ovviamente, può essere utilizzata anche per l’invio di molestie sessuali, foto senza veli, materiale pornografico in generale). Lo ribadisco:
sim_too@hotmail.com
Fatene buonuso, mi raccomando!
…vi prego…
Andiamo avanti! Per iniziare voglio dare tutto il mio appoggio a Claudia: purtroppo questo è un paese vecchio, in mano ai vecchi e concepito per i vecchi. Lungi da me voler dare addosso agli adorati nonnini, ma ho un difetto che mi porta a situazioni del tutto analoghe a quello di Claudia: ho la faccia da pupo.
No, non nel senso del cantante…
Ho provato anche a incattivirmi: rapato col pizzo. Niente.
Il primo impatto, quando mi presento come tecnico è mortificante: si chinano su di me (visto che sono un maledetto nano di 1.73… ero il più basso al liceo… sigh), mi accarezzano la nuca e mi fanno “Sìììììììì, sei proprio un bravo architettino, eh? Adesso vai a giocare, da bravo. C’è il papà?”
Ricordo di un cliente che aveva una moglie particolarmente… ehm… “bizzarra“. Una donna che amava moltissimo il teatro e si comportava un po come se fosse in scena. Dopo aver adeguatamente spiegato un settantina di volte che non ero ancora architetto, e dopo essermi sentito chiamare almeno il doppio delle volte “archité”, il suddetto mi presenta alla consorte
E lui è il nostro architetto
Ma io veramente…
Così giovine?
…”giovine”?
Quando è nato?
…giovine? ehm sarei del settembre ’76
Ah! Una vergine!
Ma no, glielo giuro… è successo anni fa, in campeggio…
Noooooi della vergine ci teniamo tutto dentrrrrrrrooo! Io e te ci capiamo, vero?
Mi sarebbe venuto da domandare al marito sibilando “Ma mi devo sentire offeso?”
Al di là della divagazione… la regola è semplice: hai meno di 66 anni? Allora ti do del “tu”!
Ma io non voglio!
Ma dai che siamo gioooooovani!
Io sono gioooooooovane, te c’hai 59 anni!
Giovani dentro!
Pure là… Vabbè, senti…
E che mi dai del tu? Porta rispetto! Ti dicevo…
Io quando fanno così, mi impunto: sono normalmente molto socievole e “sciolto” con l’interlocutore. Ma quando mi danno un “tu” non richiesto, mi irrigidisco volutamente e sottolineo il “lei” nei discorsi. Nel giro di due minuti tornano al “lei” anche loro… prova Claudia! E poi… ho il massimo rispetto per le categorie, ma non stimo chi si lascia attribuire un titolo che non ha. Non che “non ha ancora“. Che non ha proprio. Quindi, alla domanda “mi può passare l’ingegnere/architetto?” ho sempre risposto “Un istante in linea. Le passo il geometra“. E che cazzo! Noi ci siamo spaccati all’università! Questi arrivano, ci mollano il “tu” come all’ultimo shampista di riserva e girano i nostri meriti accademici a chi non li ha!? E come giustamente Cesca della tribù, ci faceva notare, chi ci chiama “dottore”? Il ragazzo al semaforo che chiede di pulirci il vetro, il ragazzo col banchetto in mezzo alla strada…
Vi lascio i compiti ragazzuoli!
Dovete leggere questo:
Lettera su La Repubblica di una lettrice stanca di questo paese maschilista
Voglio che mi diciate quello che ne pensate. Voglio però che lo leggiate distaccati, sereni e distanti da TUTTE le posizioni. Non avventatevi cercando denunce, non avvicinatevi timidamente aspettandovi il massacro.
Leggete e sappiatemi dire, anche in privato, se preferite.
Domani ne parliamo meglio!
Ora chiudo e torno a lavoro!
Un abbraccio ragazzuoli!
Questi sono i diari del Dott. Quasi Arch. Simone.
che dire?
ragazzi non ho parole, leggervi ogni volta mi fa venire una rabbia….ora che sto a Londra la realtà italiana mi sembra ancora più inverosimile. non riesco a capire come il nostro paese sia ridotto così…qui abbiamo tutti contratti, ferie pagate, e buoni stipendi. ma soprattutto mi colpisce una cosa, il rispetto per la persona e l’organizzazione del lavoro. si rispettano le scadenze ma gli straordinari sono veramente rari. alle 6 – 6.30 ognuno si va a fare la propria vita e questo è sacro. voglio raccontarvi una cosa accaduta nello studio dove stavo prima…avevano preso pochi mesi una ragazza come stagista, non era ancora laureata e praticamente non aveva mai lavorato. non avevano pattuito nessun compenso e a lei andava bene così. dopo poche settimane lei si accorge che spende molti soldi x i mezzi e mangiare fuori e chiede al capo se è possibile avere un rimborso spese. le dicono di si. ma con sua grande sorpresa anziche un rimborso spese scopre che le verranno date 1000 sterline al mese ( 1500 euro ). ebbene i capi si erano accorti che pur non avendo esperienza era molto valida, e non volevano lasciarsela scappare. qsta cosa mi ha fatto riflettere perchè sarebbe stata una situazione in cui qualsiasi cialtrone italiano ( e io ne ho conosciuti diversi ) sarebbe andato a nozze e avrebbe sfruttato fino all’osso una persona così. questa correttezza mi ha veramente colpito. e per qsto che vi dico, ovviamente se non avete grossi impedimenti, se avete voglia di lavorare, non lasciatevi fregare dalla paura dell’incertezza…venite qua!!
