Neve a Brixton, neve

Apro:

Neve a Brixton, neve col sole… bello e strano.

I giorni e le settimane passano come schiacciasassi sulla mia costituzione.l’insegnamento e’ bello e da soddisfazione, il lavoro rende (anche se i progetti fanno piangere) e imparo dettagli e modalita’ gestionali & operative, che servono sempre.

Pero’ il ritmo mi trita di brutto e lo spazio libero e’ ridotto pressoche’ a zero. E’ normale, mi chiedo? Sara’ cosi’ fino alla pensione? Ci guadagno in fondo? Ho sempre il dubbio che in fondo si campa meglio con meno soldi ma anche meno stress e piu’ tempo libero per pensare, elaborare, creare…

Ma non a Londra: la inner city non perdona gli oziosi; non solo non li vezzeggia, ma li fa sentire isolati e avulsi dal primo giorno. Se non sei inserito in un meccanismo produttivo, non esisti, non hai vita sociale, non ti puoi permettere nemmeno il lusso piu’ cheap. Inoltre in questa citta’ niente invita alla contemplazione – tanto meno l’architettura, il cui valore e la cui eleganza (rara, molto cerebrale e molto poco sensuale) si misurano nel modo in cui assolve la sua funzione pratica.

Gli ingegneri e gli architetti vittoriani hanno cambiato il modo di pensare del mondo anglosassone (e non solo di quello) per sempre: mentre il mondo latino rivestiva l’esterno di case e palazzi di pietre pregiate, portando caleidoscopi di gioia e varieta’ nelle strade, e gli interni patrizi si riempivano di affreschi, stoffe e pelli, Isambard King Brunel chino sul suo tavolo si rompeva il cervello fino alle ore piccole a calcolare sezioni in ferro per coprire luci sempre piu’ ampie di stazioni ferroviarie, riempiendo ogni fazzoletto e ogni contrafforte di motivi traforati nei nomi intercambiabili del bello e dell’utile. Per tutti, non per il creso di turno, nelle migliori intenzioni. Ma questo ha condotto ad un’uniformita’ e mancanza di ispirazione senza uguali diffusa capillarmente nel tessuto urbano. Case a schiera di mattoni si stendono per miglia a perdita d’occhio, ed eppure ognuno pensa a casa propria come la sua, e non la scambierebbe col vicino per tutto l’oro del mondo.

Chiudo.fiore

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6 risposte a Neve a Brixton, neve

  1. Paolo scrive:

    Credici!
    Ciao Federico, Sono Paolo, neolaureato ad Aversa, e da poco abilitato.
    Mi chiedo abilitato a cosa? Qui dalle mie parti(Napoli) l’architetto è solo un “aggettivo”, o semplicemente una striscia di lettere collegate per riempire la casella della carta d’identita alla voce professione.
    Sono alla ricerca spasmidica di lavorare, perchè la mia passione e desiderio di progettare nelle sue svariate dimensioni mi travolge, ed io sono costretto a costruire una diga al mio volere.
    Farei tanto un esperienza estera, ma la lingua mi frega! Il mio Inglese è molto elemetary, e questo non mi spinge a buttarmi.
    Però leggendo il tuo blog noto che la situazione di progettare implica, come in Italia, il dover stare alle esigenze del committente, senza poter sbocciare di creatività propria.
    Mi piacerebbe sapere come hai capito che era il momento di staccare con la Versilia e correre per una strada sconosciuta quale l’Inghilterra?O per te già era conosciuta?
    Nell’attesa di una tua cortese risposta, ti invio un saluto da Napoli.

  2. mi. scrive:

    maschile vs femminile
    parli dell’architettura italiana come se avesse quel quid in più, la sensualità; è vero siamo gaudenti, abbaimo espresso l’amore per il bello. l’architettura, o meglio l’arch. strutturale, inglese invece è più pratica. Io ho amato la cultura anglosassone proprio per quel pudore/rifiuto dell’esteriorità fine a se stessa che ha trionfato nell’architettura italiana recente e che si ritrova spesso in quella da copertina che troppo spesso vediamo nelle nostre riviste come richiamo alla rinascita della giovane arch. italiana.
    tu dei abituato alla toscany con lo splendore rinascimentale senza tempo, e galleggi malamente nel trionfo della ingegnerizzazione della forma. Per me ciò che fa la differenza è la capacità di creare lo spazio. Quello che apprezzo degli anglossasoni è il rapporto disinvolto col loro passato, la capacità di inserirsi nel contesto attraverso sfide non solo raccontate ma anche costruite. Siamo il paese col maggior numero di architetti per densità di abitanti, e Firenze è la città col maggior numero di architetti. Tuttavia siamo gli ultimi a costruire. Spogliamoci del cordone ombelicale col rinascimento e medioevo che hanno costruito la maggior parte dei nostri gioielli architettonici. Aggiungo su questo che sono riusciti a bloccare il progetto di Isozaki per il nuovo ingresso degli Uffici. So che molti giovani colleghi e amici sono d’accordo. Credo che se un professionista vince un concorso internazionale con un progetto, il progetto debba essere realizzato. Ora si son accorti che non gli piace più e via, non si fa. Vogliamo pensare ai discutibili per quel tempo progetti costruiti a partire dagli anni 70 che oggi sono delle pietre miliari della ns architettura contemporanea?
    bye fede, be a drummer machine!
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  3. lola scrive:

    leggici
    ciao Federico, complimenti per la foto dell’armadietto di cucina.
    domanda 1: ma ti piace o non ti piace stare a Londra?
    domanda 2: ma le leggi le cose di chi ti scrive e rispondi?
    3: a parte l’architettura sarei curiosa di sapere cose tipo…:
    la colazione a Londra
    il viaggio che fai per andare a lavorare
    una tua cena tipo…
    beh sono curiosa della vita che si fa lì…quella quotidiana e delle piccole cose e che non riesco a immaginare…
    grazie e tanta fortuna!
    (la auguro anche a tutti gli architetti qui presenti!)

  4. Anonimo scrive:

    un pó di comprensione..
    ciao Federico,
    sono da poco piú di due mesi a Londra e dopo una prima esperienza in uno studio, che doveva essere un intership finalizzato ad un lavoro ( che poi é riultato non esserci..) mi chiedo se valga la pena di continuare a stare in questa grigia cittá!Gli affetti sono tutti altrove (Lucca compresa) e il ricominciare di nuovo diventa veramente duro..
    Credo che la risposta la posso trovare anche da me, má siccome leggendo il tuo blog trovo conforto e mi identifico volevo ringraziarti.

  5. mi. scrive:

    hay dude!
    ciao fede,
    we miss for updates and storytelling from u!

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  6. Nebbia scrive:

    town plannig studet in london
    Non so perchè il titolo in inglese…Sono l’ennessimo (scocciatore) studente che ti chiede aiuto o info per un tirocinio (stage) non restribuito. Sono già a Londra in erasmus da fine gennaio e ci starò fino a giugno (eslusa Pasqua). Per ottenere la Laurea specialistica in Pianificazione devo fare un tirocinio di 270 ore e nella ricerca ho trovato te…Probabilmente sono messo anche peggio degli altri – scarso inglese, laurea triennale, no CAD (solo ArchiCAD), poco tempo ormai – ma ho bisogno e voglia di fare un’esperianza lavorativa di qualunque tipo in uno studio quindi…Ho tutte le mattine libere e anche qualche pomeriggio e imparo velocemente (tranne l’inglese!) Ok, non rompo più, spero almeno in qualche info. Naturalmente sono a disposizione per CV e contatto via mail, ma per ora uso il nick. Grazie già da ora.

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