Last stop: Bilbao.

Ammetto le mie colpe, è passato del tempo dall’ultimo post, ma il suddetto tempo, si sa, è sempre tiranno. Insomma sono passati un po’ di mesi e ieri era il mio compleanno.

6    2 345Fabio il suo regalo me lo aveva già fatto ad aprile, con un bellissimo week end lungo a Bilbao, alla scoperta del Guggenheim che 7tanto abbiamo studiato all’università, e del quale ci siamo sempre chiesti perché potesse essere fatto così mentre noi dovevamo sempre giustificare ogni scelta che decidevamo di fare durante le revisioni. E’ stato ovviamente all’insegna dell’architettura, anche con una gita ad Elciego dove il nostro amico Gehry ha costruito la cantina del Marquis de Riscal. Insomma Bilbao è una città che ha veramente poco di spagnolo. A partire dalla lingua, il basco, che a noi è assolutamente incomprensibile, al cibo (i pintxos e non le tapas ad esempio) e soprattutto la pulizia che la caratterizza. Noi abbiamo visto diversi punti della Spagna nei nostri giretti: Barcellona e Madrid sono città piene di vita e di confusione, di gente, di eventi e, dispiace dirlo, anche di sporcizia in diversi punti. Bilbao, oltre ad essere sicuramente più piccola, e quindi più gestibile delle altre, ha però una cultura di riservatezza e rispetto superiore. Mai vista una città così piena di cani ad esempio, e mai vista una città così pulita: la gente provvede a pulire dove i loro amici sporcano senza distinzione di strade o prati, le strade vengono passate diverse volte al giorno, non vi sono accattoni o mendicanti e anche gli angoli più nascosti sono assolutamente perfetti.

Non stupisce che una città così sia stata eletta a capitale della nuova architettura, perché il rispetto per quello che si costruisce e per quello che si possiede è sintomo della cultura di un paese. Per cui troviamo non solo il Guggenheim, ma il ponte zubizuri di Calatrava (pericolosamente simile a quello di Venezia per quanto riguarda gli scivolamenti), l’ahlondiga di Pilippe Stark, un centro culturale con recupero dell’esistente, ma anche molte opere realizzate da architetti meno famosi ma ugualmente poste in primo piano, come l’euskalduna, il centro congressi a forma di nave in acciaio corten nella vecchia zona del porto.

Insomma, una città non solo da vedere ma da vivere veramente, come da vedere è tutto l’intorno, la rjoja alavesa, la strada dei vini con tutte le cantine di grandi archistar (e buonissimi assaggi di rossi e bianchi, lo ammettiamo, siamo pur veneti!)

Concludo con una citazione che amo, e che riflette quello che penso del viaggio: “Sono figlio del cammino, la carovana è la mia casa e la mia vita è la più sorprendente avventura.” (Leone l’africano)

Colonna sonora di questo post?

Beautiful Day – U2

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