LE CICATRICI DELLA CRISI – 2

Torniamo  a parlare di Spagna, di Crisi Immobiliare e di Paesaggio. Per farvi leggere un articolo interessante sviluppato dall’economista Stefano Morandini e da me, sulla base di fotografie da me realizzate nel reportage “Cicatrici della Crisi”, sul paesaggio post Bolla Immobiliare spagnola. Un testo che racconta una situazione realissima.  E’ stato pubblicato nel recente numero di Rrcstudio Magazine :   http://www.rrcstudio.com/studiomagazine.html, assieme ad altri contributi che affrontavano concettualmente l’idea di crisi. Le mie immagini ed il nostro articolo stavano in buona compagnia.

Ecco l’articolo:

I paesaggi della crisi immobiliare spagnola

Il reportage fotografico “cicatrici della crisi” è stato realizzato nel 2011 nella Comunidad de Madrid, ed è una testimonianza critica della sfrenata attività immobiliare degli ultimi anni, del suo impatto sul territorio e delle inevitabili conseguenze sociali.

Le sterminate schiere di case ed i palazzi incompiuti, sono lo spettro della grande illusione fallita, e di una delle piú grandi speculazioni degli ultimi decenni: città fantasma nuove di zecca che probabilmente invecchieranno senza essere mai abitate.

Chiunque attraversi la Spagna può osservare vaste aree urbanizzate da costruzioni seriali, strade incompiute, grandi edifici residenziali e commerciali. Nuove città fantasma in cui i pochi residenti vivono isolati e senza servizi.

Il fenomeno non è limitato ai grandi centri urbani, ma si estende alle aree rurali: una volta esaurite le principali opportunità di edificare nelle grandi città , la speculazione  si è concentrata nei comuni minori. Spesso la sola presenza di una via di grande o media percorrenza costituiva la giustificazione per nuove enormi lottizzazioni, senza che si tenesse conto della carenza di servizi minimi o di una struttura urbana organica.

Per dare un’idea dell’entità del fenomeno, si dice che le case costruite in Spagna saranno sufficienti a soddisfare il fabbisogno di abitazioni per i prossimi vent’anni. 

L’impatto ambientale lasciato sul territorio dalla crisi immobiliare è enorme e drammaticamente visibile . Per molti anni in Spagna si è costruito piú che in Francia, Germania ed Italia insieme. Attualmente in Spagna ci sono 1,5 milioni di residenze in costruzione, ed un numero fra 600.000 e 1 milione invendute. Molte altre presto saranno pignorate data l’impossibilità di estinguere i mutui da parte degli acquirenti, in un paese con un tasso di disoccupazione che si attesta intorno al 20%. 

Fermarsi a riflettere e domandarsi cosa sia successo, è d’obbligo di fronte agli scheletri delle palazzine incompiute e ai quartieri deserti. Quello che apparentemente è solo follia collettiva, follia degli immobiliaristi, follia delle banche, follia delle famiglie, può in realtà sembrare meno folle se visto da una diversa angolatura. Che cosa è successo in Spagna? Oltre la teoria dei mercati efficienti e degli agenti razionali, vi sono studi e teorie recenti che potrebbero essere utili a spiegare la crisi immobiliare. L’economista americano Robert Shiller, esperto di finanza comportamentale, ha condotto numerosi esperimenti che mostrano come i mercati siano soggetti a quella che può definirsi, euforia irrazionale. Secondo questa teoria, gli agenti economici, lungi dall’essere razionali, tendono a essere troppo ottimisti durante i periodi di boom ed eccessivamente pessimisti in quelli di crisi. In questo modo, si esaspera sia la tendenza alla formazione di bolle speculative e si aggrava la crisi successiva allo scoppio della bolla. 

 

Ad esempio la cosiddetta bolla delle dotcom dei primi anni 2000 è un esempio dell’euforia che contagia i mercati finanziari così da generare un rialzo espolosivo dei corsi azionari, seguito dall’inevitabile crollo. Secondo molti analisti, le valutazioni stellari dei nuovi giganti di internet come facebook, linkedin, zynga e  gli altri, potrebbero costituire il gonfiarsi di una nuova bolla.

 

Nel contesto generale dell’eccezionale sviluppo economico spagnolo, possiamo isolare una coppia di provvedimenti che hanno contribuito considerevolmente al gonfiarsi della bolla: la Legge del territorio (1998) e la Riforma del mercato del lavoro

(2002). Con la prima si facilitò la vendita del suolo edificabile ai privati da parte degli enti pubblici locali. La legge aveva l’obiettivo di incentivare investimenti immobiliari, che avrebbero sia rafforzato la crescita economica, sia fornito case a prezzi contenuti per la popolazione. L’introduzione di maggiore flessibilità nel mercato del lavoro fece sì che una grossa fetta della popolazione, specialmente tra i giovani, trovasse occupazione nell’edilizia.

