Londra cambia, e non

Londra cambia, e non in meglio. C’e’ un’aggressivita’ nuova e inusitata negli scambi fra la gente per strada… Insulti gratuiti e minacce volano per un niente, e la gente ti urta quasi di proposito.

I loro attriti interni dovuti alla loro societa’ classista non mi riguardano piu’ di quanto non mi riguarda il tempo meterologico che imperversa su questo paese, eppure la pioggia mi bagna come bagna tutti.

E non e’ colpa di nessuno, prendersela con il cittadino qualsiasi e generalizzare e’ inutile, eppure la tensione e’ innegabile e la difficolta’ nella vita di tutti molto vera e presente, anche se ognuno fa del suo meglio per ignorarla e facciamo-finta-che-tutto-va-ben, in stile positive anglosassone.

Per quanto riguarda me, la sensazione di essere al centro di qualcosa se ne e’ andata tempo fa: adesso lavoro in uno studio di “architettura”, facendo l'”architetto”, presentando planning applications, passando poco o nulla tempo a progettare e molto a occuparmi delle convoluzioni gestionali e amministrative che spingono un progetto (spesso per niente interessante, o al meglio “funzionale”) dalla carta alla realta’, una realta’ fatta di metri quadri, parcelle e profitti di qualcun altro.

E se una di quelle mostruosita’ per appartamenti viene in essere per colpa mia, che ci posso fare: dopotutto sono solo figlio dello zeitgeist.

Johannes Itten per favore proteggimi dagli incubi striscianti della barbarie disumanizzante della pseudoarchitettura del modernismo educato senza colore.

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4 risposte a Londra cambia, e non

  1. Claudia scrive:

    AT LAST
    Ciao albionico errante.
    L’ippogrifo si è posato, al fine, e tutto si è riequilibrato.
    Mi fa piacere.
    Rational mood now.
    Il mio libro è quasi pronto per la stampa.
    Let everybody know through your blog as soon as it will be printed.
    Buone cose
    Claudia

  2. mi scrive:

    re
    caro fede, quando ti leggo a volte penso che stai scrivendo di me in transito (?) a milano quasi da due anni. per me essere qui significa per ora essere al centro di tutto, tutto ciò che la città offre, compreso il lavoro.
    penso però, forse perchè non mi è mai ancora capitato, che ciò che stai facendo, cioè ” l’architetto”, sia una delle mille facce dell’architettura, necessaria ma non definitiva, se si vuole.

    quanto alla nota di Itten…sei grande!

    cheers

  3. Paola scrive:


    Ciao Fede che dire? da un pò non curiosavo aprendo la ‘tendina’ nei tuoi tumultuosi entusiasmanti pensieri.
    Londra sembra, dalle tue parole, la stessa città difficile di sempre e un forte desiderio di tornare nella terra di Albione prende il sopravvendo.
    Ora sono a Roma, nello studio di una star system ma non so fino a quando visto l’incontenibile leggerezza dell’essere (riconosciuti con rispetto come) architetto che è prassi, credo un pò ovunque, aihmè..
    beh…adesso scappo
    alla prossima
    x

  4. maTteo scrive:

    forza londinese!
    Purtroppo computi metrici, capitolati, disciplinari e quant’altro sono parte del nostro mestiere, inutile saper progettare quando poi non riusciamo a “confezionare”il nostro progetto! impara l’arte…ecc, vedrai che per aprire uno studio sono fondamentali.
    Si, fanno schifo anche a me però…puoi sempre metterti a fare negozi! 😉
    comunque sento nelle tue parole un “abbacchiamento” da perdita di interesse per la vita, certo, chi di noi non ha pensato che dopo 10 anni di studi bisognava mettersi a fare “i capitolati”!!!!allora, dico io, faccio il fotografo, il pittore, il film-maker, ma purtroppo la medicina amara c’è in tutti i mestieri! tieni duro londinese.
    Un abbraccio.
    maTteo

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