x rosy
ma sei proprio sicura che l’unica soluzione sia andarsene dall’Italia? per il momento ho troppe cose che mi tengono qui, insomma non possiamo certo emigrare in massa?
te lo immagini i titoli dei giornali?
“Emigrazione: gli architetti se ne vanno..”
Cmq sono felice che tu ti sia trovata bene a Londra, magari quando non ne potrò più sceglierò la meta più adatta alle mie esigenze, per ora resto qui a lottare nella speranza di trovare ciò che cerco.
Soddisfazione, integrità e gioia nel fare il proprio lavoro.
Cheers
Da
x claudia
Hai descritto alla perfezione quello che capita ogni giorno anche a me. Non sono un architetto, bensì un’educatrice con master in editoria e comunicazione, ma il succo è lo stesso. Ho un lavoro di responsabilità, gestico in pratica da sola un intero ufficio (centro studi), devo fare TUTTO io (ma proprio tutto, anche infilare le mani nello scarico del bagno ogni volta che si tira l’acqua x sistemare il galleggiante). Ma nessuno, mai, mi chiama dott.ssa. Sia mai! E almeno a te dicono signorina! A me (nonostante voce e aspetto dicano tutt’altro) si rivolgono col Signora. E anche quando i rapporti si svolgono via mail e fax, come risposte a mie lettere firmate dott.ssa mi arrivano mail e fax con “c.a. Sig.ra”. A sfregio! Perchè come hai osato laurearti e poi farlo pure sapere in giro? Puah! Sai chi è l’unico che si rivolge a me col titolo che mi spetta? Il bancarellaro extracomunitario sotto casa, che quando mi vede mi fa: “Dottorè, bisogno di qualcosa?”. Ma il mio amico bancarellaro manco lo sa che sono laureata…
x da
Innanzitutto non sai quanto sarei contenta se davvero si verificasse un’espatrio di massa degli architetti, e dei giovani in generale…forse sarebbe l’unico modo per sperare in un’estinzione della specie cialtronesca.
Io molto probabilmente espatrio a breve in francia, al momento mi sembra davvero l’unica soluzione, e poi un cambiamento, anche se non definitivo, ci può fare solo bene, perché forse ci renderemmo conto di quanto siamo un paese di sfigati e che la realtà di un giovane può essere molto più dignitosa. Non voglio aspettare i 40 anni per cominciare a sentir parlare di contratto, ferie pagate, straordinari pagati, congedo parentale e 40 ore settimanali (che in francia sono max 35).
Forse mi troverò male, ma almeno ci voglio provare, ne ho abbastanza dell’insofferenza alle regole e del testosterone di questo paese.
xDa
Cio Da. No, io non dico che sia la soluzione adatta tutti, anche se penso che se ci fosse veramenete un’emigrazione di massa forse qualcuno comincerebbe a riflettere e sicuramente la situazione avrebbe una bella svolta. per me era diventata una questione di principio, io non credo di meritare certe cose ( come tutti per carita’ ) e non credo che l’italia meriti persone come me e come tanti altri giovani. semplicemente sono andata a prendermi altrove quello che meritavo e che in Italia non trovavo. niente di eccezionale. lavorare con la mia laurea e progettare una vita e un futuro con le mie forze. tutto qui. un paese che nega questo ai govani non merita i loro sacrifici. cio’ nonostante ammiro anche chi resta come te e continua a lottare, secondo me e’ molto piu’ difficile che partire. molto dipende anche dal tuo bagaglio personale e da come hai impostato la tua vita fin’ora. solo vorrei invitare i tanti dubbiosi che magari pensano di non farcela, quelli che sono tentati, i vorrei ma non posso, a buttarsi, non e’ poi cosi difficile. anzi.
cartiglio…
ciao Simooo!
ci siamo dimenticate di dirti che non figuriamo nemmneo nel cartiglio delle tavole!!!!
Da+L
x Rosy
Ciao Rosy, grazie per le tue belle parole, come sempre (leggo anche il tuo blog).
Per ora i miei progetti ( che non centrano con il posto in cui lavoro) mi terranno qui per un altro anno, poi si vedrà..
magari mi unirò ad un’amica che sta per raggiugervi..