La disoccupazione, tradizionalmente alta in Spagna, scese di molto ed apparentemente tutti potevano avere un lavoro. Nella convinzione che la ricchezza avrebbe continuato incessantemente a diffondersi, l’accesso ai finanziamenti per i mutui divenne incredibilmente semplice. Alimentati da una domanda crescente, i prezzi delle case sono cresciuti repentinamente, passando dai 1089 euro/m2 del 1998 ai 2905 euro/m2 del 2007. Allo stesso tempo il salario medio non era cresciuto, rimanendo fra i piú bassi della comunità europea. (controllare e inserire fonte)

 

L’euforia del mercato immobiliare spagnolo è un perfetto case-study di bolla speculativa. Tutti sono disposti a comprare un bene, in questo caso un’abitazione, ad un prezzo superiore al suo valore reale, nella convinzione che questo potrà essere rivenduto ad un prezzo più alto. Una delle illusioni più comuni dei risparmiatori, non solo spagnoli, è che investire in immobili sia sicuro. I prezzi delle case continueranno a crescere, si diceva, e se le cose andranno male, potremo sempre rivendere. Che la verità fosse un pò diversa, gli Spagnoli l’hanno scoperto da soli.  

La crisi finanziaria di Wall Street esplosa nel 2008  si è trasmessa rapidamente ai mercati finanziari europei , con una furia che è lungi dall’essersi esaurita, come dimostrano le recenti tensioni sui debiti sovrani europei.

La crisi di liquidità ha investito duramente le banche spagnole, in particolare le “cajas”, esposte irragionevolmente verso le imprese di costruzione da un lato e verso i mutuatari dall’altro.

Dopo lo scoppio della bolla, molte imprese edili non erano più in grado di far fronte ai debiti contratti . Il fallimento delle imprese ha così mandato in fumo posti di lavoro e con essi la capacità delle famiglie di ripagare i mutui. Allo stesso tempo per le banche esposte verso altri istituti bancari europei e americani è apparso lo spettro dell’insolvenza. Attraverso questo circolo vizioso la fragilità del boom spagnolo è stata messa a nudo. 

Ironia della sorte, molte imprese hanno proseguito i lavori come se niente fosse successo. L’economia spagnola, essendo a lungo prosperata all’ombra del boom immobiliare, tuttora fatica a trovare nuove fonti di crescita. Lo stesso governo, per attutire gli effetti immediati della crisi ed arginare l’emorragia di posti di lavoro, ha finanziato nuove opere pubbliche. 

Le palazzine vuote, le cicatrici della crisi, sono uno scempio al paesaggio ed una ferita al sistema economico spagnolo, ma le vere piaghe sociali sono i posti di lavoro perduti ed i debiti che gravano sulle famiglie spagnole. E’ arduo valutare se le famiglie siano state ingannate dalle banche oppure se tutto il sistema Spagna sia caduto vittima di un allucinazione collettiva.

Ma oggi l’importante è che le istituzioni spagnole si impegnino a rilanciare la crescita, incentivando lo sviluppo di altri settori e di nuove attività.

 

Interessante no?  Beh posto ora questo articolo, già di qualche mese fa per lanciare una domanda e delle riflessioni su cosa sta succedendo nel paesaggio contemporaneo. Sembra si lancino solo allarmi sui cambiamenti climatici e disastri ambientali, ma come ci stiamo evolvendo realmente? Parlando della crisi spagnola volevo prendere uno spunto sull’attivià dell’uomo sul territorio, e in che modo puó arrivare a stupidamente rovinarlo. Ma ci sono solo aspetti negativi? Niente di piú complesso. Ma ció che mi propongo è portare avanti queste analisi con successive ricerche. E sto già affrontando un nuovo reportage: “Dietro l’energia”: cosa succede dietro la creazione dell’energia? Inizio dal fotovoltaico…vi manterró aggiornati passo passo perché penso stia nascendo bene questa nuova ricerca: http://www.facebook.com/LucaGirardini.Photos

A presto

Luca

 

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Una risposta a LE CICATRICI DELLA CRISI – 2

  1. Roberto Gerosa scrive:

    Ciao Luca, interessantissimo articolo quello che hai postato e giustissime le riflessioni finali sull’incapacità delle istituzioni mondiali a porsi una delle domande più semplici ed importanti per l’umanità: Dove stiamo andando? Ossia, ci stiamo davvero evolvendo, stiamo migliorando le nostre condizioni di vita, il progresso tecnologico porta ancora delle migliorie significative o è solo fumo negli occhi e anzi diventa deleterio e porterà ad una involuzione dell’uomo sempre più chiuso in una “non realtà” mediatica che lo distoglie da una realtà sempre più insignificante, deludente e per di più pericolosamente indirizzata verso la distruzione del medio ambiente?
    Come architetto impegnato in attività sociali ( per adesso in Kenya ) focalizzate all’uso e all’insegnamento di tecnologie “nature friendly” ( stiamo sperimentando l’uso del Superadobe ), i temi che hai proposto mi sono particolarmente vicini e mi piacerebbe poterne discutere con te. Intanto buon lavoro e continua così!

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