turkey neck no more

Ecco fatto.

L’operazione, il decorso e il recupero. Mercoledì è ufficialmente l’ultimo giorno in cui devo portare il collare rigido (Schanz). Che dire, col senno di poi è stato tutto molto meno traumatico di quello che mi aspettavo. L’operazione in sè è durata poco più di 4 ore (!) perchè quando hanno aperto, oltre l’osteofitosi, è saltata fuori un’altra ernia espulsa, e pare che l’osteofita, il becco osseo sul bordo posteriore della vertebra cervicale C6, causa principale del dolore che mi ha reso la vita impossibile per gli ultimi 6 mesi ca., era bello grosso e ha richiesto un bel lavoro di fresatura per essere rimosso…

Stavolta ero preparato, anche se non mi ricordavo che quando arrivi in sala operatoria cominci sempre a tremare, forse non solo per quei 3-4 gradi in meno di temperatura rispetto al parcheggio operandi. Lo chiamo così for want of a better word, ma penso che abbia un nome tecnico, come tutte le cose ospedaliere.

Per intenderci, è quel non-luogo fra le colonne verdiazzurre dove ti tengono in attesa di entrare nell’operating theatre vero e proprio. Io ero già lì, puntualissimo, alle 8am di giovedì 2 Aprile. Beh, nonostante non potessi girare la testa più di tanto ho avuto modo di scambiare un’occhiata fra il fiducioso e l’incerto con la signora parcheggiata in attesa accanto a me.

Quindi ti sbarellano dentro e il solerte anestesista, dopo un paio di domande di rito (quanto pesi? io che mi peso ogni morte di papa non ho la minima idea) comincia a pomparti dentro, attraverso quel rubinetto aperto che ti impiantano nel braccio appena entri, e da cui passa di tutto di più, tutti quei narcotici che ti portano sulla via della resa. Ma sapevo che non erano quelli che ti danno la botta finale. Dopo pochi secondi qualcuno fuori dal mio campo visivo mi appoggia sul petto una mascherina puntata verso la mia bocca.

la mascherina emette un sibilo costante ed io penso “ci siamo”. Il gas è completamente inodore e non sembra nocivo. Mi viene detto di fare tre bei respiri profondi. Eh, la solita fregatura. perchè ti dicono tre quando sanno benissimo che non arrivi a due? Forse vogliono sfilarti il tappeto da sotto i piedi senza che te ne accorgi, così arrivi al nulla più rilassato. Mah.

Ma io stavolta non mi faccio fregare. Ho preparato un’immagine mentale da mandare in onda al secondo respiro, in modo da arrivare di là come voglio io.

E’ una cosa inconsciamente ispirata a qualche copertina dei daft punk, una cosa molto semplice: su un fondo di raso nero appena increspato, una scritta di swarowsky scintillante in un carattere un po’ anni 70:


goodbye


Tutto qui.

Il nulla nero improvviso totale non-morte improvvisa segue da copione alla fine della seconda inspirazione.



Ad un certo punto, probabilmente verso le 3 o le 4pm, sento la voce di mio padre vicino al letto che parla di me con qualcuno, dicendo ecco si sta svegliando. Io riesco ad emettere solo qualche grugnito di assenso e vago dentro e fuori coscienza per un po’. Pare sia andato tutto bene. Beh, vivo sono vivo, anche se ho il collo immobilizzato in un collare rigido. La cosa non mi pesa, anzi. Il letto è comodo, la temperatura confortevole, non mi posso muovere ma non ne ho alcun desiderio in effetti. Ah sì, devo pisciare, cosa che rallegra molto gli infermieri: pare che sia buon segno.

Verso le 5 ci sono le visite: sia io che il mio vicino di letto siamo stati operati in mattinata, e nella stanza coi due letti all’improvviso c’è un casino infernale, una festa di parenti e qualche amico che vociano e parlano a voce più o meno alta celebrando il ritorno in vita di noi due. Io mi sento come alla mia festa di compleanno per i miei 12 anni, tipo, e mi aspetto che appaia any minute la torta con le candeline da spegnere. Non ho idea cosa mi abbiano dato (buona cara vecchia morfina? roba buona comunque) ma sono molto contento e mi sento un eroe. Nessun dolore di nessun tipo, nemmeno un mal di testa.


cuore


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