Drab, dreary places. Il

Drab, dreary places. Il sole d’inverno.

Gli eventi seguono il loro corso, come dappertutto. Gente che arriva da altre parti, gente che parte. Buildings whose roofs have fallen in.

A volte ho dei flash di com’era prima che partissi, gli anni ’80 e ’90. Non e’ cambiato poi tanto, c’e’ solo una patina di incuria o a volte di una novita’ anodina e irrisolta. Io sono cambiato, piu’ di quanto io stesso voglia o trovi confortevole ammettere. Non reagisco piu’ allo stesso modo agli stessi eventi, non mi fido, mi irrigidisco d’ufficio in previsione di un rifiuto, di una chiusura. Il riflesso su una finestra, presagisco l’odore del mare. Salotto polveroso, affondato nel terreno, tappeti sul rosso, televisione accesa trasmette telefilm: california anni ’70. Qualcuno decide di uscire, tornera’ solo molto piu’ tardi. L’odore del giardino incolto filtra dalla porta-finestra sul retro. I poster di forza italia ovunque, slogan senza senso. rena-ercole-rena-ercole-rena-ercole, un paio di calzini stesi fuori dal 1994. Infissi alluminio, tende a fasce verticali orientabili in tessuto plastificato ecru con catenella. Drifting, always drifting…

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3 risposte a Drab, dreary places. Il

  1. stefania scrive:

    vi mando quest’articolo che ho letto su “il manifesto” di ieri…

    POLEMICHE
    Architetti inglesi scelgono il boicottaggio contro il muro israeliano
    Un gruppo di architetti britannici, tra cui Norman Foster, sta prendendo in considerazione un boicottaggio dell’intero settore dell’edilizia in Israele per protestare contro la politica degli insediamenti e la costruzione del muro di separazione dai Territori. A scrivere della protesta è il quotidiano britannico Independent. «Architetti e urbanisti per la giustizia in Palestina», questo il nome del gruppo, di cui fa parte anche il noto critico di architettura Charles Jenckes, si è riunito nello studio londinese di Lord Foster e i circa 60 partecipanti all’incontro si sono espressi contro «l’annessione illegale di terra palestinese» e contro la barriera di cemento in Cisgiordania e a Gerusalemme. Secondo l’Independent, il gruppo di architetti, urbanisti e ingegneri avrebbe affermato che chi lavora in progetti israeliani nei Territori è «complici dell’oppressione sociale, politica ed economica» e «viola il codice etico professionale». Nella riunione è stato ipotizzato un boicottaggio di materiali per l’edilizia prodotti in Israele, architetti israeliani e aziende edili di quel paese, mentre qualcuno si è spinto a pensare all’espulsione di architetti israeliani dall’Unione internazionale della categoria. Un portavoce dell’ambasciata israeliana ha riferito all’Independent che «chiunque sia a favore di una soluzione giusta dovrebbe evitare ogni tipo di boicottaggio. Serve solo a mettere altri ostacoli sulla strada della riconciliazione nella nostra regione. Se queste persone hanno a cuore la causa palestinese dovrebbero aiutare a costruire ponti, non a distruggere».

    Critico anche Ofer Kolker, un architetto israeliano formatosi a Londra, per il quale l’iniziativa colpirebbe un gruppo di persone, anche chi non lavora nei Territori. «Ma cosa boicotteranno? – ha poi aggiunto – gli architetti britannici non hanno mai cooperato con i colleghi israeliani, hanno sempre preferito gli arabi». La notizia giunge dopo che qualche giorno fa, la Chiesa anglicana ha deciso di ritirare i propri investimenti da quelle aziende che traggono profitti dall’occupazione israeliana, in particolare la Caterpillar, che costruisce le ruspe usate per abbattere le case degli arabi. D’accordo con il boicottaggio sarebbe anche George Ferguson, ex presidente del Royal Institute of British Architects, che non era alla riunione allo studio Foster, ma per il quale «è giusto che gli architetti non prendano parte nella costruzione di comunità e strutture che dividono le persone».

  2. mi. scrive:

    luigi pensaci bene
    caro luigi, sai in che territorio ti stai inoltrando? ma che strada irta ti sei scelto per chiedere solo qualche banale informazione!
    però è un pò scorretto da parte tua non spiegare dove esattamente sei stato punto sul vivo, perchè ciò è LAPALISSIANO.
    Quindi per par condicio che sia, spiega meglio che cosa ti indice a insultare, senza sapere.
    e comunque ci penserà il blog come uno tsunami a fartelo tirar fuori, dear.
    con questo, vi prego non utilizziamo il blog per scambi di bassa lega, ci sono già i nostri politici a farlo e ne sentiremo fino al salone del mobile…
    ciao fede, stick w/t it

  3. mi. scrive:

    ps. articolo stafania
    credo che l’articolo che ha citato stefania sia un interessante argomento da affrontare!
    discutiamone, anche su un altro blog, eventually. ciao

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