Ciao
Da
Mazzette alle Ostetriche per partorire, L’Espresso
SANITÀ/ L’ESPRESSO: «VUOI PARTORIRE? PAGA»
(OMNIROMA) Roma, 13 lug – «Ascolta per onestà, ti devo dire che
queste prestazioni che noi facciamo non sono prestazioni in
regola, sono in nero. Noi, io e la mia collega, lavoriamo spesso
per le pazienti di un ginecologo che sta qua, perché lui ce la
manda, ce le dirotta. Prendiamo 700 euro tutto compreso. Cioè: o
io o l’altra ostetrica ti facciamo i monitoraggi, a partire
dalla trentottesima settimana di gravidanza. Poi, una delle due
ti garantisce la sua presenza al parto e infine nella settimana
successiva veniamo a casa tua e controlliamo se hai problemi di
punti, problemi al seno, eccetera». Angela Camuso, su L’epresso,
racconta l’esperienza vissuta in prima persona al San
Camillo-Forlanini. «È il 25 maggio scorso quando un’ostetrica
del San Camillo-Forlanini di Roma, tra gli ospedali con il più
alto numero di parti all’anno (oltre tremila), mi parla così
quando ci incontriamo all’interno del reparto – prosegue
l’articolo – non prima di aver chiuso la porta della stanza.
Sono incinta al quinto mese e non desto alcun sospetto. La sua
‘propostà, tuttavia, non è un caso isolato. Come abbiamo
verificato in quest’inchiesta, infatti, il sistema illegale a
Roma appare collaudato con le medesime modalità in otto tra i
più attivi reparti di ostetricia. Le future mamme, per godere
dei loro diritti, pagano bustarelle che arrivano fino a 750
euro: tangenti che assicurano un servizio privilegiato negli
ospedali pubblici, da parte di ostetriche che in tal modo
mettono a disposizione delle paganti prestazioni, strumenti e
strutture che dovrebbero invece essere destinate, senza
distinzioni, all’intera collettività. Accade al San Camillo, al
Policlinico Umberto I, al policlinico Casilino, al San Filippo
Neri, al Fatebenefratelli sull’isola Tiberina, al
Fatebenefratelli-Villa San Pietro, al Santo Spirito e al San
Giovanni Addolorata, che tutti insieme contano una media di 15
mila parti l’anno, più della metà delle 26 mila nascite
registrate nella Capitale. In ognuno di questi ospedali ho
interpellato le ostetriche e in otto su dieci ho incontrato
pochissime difficoltà a prendere accordi con una disposta ad
assistermi – dietro compenso sottobanco – durante il travaglio e
durante il parto all’interno dello stesso nosocomio. … E in
materia di cesarei, gli inciuci non mancano: le italiane sono
quelle che, nell’Unione europea, più frequentemente partoriscono
sotto i ferri (il 35 per cento, in media). Ed è di questo che
parla al telefono un’ostetrica del Fatebenefratelli sull’Isola
Tiberina, ospedale dove la percentuale delle nascite in sala
operatoria è del 43 per cento. ‘Io, in generè, dice
rassicurante l’ostetrica, ‘quando seguo una paziente che è
ricoverata e vedo che sta per arrivare il ginecologo, le dico:
‘Vatti a prendere il caffè’. Così lei capisce. Se ne va. Il
ginecologo non la vede e si evita il rischio di un cesareo
inutile. Tanti cesarei si fanno per paura delle denunce: il
medico, che ha la responsabilità, non vuole correre alcun
rischio. Ad esempio: da noi fanno un cesareo solo perché il
bambino è un pò grande. O perché la madre ha un pò di febbre.
Tutti fattori che non impedirebbero affatto un parto
naturale…’. Un altro trucco, insomma, dell’ennesima ostetrica
che strizza l’occhio, accetta mance, fa saltare la fila per i
monitoraggi. E alimenta un giro di mazzette necessarie, almeno
nella Capitale, per avere i servizi di cui ogni partoriente
avrebbe diritto».
x tutti
Cari tutti,
dopo la lettura del post di Alessandro, la citazione mi viene spontanea.
Come avrebbe detto Voltaire paraculando Leibniz:”Viviamo nel migliore dei modi possibili, nel migliore dei mondi possibili”.
E beh, quando è giusto, è giusto!
ciau!
ALEE OH OH ALEE OH OH
Ieri ho fatto l’orale per l’albo B e da oggi sono ufficialmente ARCHITETTO JR!!!
x giglio
Ma congratulazioni!!! ^___^
Architetto stomacato
Ho letto l’articolo direttamente dal financial times sabato. Perchè oltre ad essere architetto abilitato con esperienza professionale di 9 anni, ho anche il difetto di parlare bene 3 lingue e il vizio di avere queste letture. (I cialtroni più della gazzetta dello sport non vanno…).
Dopo aver letto l’articolo di Michaels HO PIANTO. Ebbene sì questa è stata la mia reazione. Ieri ho iniziato a tradurre il mio curriculum per espatriare con mio marito in Inghilterra o Olanda.
Ovviamente l’articolo è stata la goccia….
Per Giglio82
CONGRATULAZIONI!!!!!!
Finalmente ti daranno l’agognato timbrino!!!!!
Tappezza casa di timbri mi raccomando!!!!
e quando la sera andrai a festeggiare fattene uno sulla fronte!!!!!!!