Lutto

untitledCi ho pensato molto prima di scrivere questo post. Un po’ perché pensavo che fosse difficile dire qualcosa che già non fosse stato detto, un po’ perché avevo paura che potesse suonare retorico e banale.

Ci sono stati 16 morti a Parigi: Georges Wolinski, Bernard Verlhac detto Tignous, François-Michel Saada, Michel Renaud, Mustapha Ourrad, Ahmed Merabet, Bernard Maris, Clarissa Jean-Philippe, Philippe Honoré, Yoav Hattab, Yohan Cohen, Stéphane Charbonnier detto Charb, Elsa Cayat, Jean Cabut detto Cabu, Franck Brinsolaro, Philippe Braham, Frédéric Boisseau erano i morti umani, la sedicesima vittima è stata la libertà.

E nonostante si sia subito rialzata la testa e oggi Charlie Hebdo sia praticamente esaurito nelle edicole, nonostante le manifestazioni e la solidarietà, la libertà è stata colpita a morte.

Non posso non pensare alle cortine di ferro, ai regimi totalitaristi di un mondo che pensavamo passato, in cui la gente sussurrava e si guardava le spalle costantemente. Eh si, perché se oggi si può liberamente esprimere le proprie idee, nel rispetto di se e degli altri, si deve mettere in conto che la libertà, non è un diritto acquisito purtroppo, ma è sempre legata al pensiero altrui.

E se il pensiero altrui non condivide il tuo, se manca il rispetto delle idee e la consapevolezza delle diversità, allora la libertà non esiste.

E se in Russia negli anni 70 non si potevano esprimere critiche al governo se non si voleva finire in Siberia nei gulag a morire di stenti, oggi, non si possono esprimere critiche a idee diverse da quelle di certe persone sennò si finisce sparati, scoppiati, assassinati in nome di Dio, ma non solo, anche in nome dei boss mafiosi e dei regimi coreani.

La libertà non è libera, non lo è mai stata. Chissà se mai lo sarà.

E se noi lottiamo ogni giorno per questo, nonostante tutto, se rialziamo la testa e continuiamo ad esprimere le nostre idee, lo facciamo perché dobbiamo farlo, ma lo facciamo anche perché altrimenti la libertà morirebbe del tutto, e non varrebbe più la pena vivere in un mondo senza libertà, schiavi di noi stessi.

Lo facciamo a nostro rischio, perché il libero pensatore è sempre stato una minaccia, un cavallo pazzo, una cellula tumorale nell’organismo perfetto di certe culture, e , come tale va eliminato.

Non ho mai pensato fino in fondo che ne uccidesse più la penna della spada, perché la penna è un’arma intelligente ma lenta, è un’arma selettiva e va capita per fare il suo effetto. L’AK47 è un’arma stupida. Non fa differenze, obbedisce al suo manovratore e uccide i buoni, i cattivi, la gente comune. Uccide senza pensare né far pensare. Uccide e basta.

E come ha detto la compagna del direttore di Charlie Hebdo, la ripresa, le manifestazioni non sono state una vittoria, perché lui non c’è più.

E questa, in un’Europa libera, non è libertà.

Soundtrack: Freedom – Anthony Hamilton & Elayna Boynton

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.