Risposte urbane – Seconda puntata

Chiesa Ossario di Aldo Rossi

Ci ho messo un pò a scrivere di questo secondo incontro, un pò per mancanza di tempo, un pò perchè volevo essere sicura di aver afferrato e digerito il tutto.

Il titolo della conferenza era “Architetture lungo il canapo – costruire in centro storico nella contemporaneità”. Il relatore era il Prof. Marino Zancanella, docente all’università di Parma.

Chiesa del Giubileo - Richard Meier. I tempi cambiano!

Sicuramente un incontro interessante, con la riproposizione di alcuni progetti pensati e realizzati in ambiti storico – artistici di rilievo, ma quello che mi ha lasciato un pò perplessa, è stato il fatto che, il prof Zancanella, di chiaro stampo Rossiano, alla domanda rivoltagli da un ascoltatore, sul fatto che la tecnologia potesse essere nemica dell’architettura, ha iniziato a denigrare tutta l’architettura successiva a quella di Aldo Rossi, con particolare accanimento verso i decostruttivisti (sua la frase “quello là di Bilbao che nemmeno mi viene il nome” riferendosi a Gehry).

Continuava a ribadire che è inutile spendere energie e soprattutto soldi, nella realizzazione di opere avveneristiche quando le basi consolidate della costruzione sono sempre quelle.

Sono stata zitta, un pò per non sollevare un vespaio, un pò perchè temevo che poi qualcuno mi cavasse gli occhi per aver osato tanto.

Poi, a casa, riflettendo su quanto ascoltato, mi sono pentita di non aver parlato.

Mi piacerebbe che leggesse queste mie righe, perchè vorrei dire al Prof Zancanella che il Prof Aldo Rossi era sì un grande architetto ma ai suoi tempi. Che ormai le sue architetture sono obsolete e che, come molte altre discipline, anche l’Architettura si evolve ed è giusto e saggio sperimentare se se ne ha l’occasione, anche se questo significa dispendio di soldi ed energie. Perchè se non si fosse sperimentato, allora vivremmo ancora all’età della pietra! E questa convinzione mi si è rafforzata ancora di più l’altra sera quando, ascoltando il programma “A2” che trasmettono su Leonardo TV, l’ospite, che era Paolo Portoghesi, ribadiva che le tecniche di costruzione dovevano avere una storia alle spalle, essere affidabili. Ma, caro Arch Portoghesi, se l’uomo nella sua storia non avesse sperimentato, e non avesse trovato delle tecniche di costruzione, lei vivrebbe ancora nelle caverne, perchè nessuna tecnica sarebbe consolidata! E forse, le sperimentazioni di Gehry o di Zaha Hadid tra cento anni saranno tecniche consolidate!

Insomma. Io penso che si debba accettare che il mondo va avanti in tutti i campi, e noi dobbiamo avere l’umiltà di capire quando il nostro viene superato, e accettare i cambiamenti. Oggi sarebbe assurdo continuare a costruire case del fascio, eppure, saldamente radicato ai suoi principi il Professor Zancanella continuava a ribadire che quelle erano architetture serie, concrete, non quelle di oggi.

Meno male che le generazioni si evolvono, e nascono persone in grado di guardare un pò al di là del loro piccolo mondo.

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2 risposte a Risposte urbane – Seconda puntata

  1. Luigi scrive:

    Non penso che l’Architettura evolva (la Scienza si!), altrimenti si dovrebbe dire che le opere di Ghery sono superiori a quelle del Palladio… assurdo! Ogni Architettura è figlia del proprio tempo.
    Vanno portate delle modifiche alla “tradizione” solo se apportano dei miglioramenti… la sperimentazione fine a se stessa non ha senso.
    Non penso che il prof. Zancanella volesse dire che bisogna scimmiottare le architetture dell’epoca fascista, ma che, invece, in quelle Architetture le persone si “riconoscevano” ed esprimevano bene la Natura dell’edificio… oggi, in molti casi, non è più così.
    Ciao.

    • lauraemme scrive:

      Infatti, sono daccordo con te. Ogni architettura è figlia del proprio tempo e di questo tempo le tipologie di architettura che ci sono sappiamo bene quali sono. Rossi, come Le Corbusier, il Bauhaus, Vanvitelli e via indietro fino a Palladio, Brunelleschi, Giotto e l’antico Fidia, per il loro tempo erano dei grandi che avevano saputo interpretare proprio il loro tempo appieno e completamente. Ma, e forse mi sono espressa male io, volevo dire che proprio perchè cambiano i tempi e la storia si evolve, anche l’architettura deve adattarsi a seguirla. L’impressione che ne ho avuto invece, era quella di una persona fermamente radicata al tempo dei suoi studi, e forse del massimo sviluppo del proprio lavoro intellettuale, che non accettava il cambiare dei tempi. Sicuramente in quelle architetture molte persone si riconoscevano, e per questo sono tutt’oggi delle grandi Architetture ma, ne converrai, superate. Oggi è la stessa cosa, in molti si riconoscono in ciò che viene progettato, e tutti abbiamo le nostre preferenze, un domani anche queste saranno grandi architetture, ma si andrà avanti perchè così deve essere.

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